Una campagna di Verdecane
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Verdecane è un nome nato per raccontare chi cammina fuori dal coro. In spagnolo si dice perro verde per indicare qualcuno di strano, fuori posto, fuori dagli schemi. E noi ci siamo riconosciuti subito in quella creatura immaginaria: un po’ sognatrice, un po’ randagia. Il verde della speranza e delle cose acerbe, e il cane che corre senza guinzaglio, inseguendo solo quello che ha dentro.
I Verdecane sono un gruppo folk-rock, ma anche una piccola tribù che crede ancora che la musica sia una tana, un rifugio per chi non si adatta, una festa per chi non balla mai a tempo, una voce per chi ha sempre qualcosa da raccontare. Facciamo canzoni che parlano con ironia, rabbia e poesia di chi resta indietro, di chi sogna il ritorno, di chi vive ai bordi ma con il cuore al centro. Non siamo perfetti. Ma se ti sei mai sentito un cane verde, forse da noi ti sentirai a casa…

Un disco dedicato a chi non si è mai sentito al proprio posto, a chi cammina fuori tempo, a chi ha provato a seguire la strada giusta ma si è ritrovato in un vicolo con vista sulla luna.”
A loro, a noi, è dedicato questo disco. A chi, fin da piccolo, ha avuto l’impressione che gli mancasse un pezzo dell’istruzione per vivere. A chi ha cercato di imparare i passi della danza sociale, ma finiva sempre con i piedi sopra quelli degli altri. A chi sente il battito del proprio cuore correre sfasato rispetto al metronomo del mondo. A quelli che nelle foto di classe erano sempre un po’ sfigati ma soprattutto girati, con lo sguardo altrove.
Un viaggio in canzoni, tra sogni, battaglie, amori sgualciti, rivoluzioni finite male e partenze mai del tutto digerite. Ogni brano è una tappa, una fermata imprevista, un incontro inaspettato. I sogni sono quelli che ci tengono svegli più delle bollette, le battaglie sono spesso combattute con armi spuntate. Gli amori… ah, gli amori… Non sono finiti male: sono finiti stropicciati, dimenticati in una tasca, riemersi durante un trasloco. Le partenze invece fanno più male dei ritorni, soprattutto quando si parte senza sapere se si tornerà, e soprattutto quando si resta, e intanto il mondo parte senza di noi.
Ogni brano è una scheggia di umanità periferica, una storia di chi resiste con la musica, con il ballo, con un bicchiere in mano e l’altra che stringe una malinconia taciuta. I protagonisti di queste canzoni vivono sul margine, ma con una dignità testarda. Non fanno rumore, ma lasciano tracce. Si tengono in piedi coi ritmi, si curano coi cori, si salvano con l’ironia. La malinconia, quella sì, non la mostrano: la tengono ben nascosta, la infilano tra una risata e un brindisi, tra una danza improvvisata e una storia raccontata mille volte.
C’è chi ha perso tutto tranne il ritmo, chi ha smesso di credere ma non di brindare, chi ha lasciato il paese ma porta ancora la lingua natia nella cadenza del cuore.
Questo disco si intitola RANDAGI.

Perché è così che ci sentiamo: un po’ fuori posto, un po’ senza casa, ma sempre con il passo ostinato di chi non smette di cercare. Randagi non come “persi”, ma come “liberi”: senza guinzaglio, senza strade segnate, senza padroni. Randagi sono i cuori che battono fuori tempo, le voci che stonano eppure riempiono la notte. Randagi sono quelli che hanno perso l’istruzione per vivere, ma hanno imparato a inventarsela con una chitarra, con un brindisi, con un ballo improvvisato.
Randagi sono i nostri sogni, che non si lasciano addomesticare: li puoi scacciare, dimenticare, ma tornano sempre, più ostinati di prima.
Ogni canzone di questo disco è un frammento di randagio, è il diario di bordo di un cane verde o di un verde cane: troppo stanco per abbaiare, troppo libero per obbedire. Un cane che non si fa addomesticare, che dorme dove capita e sogna in tutte le lingue. Che ha visto tutto e non giudica niente. Che non è un eroe, ma nemmeno una comparsa. È un bastardo nobile, uno spirito randagio: non cerca padroni, ma compagni di viaggio. Non sa dove sta andando, ma ci va ballando.
Abbiamo raccolto questi frammenti, li abbiamo messi in musica, e adesso li portiamo a voi: perché in fondo siamo tutti un po’ randagi. E se ti sei mai sentito fuori posto anche tu, allora siediti, apri una bottiglia, e ascolta: questo è anche il tuo posto… Siamo in tanti, sai…
E a questo viaggio in musica si accompagna un altro cammino, fatto di parole e di racconti: un libro.
Si intitola “BALLATE PER DISALLINEATI GENTILI”, ed è la mappa nascosta di questo disco.
Dentro non ci troverai manuali di sopravvivenza né risposte definitive: troverai invece storie, personaggi e frammenti che hanno ispirato le canzoni, oppure che dalle canzoni sono nati e hanno preso altre strade. Il libro è un compagno del disco, ma non il suo specchio: è come il fratello maggiore che porta con sé storie mai raccontate, dettagli mai cantati, finali che restano sospesi tra malinconia e sorriso. È la voce scritta di quello stesso coro randagio: non vuole spiegare, ma solo accompagnare. Con “Ballate per disallineati gentili” abbiamo voluto dare un corpo di carta alle stesse anime che nel disco si muovono in musica: un altro modo di restare insieme, di riconoscerci, di non sentirci soli. Perché ci sono cose che non si possono cantare, ma si possono raccontare.
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Gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) costituiscono una serie di 17 obiettivi concordati dall'Organizzazione delle Nazioni Unite.

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Parità di genere: raggiungere la parità di genere attraverso l'emancipazione delle donne e delle ragazze.

Pace e giustizia: promuovere lo sviluppo sostenibile.
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