Una campagna di Museo della Resistenza Piacentina
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Il progetto per cui ti chiediamo il sostegno, è volto a divulgare, attraverso il linguaggio della narrazione teatrale, la storia della partecipazione delle donne al movimento di Liberazione e nelle prime istituzioni democratiche repubblicane del dopoguerra.

Nato nel 2009, il “Museo della Resistenza Piacentina” è situato a Sperongia, nel Comune di Morfasso, primo comune liberato dell’Italia occupata. Gestito da volontari, il Museo vuole testimoniare l’importante contributo dato dalla provincia di Piacenza alla lotta di Liberazione nazionale. Il punto di forza della strategia comunicativa del Museo era, fino a pochi anni fa, l’incontro con i protagonisti stessi della Lotta di Liberazione ma, venendo loro a mancare, ci siamo trovati davanti a nuove sfide e obiettivi per ricercare nuovi linguaggi, nuovi pubblici, nuovi modi di divulgazione attraverso molteplici iniziative:
Per conoscerci e conoscere le nostre iniziative seguici sulle nostre pagine social e siti
https://www.instagram.com/museoresistenzapiacentina/
https://www.facebook.com/museo.dellaresistenzapiacentina/
https://www.resistenzapiacenza.it/
https://www.sentieridellalibertà.it/
Nella ricerca di nuovi linguaggi, abbiamo pensato, progettato e realizzato i “Sentieri della libertà”, una rete di 28 percorsi distribuiti sul territorio provinciale, ognuno dei quali racconta non solo una storia locale, ma è anche occasione di approfondimento di temi storiografici di respiro nazionale.
Nella continua ricerca e sperimentazione di nuove modalità per la fruizione esperienziale dei sentieri, abbiamo introdotto la narrazione teatrale itinerante, basata sul patrimonio di testimonianze reali arricchite dall’inserimento di temi storiografici. Ed è su questa modalità espressiva che abbiamo investito risorse e competenze per celebrare al meglio, in questo 2026, l'80° anniversario della Repubblica e del voto alle donne.
Oggi vogliamo renderli ambientazione di narrazioni teatrali che sappiano comunicare, utilizzando il territorio come strumento, il valore fondante della Lotta di Liberazione per la costruzione dell'Italia democratica del dopoguerra, con un’attenzione particolare alla partecipazione femminile.
Ti chiediamo quindi un piccolo aiuto per sostenere il nuovo progetto e porre le basi perché diventi un appuntamento ripetibile nel tempo per mantenere viva la Memoria, dando così voce ai testimoni dell’epoca e al loro sogno di libertà.



Nello scenario irreale di una collina allora ricoperta di pozzi di petrolio, una vicenda di protagonismo femminile nella Resistenza. Attraverso la testimonianza di Alessandra Carini, allora tredicenne, rivive la stagione del silenzioso ma determinate contributo delle donne alla Lotta di Liberazione. Oltre al contributo delle partigiane combattenti infatti, grazie alle storiche della nuova generazione hanno finalmente acquistato dignità di vere azioni di lotta quei comportamenti che oggi definiamo “Resistenza civile”: le attività di assistenza, cura, informazione, che per decenni sono invece state banalizzate in quanto comportamenti “dovuti”, “normali”, “connaturati alla natura femminile”. E che oggi riusciamo invece ad osservare come cifra della partecipazione della popolazione civile alla Resistenza. Una partecipazione in cui le donne sono protagoniste assolute.

In un cammino che tocca le due stragi più efferate della II Guerra Mondiale in Val d’Arda, la storia drammatica della più famosa partigiana piacentina: Luisa Calzetta “Tigrona”. Salendo da Morfasso al Passo dei Guselli si camminerà idealmente al fianco dei partigiani che caddero nella tremenda imboscata del 4 Dicembre 1944, che costò la vita a 25 giovani, tra cui appunto Luisa Calzetta. Maestra elementare, nata a New York, Luisa era una donna di 30 anni che aveva aderito convintamente alla Resistenza, fino all’estremo sacrificio. Al Passo dei Guselli infatti morirà nel tentativo di proteggere i suoi compagni durante l’agguato.

La battaglia di Monticello è uno degli eventi più ricordati e celebrati della Lotta di Liberazione in provincia di Piacenza. E il “Valoroso”, il giovane comandante Lino Vescovi, che cade sotto il fuoco nemico mentre riesce, alla guida dei suoi uomini, nell’incredibile intento di spezzare l’assedio al castello di Monticello, ne è l’impersonificazione più plastica. Voce narrante di questa tragica epopea è la sorella, la partigiana Tina Vescovi, che lo accompagna in tutta la sua vicenda partigiana e scrive nel dopoguerra un volume di memorie che diventa uno dei libri più letti e apprezzati della memorialistica resistenziale piacentina. Una donna che non solo ha partecipato alla Resistenza, ma che è stata fondamentale nei processi di costruzione della memoria del dopoguerra.
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