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Il Molise è in mezzo al guado.
La globalizzazione ha scardinato il suo modello di sviluppo protettivo e assistito consegnandogli tutt'intera la responsabilità del suo destino. Mentre la crisi imperversa, da noi ci si occupa soprattutto della società politica (perché da essa siamo occupati) e di quello che accade sul suo confine sempre più sfrangiato; tutto il resto, quello che risiede negli sguardi indecisi, nei sorrisi accennati, nelle parole dette a mezza voce e negl'impeti d'ira, insomma quello che c'è nella vita delle donne, degli uomini e soprattutto dei bambini, è affidato alla cura di una minoranza che non può fare a meno di occuparsi della cultura. 

Siamo troppo pochi per poterci permettere l'abbandono alla cultura del sospetto; forti della nostra trasparenza e con l'animo semplice dei bambini, pronunciamo la prospettiva che ci appartiene. Siamo convinti che questa regione sia ad un bivio epocale: dichiararsi territorio per la sperimentazione delle politiche d'innovazione e contemporaneamente rivendicare e ristorare la sua autenticità, oppure sparire nel gorgo di processi di dimensioni planetarie. 
Dobbiamo imparare a considerare il nostro "ritardo di sviluppo" come un paradossale vantaggio; dobbiamo recuperare una lingua originaria, coniugandola però con le sensibilità e le esigenze più aggiornate del contemporaneo. 
Non è operazione facile; richiede attenzione, rigore e raffinato spirito critico. 

Mettendo in campo le nostre competenze, c'impegniamo a dare il nostro contributo per il progetto del Molise degli anni venturi consapevoli che, per la nostra comunità, esso comincia dalla resurrezione della speranza per la propria esistenza da parte di ognuno dei suoi partecipanti. Per sostenere le nostre iniziative tutelandone l'indipendenza, occorre adoperarsi per iniziare a costruire una rete tra tutti i soggetti che non vogliono abbandonarsi alla dittatura della mediocrità. 

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