Una campagna di La Compagnia del Festival: Cesare, Enzo, Giacomo, Claudio, Alice, Giovanni, Gianluigi, Tonino
ContattiInserisci il tuo indirizzo email: ti invieremo una nuova password, che potrai cambiare dopo il primo accesso.
Controlla la tua casella email: ti abbiamo inviato un messaggio con la tua nuova password.
Potrai modificarla una volta effettuato il login.

Il tuo contributo servirà a sostenere un progetto ambizioso. Scegli la ricompensa o la somma con cui vuoi sostenerlo e seleziona il metodo di pagamento che preferisci tra quelli disponibili. Ti ricordiamo che il progettista è il responsabile della campagna e dell'adempimento delle promesse fatte ai sostenitori; sarà sua premura informarti circa come verranno gestiti i fondi raccolti, anche se l'obiettivo non sarà stato completamente raggiunto. Le ricompense promesse sono comunque garantite dall’autore.
L’anno scorso, chiusa la 1ª edizione del Festival di Musica Antica, noi che l’abbiamo organizzato ci siamo chiesti se quello che avevamo fatto ci avesse soddisfatto: qual era il bilancio dei concerti che, con una certa incoscienza, avevamo proposto? E ci siamo detti che sì, eravamo contenti: avevamo creato una cosa magari piccola, ma luminosa, e con le potenzialità per diventare importante, capace di generare gioia, anche utile.
Quando è nata, l’idea del Festival è stata sostenuta dall’entusiasmo: il desiderio di lanciarci nell’avventura era vivo. Fu molto gratificante scoprire che quell’idea e quell’entusiasmo trovavano ascolto: noi abbiamo lavorato con dedizione e spirito artigianale, ma va da sé che niente sarebbe stato possibile senza l’aiuto di coloro che hanno partecipato al crowdfunding.
Perciò è stata una festa condivisa nel segno dell’amicizia e della cultura vera, così come l’avevamo immaginata. O meglio: diversa da qualsiasi sogno, perché in verità si è costruita da sé concerto dopo concerto, e noi stessi ci siamo stupiti osservandola mentre prendeva forma.
Comunque, ci siamo trovati d’accordo nel giudicare riuscita l’esperienza. Ha reso felici noi che l’abbiamo organizzata, mettendo a disposizione il tempo e le case, ma anche coloro che l’hanno animata: sia chi ha goduto degli spettacoli, sia coloro che – musicisti e cantanti – li hanno messi in scena.
È per questo motivo (per nulla scontato!) che ci ripresentiamo a voi, consapevoli che il risultato è stato il frutto di un’opera corale.
Vi piacerebbe, allora, fare un passo avanti, per vedere che cosa può accadere? Per provare a dare una dimensione più larga, partecipata, stabile a questa festa? E far sì che questo seme, germogliando, possa gradualmente trasformare le cose intorno a noi nel nome della bellezza?
Ci sembra giusto, a questo punto, riassumere le idee portanti del Festival. Pochi punti chiari :
Innanzitutto ci sostiene una visione comune: che la vita possa diventare realmente gratificante solo quando si condividono affetti, interessi culturali e ricerca interiore.
E come dare concretezza a questo modo di pensare e di essere?
● La formula di una rassegna collinare, ospitata nei giardini delle case storiche e in un clima conviviale, ci è subito sembrata unire molti elementi favorevoli: il piacere di stare all’aperto, la scoperta di luoghi spesso segreti ma ricchi di storia, la bellezza senza tempo di musiche che parlano allo spirito prima che all’udito.
● Il Festival di Musica Antica permette di aprire e far conoscere le dimore storiche della collina di Moncalieri, inserite in contesti agresti, testimoni del tempo passato e dei suoi riti. Far conoscere queste piccole storie locali attraverso un appuntamento musicale in giardino può allora rappresentare, oltre che un’esperienza culturale, l’occasione per riappropriarsi delle proprie radici.
● La musica rinascimentale e barocca, in perfetta sintonia con i luoghi che le fanno da cornice, ci è parso poi lo strumento migliore per entrare in questa dimensione, dove storia, bellezza, natura e musica diventano il tramite per la conoscenza.
● I giardini (quasi sempre spazi meravigliosi per posizione, disegno o varietà di specie botaniche) ci offrono la possibilità di godere del piacere di stare all’aperto in modo informale, tra persone interessate a condividere l’emozione – fisica e intellettuale – di tale esperienza.
Il gruppo di amici che organizza quest'anno e beneficia della campagna di raccolta non è cambiato. Dietro le quinte ci sono: Antonio Follo e Cesare Fazari (Casa Argo), Giacomo Affenita (Vigna Bogino), Enzo Bauducco (Casa Mosso), Alice, Giovanni e Claudio Acchiardi (Val Cenasco Landhouse) e Gianluigi Ghiringhelli (Direttore Artistico).
E come lo scorso anno siamo tutti convinti che, partendo dal piccolo, sia possibile migliorare il territorio in cui viviamo. Meglio ancora se insieme. Perché attraverso la condivisione è più facile costruire luoghi dove stare bene. Il Festival intende proprio sottolineare che la dimensione della condivisione è più ricca e coinvolgente rispetto ai concetti di “chiuso” e “privato”.
Infine, una novità. Quest’anno – grazie alla buona riuscita della prima edizione – potremo contare anche sulla fattiva collaborazione delle Associazioni BuonAbitare e La Città che cresce.
Dopo lo svolgimento dello scorso anno nei nostri giardini, quest’anno i concerti si svolgeranno in nuove dimore della collina. Si ricorda che i luoghi dove si terranno i concerti sono private e cogliamo l'occasione per ringraziare i proprietari per la loro gentilezza e disponibilità.

Di origine secentesca, la villa è collocata su un alto poggio, dal quale domina un panorama straordinario, che abbraccia un’amplissima porzione dell’arco alpino. Il nome con cui è conosciuta è ottocentesco: rimanda alla famiglia Omodei, che la abitò per circa sessant’anni, sino alle soglie del Novecento. Della stessa epoca sono anche le eleganti forme neoclassiche, che si sono sovrapposte all’architettura antica, certamente più rustica. Oggi, epilogo di una storia lunga quasi quattro secoli, il Modei è luogo di vita e di lavoro, dove si coltivano l’accoglienza e l’amore per la natura.

Situata alle spalle di Castelvecchio, appartata ma in posizione panoramica, la proprietà ha radici antiche: a fine Settecento veniva censita come “Vigna delle monache di Moncalieri”. Definizione un po’ generica, che certifica però come la collina fosse, in antico, l’ambiente ideale per condurre vita spirituale e ritirata. L’inquilino più celebre fu Vittorio Bersezio, che arrivò qui nella seconda metà dell’Ottocento, in seguito al matrimonio con Laura Chiapusso, a cui la vigna era giunta per eredità. Ricordato oggi per un piccolo classico come “Le miserie ’d monsù Travet”, Bersezio fu un intellettuale di spicco della sua epoca, e condusse un’incessante attività culturale, come giornalista, letterato e storico. Affezionatosi a questa casa di campagna, vi soggiornò a lungo, sopportandone anche le inevitabili scomodità, se è vero, come si racconta, che “tra febbraio e dicembre si sobbarcava ogni giorno un’ora di viaggio tra Torino e Moncalieri e viceversa”.
___________
Con i suoi mille anni di storia, è l’edificio più antico dell’intera collina. La descrizione che ne fece Barbara Allason suona perfetta ancora oggi: “alto su uno sprone, limitato ai fianchi dal letto incassato di due torrentelli, grandioso agglomerato di antiche mura rinforzato da barbacani e da due torri rotonde”. Roccaforte bellica al tempo delle lotte tra comuni, a fine Quattrocento Castelvecchio si trasforma in una delle più raffinate dimore rinascimentali del Piemonte, grazie a Filippo Vagnone, gentiluomo umanista che ne rimodellò il cortile interno, e a Jolanda di Savoia, che qui era di casa. Tra Sei e Settecento vi si insediarono i padri Sacramentini, presenza familiare in collina sino a metà Novecento: qualcuno, tuttora, li ricorda. Al pari di un palinsesto, il castello ha conservato la memoria di queste tracce e dell’incrocio dei destini passati e poi scomparsi: preservarne il ricordo è il paziente lavoro di chi vi abita, saperli ascoltare è quanto spetta a noi.
La quarta location è in fase di definizione
L’Amore Sacro e l’Amor Profano raccontato attraverso voci e strumenti che hanno accompagnato la musica tra tardo Rinascimento e primo Barocco in Villa, sede naturale e filologica delle esecuzioni del tempo.
La direzione artistica è affidata al Maestro Gianluigi Ghiringhelli, controtenore che svolge attività concertistica in Italia e all’estero e ha partecipato come solista a numerose prime esecuzioni moderne di Opere Barocche, Madrigalesche e Concerti di Musica Sacra, nelle più importanti rassegne d’Europa.
Quest’anno il programma prevede:
● Primo concerto: Le goût étranger, façon de la Chine
La musica cinese tradizionale e le “Goût Étranger” al tempo di Luigi XIV.
Concerto di melodie della tradizione cinese accostate al gusto esotico delle musiche di Couperin, Marais e di altri compositori francesi del XVIII Secolo.
Eseguito da :
MIRUM MUSICIS ENSEMBLE
Xiaoyu Zhao (guzheng - strumento della tradizione cinese)
Luca Taccardi (viola da gamba)
Eva Carazzòlo (clavicembalo)
● Secondo concerto: L’eco di Purcell tra cantabilità e strumenti
Il programma esplora il rapporto tra musica vocale e strumentale nell’estetica del Barocco. Nelle opere di Purcell e Handel la linea vocale diventa il principale mezzo di espressione degli “affetti”, attraverso un linguaggio ricco di retorica e cantabilità. Accanto ai brani vocali, il concerto propone pagine strumentali di autori come Telemann, Detry e Philidor.
Eseguito da :
ACCADEMIA degli UMORISTI
Gianluigi Ghiringhelli (controtenore)
Maurice Belek (sopranista)
Eleonora Ghiringhelli (viola da gamba)
Davide Stefanelli (organo)
● Terzo concerto: Il violone impertinente
Il concerto “Il violone impertinente” vede un protagonista insolito in veste di solista, in particolare per il repertorio barocco: il contrabbasso. Tanti sono i nomi, le forme e le accordature con i quali possiamo identificarlo o dai quali essere tratti in inganno. Musiche di Girolamo Frescobaldi, Giovanni Lulier, Henry Eccles, Benedetto Marcello, Federico Bagnasco inganno.
Eseguito da :
Federico Bagnasco (violone contrabbasso)
Marco Crosetto (clavicembalo)
Francesco Olivero (tiorba e chitarra barocca)
● Quarto concerto: Le Veglie di Siena
Un capolavoro della tradizione madrigalistica della musica italiana del ‘600 di Orazio Vecchi. è un’opera che unisce musica, parola, ironia e osservazione sociale. L’ensemble vocale Odhecaton, uno dei più autorevoli nel repertorio rinascimentale e barocco, insieme ai solisti dell’Accademia del Ricercare, restituisce a questo lavoro la sua complessità polifonica e il suo carattere teatrale. La presenza dell’attore Enrico Bonavera, erede della grande tradizione della commedia dell’arte, permette di far emergere l’anima narrativa, giocosa e vivace di queste “vegliate”.
Eseguito da :
ODHECATON
Stefano Guadagnini, Gabriel Joublin, Gianluigi Ghiringhelli (controtenori)
Luigi Tinto, Alessandro Baudino (tenori)
Enrico Bava (basso)
ACCADEMIA del RICERCARE
Luisa Busca, Lorenzo Cavasanti (flauti)
Virginia Ghiringhelli, Eleonora Ghiringhelli (viole da gamba)
Claudia Ferrero(clavicembalo)
Enrico Bonavera (attore)
Paolo Da Col (direttore)
La rassegna avrà luogo nel mese di giugno con il seguente calendario:
DOMENICA 7 giugno 2026 Le Goût Ètranger, façon de la Chine
VENERDÌ 12 giugno 2026 L’eco di Purcell tra cantabilità e strumenti
VENERDÌ 19 giugno 2026 Il violone impertinente
SABATO 27 giugno 2026 Le Veglie di Siena
I concerti si svolgeranno nel secondo pomeriggio (ore 18.00/20.00) e avranno tutti una durata compresa tra 50 minuti / 1 ora. Saranno seguiti da un momento conviviale.
Avranno luogo anche in caso di maltempo, presso una sede al chiuso. I dettagli saranno comunicati al pubblico il giorno precedente.
Precisando che l’apertura dei giardini è gratuita, la raccolta complessiva necessaria è di 4.000€ e si propone di coprire i seguenti costi:
Ricordiamo infine che la musica barocca richiede, per la natura degli strumenti utilizzati e per gli organici ridotti (dal trio agli organici con una decina di elementi), un ambiente raccolto e di conseguenza una certa “prossimità” tra interpreti e ascoltatori.
Per tali caratteristiche i posti sono limitati.
Per avere informazioni o maggiori dettagli potete scrivere alla casella email orfeoingiardino@gmail.com
Gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) costituiscono una serie di 17 obiettivi concordati dall'Organizzazione delle Nazioni Unite.

Buona salute: garantire una vita sana e promuovere il benessere di tutti a tutte le età.

Ridurre le diseguaglianze: ridurre le disuguaglianze all'interno e tra i paesi;

Città e comunità sostenibili:creare città sostenibili e insediamenti umani che siano inclusivi, sicuri e solidi.
Commenti (1)