Una campagna di Bruno Carli
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Sweet Home Cesuna è un film indipendente nato e cresciuto a Cesuna, un piccolo paesino di montagna, sull'Altopiano dei Sette Comuni, in Veneto.
Il film ha preso forma a stretto contatto con le persone e i luoghi che racconta, attraverso una ricerca avviata nel 2020 e proseguita negli anni con la scrittura e le prove insieme ai giovani interpreti del territorio. Racconta l’amicizia di due ragazzi, la libertà dell’adolescenza e i cambiamenti che la crescita porta con sé.
Il film è prodotto da Combo, in coproduzione con MeriggioFilm e con la collaborazione della scuola di cinema Rosencrantz & Guildenstern di Bologna. La maggior parte del gruppo di lavoro si è formata lì, in anni diversi, e condivide un modo di pensare il cinema: dare tempo alla ricerca, ascoltare gli interpreti e costruire le immagini con precisione, restando vicini alle persone e ai luoghi.
Per molti è stata la prima occasione di guidare un reparto, assumendo responsabilità artistiche e organizzative.
Per il regista Bruno Carli, cresciuto sull’Altopiano, il film rappresenta anche un ritorno: la possibilità di raccontare quei luoghi attraverso i ragazzi che li abitano oggi.
Realizzarlo in modo indipendente ha richiesto anni di lavoro, fiducia e determinazione.
Ora vogliamo dedicare la stessa cura alla distribuzione, accompagnando Sweet Home Cesuna nei festival, nelle sale e nell’incontro con il pubblico.
Daniele e Giacomo sono migliori amici, hanno 15 anni e Cesuna è il posto che meglio conoscono: una piccola comunità di montagna, i coetanei, la natura e i luoghi del paese. Progettano insieme di avere un’Ape, di aggiustarla, migliorarla e abbellirla. Sanno che richiederà tempo, ma lavorando sodo la prossima estate sarà pronta e potranno finalmente farne sfoggio con il gruppo di amici.
L’arrivo dell’inverno, però, cambia i loro piani: Daniele scopre che la famiglia di Giacomo partirà alla fine della scuola per non tornare più. Si trasferiranno a Chicago, dove lo zio che Giacomo adora vive ed è pronto ad accoglierli. Qualcosa tra i due si rompe e l’attesa dell’ultimo inverno insieme trasforma il loro rapporto, mettendo alla prova ciò che credevano immutabile.

Sweet Home Cesuna racconta la bellezza e la fatica dell’adolescenza: la libertà di stare con gli amici, la spensieratezza della parte di noi ancora bambina e l’entusiasmo con cui si immaginano le estati future.
È anche l’età in cui la vita comincia a presentare difficoltà inattese. Crescere significa confrontarsi con i cambiamenti mentre si sta ancora imparando a dare un nome a ciò che si prova. Il film si muove in questo passaggio, tra la leggerezza di essere ragazzi e le prime responsabilità che arrivano.
Il film nasce da una ricerca che ho avviato nel 2020 sull’Altopiano dei Sette Comuni. Ho incontrato e ascoltato persone di Cesuna, un paesino di montagna vicino a quello in cui sono cresciuto. Nelle loro storie tornava spesso la separazione: l’emigrazione del dopoguerra verso Chicago e l’Australia, le famiglie divise tra due continenti, gli amici che si perdono e quelli che ritornano. Una memoria che arriva fino ai ragazzi di oggi.
Un abitante mi ha raccontato la partenza di un amico più di sessant’anni fa: il treno a vapore che entrava nella galleria, il paese che intanto continuava a vivere.
In quel ricordo ho trovato uno sguardo possibile per il film: raccontare una grande trasformazione attraverso ciò che accade tra due persone e nei luoghi che conoscono.
Per dare forma a questa storia ho cercato i protagonisti sul territorio. Daniele e Giacomo, interpreti non professionisti, hanno attraversato con noi anni di dialoghi e prove; la sceneggiatura è cresciuta anche dalle loro osservazioni, dalle loro vite e dalla loro età. Il film è girato a Cesuna ed è parlato in veneto. La lingua, gli spazi e le relazioni tra le persone appartengono alla vita che il film racconta.

Ho chiesto agli interpreti di muoversi in luoghi familiari e di lavorare con persone che fanno davvero parte della loro quotidianità. Ho costruito la messa in scena con precisione, lasciando però spazio ai loro tempi, ai gesti e a ciò che nasceva durante le prove. La macchina da presa osserva spesso a distanza, in inquadrature ampie e piani sequenza che permettono ai ragazzi di abitare la scena.
Quando l’amicizia di Daniele e Giacomo comincia a incrinarsi, ho scelto di cambiare anche il modo di guardarli: gli spazi si stringono e le inquadrature li tengono separati. Sono scelte di forma che accompagnano il racconto senza anticipare ciò che i personaggi non riescono ancora a dire.
Il modo in cui ho girato Sweet Home Cesuna nasce anche dal rapporto con il territorio che raccontavo e con il cinema che lo aveva già guardato. Ermanno Olmi aveva narrato l’Altopiano in I recuperanti, lavorando con persone del luogo. Il primo film a cui ho lavorato è stato Torneranno i prati, il suo ultimo lungometraggio, girato ancora sull’Altopiano. Su quel set ho approfondito la conoscenza di Olmi e ho potuto avvicinarmi al suo lavoro e al suo modo di fare cinema.
Volevo che Sweet Home Cesuna respirasse anche di quell’aria: il tempo dato ai luoghi, l’attenzione alle persone, una forma costruita a partire da ciò che il territorio offre.
La ricerca, le prove con gli interpreti e la scelta della lingua veneta nascono dalla storia specifica di Cesuna, dentro un dialogo con quella tradizione cinematografica.
Per il montaggio pensavo fin dall’inizio a Paolo Cottignola, che ha lavorato a lungo con Olmi e vive sull’Altopiano. Lo considero uno dei migliori montatori italiani e desideravo la sua sensibilità per i tempi del racconto e la conoscenza diretta del territorio, delle persone e della materia che avevamo filmato. Nel 2026 ha ricevuto il suo secondo David di Donatello, per Le città di pianura.
L’indipendenza di Sweet Home Cesuna è stata per noi una scelta di metodo e una responsabilità concreta: alla ricerca iniziale sono seguiti anni di scrittura, prove e studio delle inquadrature. Abbiamo cercato la forma giusta al film mantenendo un rapporto diretto con le persone e il territorio che lo hanno reso possibile. Questa libertà ci ha richiesto tempo, organizzazione e molte competenze.
La maggior parte di noi si è formata, in anni diversi, alla scuola di cinema Rosencrantz & Guildenstern. Sul film abbiamo condiviso un metodo: studio delle inquadrature, attenzione agli interpreti e dialogo fra regia, fotografia, suono e produzione. Per molte persone è stata la prima esperienza alla guida di un reparto; ci siamo affidati responsabilità concrete e ci siamo sostenuti nelle scelte. Anche da questa fiducia nasce l’energia dell’opera prima.

Abbiamo pensato la distribuzione come proseguimento di questo modo di lavorare. I festival sono importanti: consentono al film di incontrare programmatori, altri autori e pubblici diversi, e di entrare in un confronto critico. Ma per noi conta altrettanto la sala cinematografica. È il luogo in cui immagini, suono e durata del film trovano la loro dimensione, e in cui l’esperienza di ciascuno diventa anche un’esperienza collettiva.
Per questo vogliamo accompagnare le proiezioni, incontrare gli spettatori e fermarci a parlare del film insieme.
Il lavoro è cominciato ascoltando una comunità; portarlo al pubblico significa continuare quella conversazione, anche lontano da Cesuna, perché il film è pensato per rappresentare una realtà locale, ma racconta una storia universale. È un modo contemporaneo di far circolare un’opera indipendente: programmare con i cinema, costruire ogni tappa, usare gli strumenti di oggi per riportare le persone davanti allo schermo e creare uno spazio di discussione dopo la visione.
Abbiamo scelto di curare direttamente la distribuzione del film, seguendo nel tempo le candidature ai festival, la preparazione dei materiali, la promozione e il dialogo con le sale. Un’opera prima ha bisogno di continuità: ogni proiezione può farla conoscere, creare relazioni e aprire la strada a quelle successive.
Il nostro piano ha un orizzonte stimato di 10–16 mesi. Si parte con master, DCP, sottotitoli, accessibilità e pressbook; da dicembre 2026 sono previste le candidature ai festival, mentre dal 2027 si svilupperanno ufficio stampa e programmazione nelle sale. L’obiettivo è 40 proiezioni nazionali: otto tappe di lancio con noleggio pieno della sala e altre 32 date da concordare con gli esercenti. Il tour con incontri e Q&A accompagnerà le tappe principali. Date e selezioni dipenderanno dagli accordi e dalle risposte dei festival.
Abbiamo stimato per l’intero percorso un costo di 31.669 €. Il prospetto copre preparazione tecnica, festival, promozione e circuito nelle sale:
MATERIALI E PROMOZIONE
FESTIVAL
SALE E TOUR
Per le altre 32 proiezioni prevediamo accordi sugli incassi e senza affitto fisso; negozieremo condizioni e ripartizione con ciascuna sala.
Il nostro obiettivo di raccolta è di 40.000 €: include il piano da 31.669 €, le commissioni della piattaforma e dei pagamenti, le ricompense con le relative spedizioni, i costi della raccolta e una riserva per gli imprevisti.
Per informazioni sulla campagna e sulle ricompense: sweethomecesuna@gmail.com. Per sponsorizzazioni e collaborazioni scrivici allo stesso indirizzo con oggetto “Sponsorizzazione Sweet Home Cesuna”.
Il film è già stato girato?
Sì. Le riprese sono concluse; la raccolta sostiene il lavoro necessario per portarlo ai festival e nelle sale.
Quando potrò vederlo?
Comunicheremo le proiezioni pubbliche appena confermate. Le ricompense non includono una visione online del film, ma alcuni festival potrebbero avere piattaforme online per la durata della manifestazione.
La spedizione è inclusa?
Sì, per le ricompense fisiche è inclusa in Italia. Al momento non è prevista la spedizione all’estero.
Aiutaci a far incontrare Sweet Home Cesuna con il suo pubblico!










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