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Libia. l'ultima delle guerre! libro bianco per una rete futura

Una campagna di
Marinella Correggia

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Marinella Correggia

Libia. l'ultima delle guerre! libro bianco per una rete futura

Campagna terminata
  • Raccolti € 1.500,00
  • Sostenitori 56
  • Scadenza Terminato
  • Modalità Prenotazione quote  
  • Categoria Libri & editoria

Una campagna di 
Marinella Correggia

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Il Progetto

LA PROPOSTA. Con il titolo scaramantico “Libia. L'ultima delle guerre!" questo libro di inchiesta, analisi, storie, reportage, un libro che vuole essere per l'azione, cerca risposte a questa domanda: quali attori possono evitare - e in che modo - altre guerre occidentali, dopo che per cinque volte in venti anni (1991-2011) i paesi del Nord del mondo e i loro fedeli alleati petromonarchici hanno bombardato - beninteso con pretesti umanitari - altri popoli? Chi introdurrà negli ingranaggi di morte, i necessari granelli? E al più presto, perché altri interventi militari diretti o per procura qualcuno vorrebbe preparare...
L'ARGOMENTO. La guerra alla Libia, la quinta guerra occidentale nell’ultimo ventennio, ha riassunto e amplificato le caratteristiche delle precedenti quattro guerre per le risorse e il controllo geostrategico: Iraq 1991, Jugoslavia/Kosovo 1999, Afghanistan 2001, Iraq 2003…

Simili anzi resi più perfidamente efficaci i meccanismi, ovvero le menzogne e la narrazione necessarie a rendere “umanitario” l’intervento geostrategico. Simili gli intenti (controllo delle risorse e della situazione geostrategica e politica).

Simili gli esiti nefasti, con crimini di guerra, effetti collaterali e sfaldamento di paesi.

Invece gli attori di guerra, gli astenuti e gli attori di pace in effetti stavolta si sono dislocati in modo un po’ diverso. Si pensi all’azione di mediazione invano offerta dai governi dell’America Latina e, con qualche ritardo, dall’Unione africana. E si pensi al "silenzio dei pacifisti". In tutto questo, c’è la specificità dell’Italia, unico paese insieme a Usa e Gran Bretagna ad aver partecipato – malgrado l’art. 11 della Costituzione - a tutte e cinque le guerre prese in considerazione. Con quest’ultima, l’Italia ha celebrato i suoi 150 anni di vita, ma anche i cento anni giusti dalla sua colonizzazione della Libia e dalla sua sciagurata invenzione dei bombardamenti aerei.

1. Di fronte alle cinque guerre direttamente condotte dall'Occidente e dall'Italia con bombardamenti, per non dire delle ingerenze in altri conflitti, il libro si sofferma necessariamente sulle cause vere coperte da pretesti “umanitari”, sugli attori, sugli svolgimenti ed esiti: l’autrice li ha direttamente constatati in loco e sulla pelle delle vittime,nel corso delle sue presenze pacifiste in Afghanistan, Serbia, Iraq, Libia. Gli interventi militari diretti sono la manifestazione più evidente di una tradizionale aggressione economica e politica. Una manifestazione periodicamente “necessaria” alla rapina di risorse e al predominio strategico.

2. Della Operazione Unified Protector come è stata chiamata la guerra “umanitaria” della Nato più petromonarchie più alleati libici, contro la Libia, il libro decifra le numerose e tuttora diffuse menzogne che l’hanno preceduta per favorirla, accompagnata per giustificarla, seguita per…perdonarla. Ancora una volta (e più che mai) la disinformazione permette le guerre. Il ruolo dei media e in generale della comunicazione è stato riassunto così da Lucio Caracciolo di Limes: “Questa guerra sarà ricordata come il collasso dell’informazione”.

3. Nel ruolo incredibile (letteralmente parlando) svolto dai media, sono stupefacenti le affinità con la propaganda dei conflitti precedenti; l’azione degli spin doctors che manovrano media e attori belligeranti sfrutta la mancanza di memoria storica. Il pretesto umanitario ha scelto la contingenza utile - la "primavera araba" - a celare le cause vere dell’intervento, anch’esse così simili ad altri scenari; e le vere conseguenze della guerra: un “riassunto libico” dell’oggi dà un quadro tragico della situazione nella quale la guerra ha fatto precipitare quel paese.

4. E’ anche essenziale indicare, nelle cinque guerre, il posizionamento dei vari attori statali e non: chi – magari con una certa “eterogenesi dei fini” - ha lavorato per la pace e chi l’ha boicottata; il caso libico è molto interessante e potrebbe indicare un’evoluzione fausta o infausta a seconda degli impegni.

5. Ma parallelamente occorre essere attenti al fallimento dei movimenti, della società civile, degli “attori di pace”, soprattutto quelli appartenenti geograficamente alle nazioni belligeranti. Attori che dal 1991 hanno intrapreso attività antiguerra (alle quale l’autrice ha partecipato) manifestamente inefficaci e spesso autoreferenziali. Fino al 2011: dove abbiamo assistito all'ignavia o alla complicità dei "movimenti" occidentali (pacifisti, ecologisti, altermondialisti, per i beni comuni, contro la crisi, umanitari, solidali, sindacali…), pochi anni fa considerati la "seconda superpotenza pacifista", malgrado la loro incapacità di “fermare le guerre” come da obiettivo dichiarato. Pochissime le eccezioni e frustranti i loro sforzi. Perché è andata così? Occorre costruire una risposta collettiva.

A CHE SERVE DUNQUE QUESTO LIBRO BIANCO?
La seconda parte del libro è una chiamata all’azione. Partendo da una piccola “storia delle azioni pacifiste nelle cinque guerre”, si può insieme cercare di capire quali nuove sinergie potrebbero funzionare. Magari in una “Rete internazionale per la verità sulla Libia e contro le guerre occidentali”: una delle finalità del progetto “Libia. L’ultima delle guerre!”.

Si propone un impegno collettivo su due piani: informazione; azioni. Primo, l’accesso all’informazione. La vera democrazia è avere accesso a informazioni veritiere. Per poter decidere. Si può pensare che, avendo con l’avventura libica toccato il fondo quanto a pretesti per la guerra e quanto a mancanza di impegno popolare, da qui si possa e debba ripartire per un impegno futuro contro le guerre imperialiste da parte di cittadini e governi non belligeranti?

Il secondo piano dell’impegno collettivo per prevenire altre guerre (anche a ridosso delle stesse) è un’articolazione di azioni, nel quadro di una Rete internazionale per la verità sulla Libia e contro le guerre occidentali, che il libro vorrebbe contribuire ad alimentare. Azioni economiche e strutturali, azioni dirette, azioni legali, azioni di solidarietà. Un’evoluzione rispetto alle numerose ma scoordinate attività dispiegate dai diversi gruppi in questi venti anni di storia. Il sostegno al libro bianco permetterà anche di contribuire alle attuali attività di militanza dell’autrice (in particolare appoggio a legali per cause penali contro la Nato, azioni mai perseguite seriamente e in modo coordinato e internazionale, nelle guerre precedenti; e impegno a favore delle vittime libiche e migranti del conflitto).

Ma alla fine il nostro impegno deve riguardare "tutte le guerre". Ai popoli, al clima, alla natura, ai viventi.

Nota.
Il libro è frutto dell’impegno ventennale dell’autrice contro le guerre occidentali come via cruentissima per il mantenimento di un sistema mondiale di privilegio e apartheid e di un modello produttivo e di consumo distruttivo e iniquo. Dunque un impegno ecosociale per la pace.

Almeno, di quelle occidentali.

Commenti (22)

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  • LF
    Luca Ci sono novità?
    • GM
      Giampiero Una delle bimbe della 4C ha risposto ad una domanda di storia nella quale si chiedeva perchè in Mesopotamia e zone limitrofe da 8000 anni si fanno guerre.<br/><br/>risposta : perchè è una terra fertile e ricca di risorse , sono in tanti a volerla ed allora si comportano come i bimbi piccoli che quando vogliono qualcosa se la strappano di mano.<br/><br/>GENIALE!!!!<br/><br/>DISARMANTE…. i tutti i sensi<br/><br/><br/><br/>da qui è iniziato un bel lavoro con tutti i bambini della classe 4C della primaria Rio Crosio, coordinati dai loro insegnanti, insegnanti Lina Prinzivalli e Giampiero Monaca, nei rarissimi momenti di compresenza.<br/><br/>Diciamo sempre ai ragazzi che studiare la storia antica serve a prevedere i fatti e gli avvenimenti che verranno, allora abbiamo iniziato ad analizzare gli avvenimenti recenti nell’area mesopotamica leggendo le sempre più rare notizie sui giornali (distratti dal macabro gossip quotidiano e dagli eventi di cronaca interna) appaiandoli e paragonandoli con la storia antica appunto scoprendo così che Ittiti e Babilonesi non si comportavano in maniera molto diversa da marines Americani, guerriglieri Talebani e che i governi di un tempo volevano il controllo di aree geografiche strategiche e ricche di risorse ne più e ne meno di quelli di oggi.<br/><br/><br/><br/>Allora se la storia ci insegna…<br/><br/>impariamo dalla storia, le guerre e le invasioni hanno SEMPRE portato alla distruzione di popolazioni e delle loro civiltà, dai ragazzi è venuta l’idea di scrivere a chi comanda e chi può decidere, una lettera per chiedere di smettere, di riconsiderare l’intervento italiano, di richiamare i soldati e di utilizzare altri sistemi più civili ed umani per agevolare i processi di pace.<br/><br/><br/><br/>ecco il testo della lettera che questi gagliardi bambini hanno steso coralmente, inviandola al ministro della difesa italiano e agli organi di informazione<br/><br/>ascoltateli:<br/><br/><br/><br/>Egregio signor ministro,<br/><br/>siamo le bambine ed i bambini della 4 c della scuola primaria Rio Crosio di Asti, abbiamo saputo che in Afghanistan è in corso un conflitto tra le diverse fazioni afghane e noi Italiani abbiamo voluto inviare dei soldati per aiutare le popolazioni in una missione di Pace.<br/><br/>A noi, però, sembra strano che per una missione di pace si debbano usare le armi.<br/><br/><br/><br/>Le ultime notizie ci informano sulla morte di quattro alpini italiani in un attentato, ma noi sappiamo anche che dall’inizio di questa guerra sono morte migliaia di persone tra innocenti civili e soldati.<br/><br/><br/><br/>Questo ci fa pensare che è impossibile raggiungere la pace seminando guerre.<br/><br/>Sappiamo che in Italia tutti i cittadini hanno il diritto di esprimere la propria opinione e noi, in quanto cittadini del mondo che voi adulti ci lascerete, vorremmo darle il nostro modesto consiglio.<br/><br/><br/><br/>Secondo noi, lanciare le bombe per fermare questa carneficina non è una buona idea e non proteggerebbe i nostri soldati.<br/><br/>Sappiamo che le armi costano moltissimo e con il prezzo di una sola bomba si potrebbe costruire una scuola o un ospedale.<br/><br/>invece che spendere tanti soldi per le armi, sarebbe meglio usarli per offrire aiuti concreti alle popolazioni e un lavoro diverso ai soldati con il quale essi possano sentire di servire lo stesso o ancor meglio la loro patria.<br/><br/><br/><br/>Per favore signor Ministro, dimostri a noi bambini che è possibile risolvere i conflitti con la testa, il cuore e con le parole e non con la violenza come gli uomini primitivi incapaci di ragionare.<br/><br/>Secondo noi, quindi, bombe NO, perchè fanno solo del male!<br/><br/><br/><br/>la ringraziamo per l’attenzione che saprà concedere alle nostre riflessioni e le chiediamo di non armare gli aerei italiani con le bombe e di far iniziare dialoghi di pace per far tornare tutti a casa sani e salvi.<br/><br/>le porgiamo distinti saluti<br/><br/>Asti 20 ottobre 2010<br/><br/>Le bambine e i Bambini della 4 C<br/><br/>scuola rio Crosio , Asti<br/><br/><br/><br/>http://bimbisvegli.wordpress.com/2011/05/06/facciamo-la-pace-osiamo-la-pace/<br/><br/><br/><br/>http://bimbisvegli.wordpress.com/2011/04/25/lettera-al-ministro-della-difesa/
      • mb
        michele se riesco trovo altri sottoscrittori avanti!
        • PD
          Patrizia Non esistono "guerre giuste". <br/><br/>Lettera di Chiara Castellani dal Congo<br/><br/><br/><br/><br/><br/>Caro Alessandro e quanti mi leggono in copia<br/><br/>Ho letto i tuoi due messaggi in ritardo a causa del disordine che io stessa ho provocato (ordine alfabetico invece di ordine di data!) e che ti prego di aiutarmi a risolvere entrando nel mio internet stasera (chiarac k1mbau).<br/><br/><br/><br/>Ti ringrazio per le tue parole scritte con il cuore sia sulla stupidità del potere, sia sulla morte disumana di Gheddafi. Mi hai ricordato, tu laico, che la nostra è la religione del perdono! Mi stai aiutando persino a perdonare Jean René e la sua stupidità! E penso che il punto di partenza per quello che tu mi proponi: non voglio che le mie reazioni scadino nella vendetta!<br/><br/><br/><br/>La guerra libica ha conosciuto infatti un epilogo vergognoso, di vendetta. Tu parli di Capitini, io parlo più volentieri di Martin Luther King, che conosco meglio e che sono in grado di citare a memoria “perché bisogna amare i nostri nemici? Perché rendere odio per odio moltiplica odio, e ciò rende ancora più oscura una notte già senza stella”.<br/><br/><br/><br/>Tu parli di anni di insegnamento a una cultura di Pace spazzati via, io parlo di 2000 anni di Cristianesimo rinnegati. Mi fai capire che in Italia si è ancora legati alla “legge del taglione”: occhio per occhio, dente per dente, che l'ipotesi di trattare Gheddafi come un uomo, imprigionarlo ma non “giustiziarlo” (se la giustizia ha qualche cosa a che fare con la vendetta!), e soprattutto di non infierire su un nostro simile... questa ipotesi nessuno l'ha mai presa. E non per prendere le distanze dall'Islam: l'Islam che ho conosciuto in Mali non ha niente a che fare con la barbara vendetta con cui si è infierito su Gheddafi.<br/><br/><br/><br/>Mi fa male leggere che oggi in Italia quando si usa la parola 'dittatore' tutto diventa lecito. Anche noi qui abbiamo conosciuto 30 anni di dittatura. Ma Mobutu l'ha “giustiziato” il padreterno, con un banale cancro che uccide, con grande sofferenza fisica, un sesto del genere umano.<br/><br/>Mobutu come tutti gli uomini di potere è morto solo, in Marocco e nessuno ha pianto per la sua morte. Ma il suo corpo, mi dicono, ben presto tornerà in Patria, e non per farne oggetto di macabre esposizioni. Ma perché ogni uomo, qui in Congo, anche un dittatore, ha diritto di essere sepolto nella sua terra perché la sua anima non debba più vagare inutilmente alla ricerca di un riposo negato. “Riposi in pace” va detto per tutte le anime, se si crede nell'eternità, anche per i Mobutu, i Laurent Kabila, i Ghedaffi, gli Osama Bin Laden.<br/><br/><br/><br/>Mi dispiace sapere che la Tv italiana ha istigato gli ascoltatori a stare dalla parte dei carnefici. La crudeltà fa male anche quando praticata sugli animali. Immaginiamo poi sugli uomini.<br/><br/>Non esistono "guerre giuste" grido da quasi vent'anni quando vengo in Italia. Proprio perché le guerre “giuste” le ho vissute sulla mia pelle, ho visto e vissuto i feriti, ho visto e vissuto l'odore immondo che le ferite emanano nel clima caldo umido dei tropici. L'odore di marcio. La televisione non fa sentire gli odori! Diglielo ai tuoi ragazzi che nessuna telecamera potrà mai riprodurre la puzza della carne umana in putrefazione. Se fosse cosi, la morte, la tortura, il sangue non potrebbero mai suscitare l'audience: tutti fuggireste, nauseati!<br/><br/>E io invece non potevo e non posso fuggire.<br/><br/><br/><br/>“E' passato il messaggio che tutto ciò che hanno fatto i vincitori fosse giusto” tu scrivi. E' una fase terribile, perché da sempre la storia la scrivono i vincitori, il “guai ai vinti” continua a risuonare come in un passato incredibilmente remoto che pure aveva condannato quella sentenza.<br/><br/>Anche perché, come diceva Martin Luther King “rendere odio per odio moltiplica odio”, il genocidio in Ruanda insegna, ancor più l'inutile contro-genocidio, e la ragione e il potere data a un sanguinario come Kagame.<br/><br/><br/><br/>Una sola frase non condivido (ma è una svista?) “Dobbiamo dire con chiarezza che questa guerra ha travolto tutti i principi di legalità e di decenza” sicuramente,ma devi aggiungere una frase “come tutte le guerre della storia, perché non esistono guerre giuste” anche se con questo aggettivo che offende chi come me si batte da una vita per la giustizia sono state designate tutte le guerre della storia. Chi ha mai dichiarato una guerra (ma nel terzo millennio molte guerre non si dichiarano nemmeno, si fanno e basta soprattutto qui in Africa) senza la convinzione che si trattasse di una “guerra giusta”?<br/><br/>Forse, come diceva don Milani, tutto dipende da che parte stiamo. Per chi si mette dalla parte dei vincitori, sono guerre giuste. Per chi come me e come te stiamo “dalla parte dei vinti” (il Vangelo dice “dalla parte degli ultimi”) non esistono guerre giuste.<br/><br/><br/><br/>Grazie Alessandro<br/><br/>Mando copia della tua lettera al mio papà, che so che condivide tutto quello che hai scritto.<br/><br/>Quando lui faceva volantinaggio contro le leggi razziali nel nascente Partito Popolare, suo fratello è morto in una guerra che gli avevano fatto credere giusta. Aveva 21 anni e gli entusiasmi incoscienti della giovinezza. Era il mese d'aprile del 1941, in Albania. Che Dio abbia pietà di chi glielo ha fatto credere.<br/><br/><br/><br/>Chiara<br/><br/>Mercoledì 9 novembre 2011<br/><br/>Pubblicata da Chiara Castellani su LIBIA. L'ULTIMA DELLE GUERRE. PER UNA RETE FUTURA • https://www.facebook.com/#!/groups/121743081267100/doc/134744783300263/<br/><br/>
          • MD
            Massimo Un abbraccio Marinella. Da chi sempre ti ricorda. Massimo De Santi
            • ab
              antonio  Grazie a una cara amica del Comitato Sankara, ecco la pagina facebook del progetto: LIBIA. L'ULTIMA DELLE GUERRE. PER UNA RETE FUTURA https://www.facebook.com/#!/groups/121743081267100/
              • ab
                antonio  GENOCIDIO NELLA LIBIA "LIBERATA". Insieme a Sirte, diventata una Guernica, ecco la pulizia etnica con deportazione ed esecuzioni (si chiama genocidio a norma del diritto internazionale) ai danni di Tawergha, città dei libici neri, non certo ben visti nella Libia "liberata" dalla Nato:<br/><br/> http://www.peacelink.it/mediawatch/a/34970.html<br/><br/>http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20111101/manip2pg/09/
                • ab
                  antonio  Piccoli appunti di storia, riguardanti il 23 ottobre...<br/><br/><br/><br/><br/><br/>ANNIVERSARI IN GUERRA<br/><br/> <br/><br/>Il 23 ottobre 2011 in Libia i dolci "democratici" eletti dalle bombe Nato hanno proclamato la "liberazione", dopo decine di migliaia di bombe dopo lunghi assedi alle città libiche e dopo aver violato, da buoni islamisti filoccidentali, le regole minime della religione in materia di rispetto dei cadaveri; per non dire delle regole minime del diritto in materia di trattamento di prigionieri. Però niente paura: per rispettare l'islam reintrodurranno la poligamia e il taglio della mano.<br/><br/> <br/><br/>Esattamente 100 anni prima, 23 ottobre 1911, il tenente italiano Giulio Gavotti passa alla storia per aver compiuto il primo, rudimentale bombardamento aereo della storia dell'aviazione: dal monoplano "Colomba" lancia delle piccole bombe sulle tribù libiche. Sono le primissime fasi della colonizzazione del paese, che culminerà, 80 anni fa, con l'assassinio di Omar al Muktar (comunque sepolto in luogo noto). .<br/><br/>Il 23 ottobre è anche l'anniversario del primo incontro (nel 1946) dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Un organismo il cui fine principale era "liberare il mondo dal flagello delle guerre". Che la NatOnu, invece, promuove.<br/><br/>Ma ricordiamo anche, a contrasto, che il 30 ottobre di 100 anni fa un italiano compì un gesto coraggioso contro la guerra coloniale. Augusto Masetti, muratore anarchico, arruolato di leva e sorteggiato per partire a combattere nello "scatolone di sabbia", nella caserma Cialdini di Bologna fece partire un colpo urlando "abbasso la guerra" e incitando alla rivolta i commilitoni. Il colpo ferì alla gamba un ufficiale. Masetti fu internato per anni in manicomio. Il governo ritenne che condannarlo a morte avrebbe scaldato troppo gli animi. Grazie ad Augusto Masetti. E a Ernerst Friedrich, autore nel 1924 del più potente libro contro la guerra, lo scioccante "Guerra alla Guerra!". <br/><br/><br/><br/><br/><br/>
                  • ab
                    antonio  La macellazione di Muammar Gheddafi il 20 ottobre, al di là dei non commentabili commenti dei leader politici di mezzo mondo, e al di là dell'oscuramento completo della tragedia di Sirte (stanno tuttora bombardando Sirte e Bani Walid!), ha seguito lo stesso andamento binario di questa guerra di riconquista coloniale. <br/><br/>1) La Nato ha fatto tutto il lavoro, permettendo la consegna di Gheddafi ai carnefici (e nei sette mesi precedenti permettendo un'avanzata degli anti-Gheddafi altrimenti impossibile malgrado le armi ricevute e il reclutamento di consiglieri e mercenari). La Nato ha fatto il lavoro asettico": i bombardamenti dall'alto magari con droni non prevedono contatti fisici con la vittima, "occhio non vede cuoire non duole"<br/><br/>2) Gli alleati locali della Nato (non direi solo libici) hanno completato, direi accessoriato mettendoci del loro: hanno fatto il lavoro sporco, quello del carnefice che de visu uccide la vittima. Non lo hanno fatto solo con Gheddafi; da mesi circolano video di inaudite crudeltà da parte dei "ribelli della Nato". Video ignorati. Alla luce della macellazione finale, quei video dovrebbero essere ristudiati in una denuncia per crimini di guerra. <br/><br/>Urge far partire la Rete internazionale per la verità sulla Libia.
                    • ab
                      antonio  L'ultimo crimine di guerra, la macellazione di Gheddafi dopo quella di tanti altri libici e non libici: http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20111023/manip2pg/02/manip2pz/312058/ E un altro crimine di guerra: le parole e la risata della Clinton di fronte all'assassinio e linciaggio di un essere umano. Vi prego di diffondere questi pochi secondi, protagonista l'orrenda dittatrice a casa d'altri H. Clinton in un siparietto fra due trasmissioni: http://www.youtube.com/watch?v=mlz3-OzcExI