Una campagna di Sezione ANPI Napoli Orientale "Aurelio Ferrara"
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La Sezione ANPI Napoli Orientale “Aurelio Ferrara” è stata commissariata e di fatto estromessa dalla vita associativa attraverso il mancato invio delle tessere e una serie di atti che riteniamo contrari allo Statuto e ai principi del Terzo Settore.
Abbiamo scelto di non restare in silenzio.
Per questo abbiamo intrapreso un’azione legale d’urgenza (ex art. 700 c.p.c.) per far valere i nostri diritti e difendere la democrazia interna dell’Associazione.
Il giudice ha respinto il ricorso, senza entrare nel merito della legittimità del commissariamento, e ci ha condannato al pagamento di 3.000 euro di spese legali.
Una cifra che la nostra sezione non è in grado di sostenere autonomamente.
Questa non è solo una questione economica.
È una battaglia politica e associativa che riguarda:
Negli ultimi mesi abbiamo denunciato scelte e indirizzi che riteniamo in contrasto con la storia e la funzione dell’ANPI, inclusa l’emarginazione delle posizioni solidali con il popolo palestinese e critiche verso le politiche di guerra e riarmo.
Per questo siamo stati colpiti.
I fondi raccolti serviranno a:
Eventuali eccedenze saranno devolute alla Comunità Palestinese di Napoli.
Se passa il principio che una sezione può essere esclusa senza confronto democratico, viene colpita l’intera comunità antifascista.
Sostenere questa raccolta significa:
Noi continueremo a lottare, sul piano politico e legale.
Il sionismo si prende l'ANPI: estromessi gli antifascisti che denunciano il genocidio del Popolo palestinese.
Attraverso il commissariamento e il mancato invio delle tessere, l'ANPI ha di fatto estromesso la nostra sezione, la Sezione Napoli orientale “Aurelio Ferrara”. Una decisione che riteniamo incompatibile con le norme statutarie dell'Associazione, ma anche con il Codice del Terzo Settore, che pure si devono applicare puntualmente, in quanto iscritti al relativo Registro nazionale.
Tutto ciò costituisce un grave attacco alla democrazia interna e cela una precisa scelta politica.
Non si tratta di un episodio isolato. Lo stesso metodo è stato utilizzato contro la sezione di Sant'Anastasia, anch'essa privata delle tessere e di fatto estromessa dalla vita associativa. Ad altre sezioni si ostacola la dovuta agibilità politica, sulla base dell’attività di un preteso garante, nominato esclusivamente per tenere il Congresso straordinaria dell’ANPI di Napoli e provincia, che invece agisce con i poteri illegittimi di un commissario.
L’ ANPI Nazionale ha scritto nero su bianco, in una memoria depositata al Giudice civile di Roma, che tale Congresso non si terrà, nonostante sia stato richiesta da quasi la Metà delle Sezioni e degli iscritti, nonostante sia già stato ratificato dallo stesso Comitato nazionale.
L'obiettivo, ormai evidente, seppure nascosto da pratiche d’ufficio e dal ritorno dell’ ANPI di Napoli ad una pratica commemorativa dell’antifascismo, è dunque quello di colpire le sezioni che hanno denunciato il genocidio del popolo palestinese e smascherato posizioni filo sioniste, per evitare che partecipino al congresso 2027. Fuori loro e dentro, di nuovo, illegittimamente, sezioni inesistenti, condotte da personaggi screditati del sionismo militante ed affaristico.
Da tempo denunciamo quella che consideriamo una progressiva subordinazione dell'ANPI a logiche estranee alla sua storia e alla sua funzione. Oggi questa deriva si manifesta attraverso l'emarginazione di chi difende senza ambiguità i diritti del Popolo palestinese, si oppone alle politiche di apartheid dello Stato d'Israele e a quelle di riarmo imperialista in Europa ed in Italia, ad opera degli schieramenti di destra e del cosiddetto campo largo.
La nostra vicenda nasce anche dall'aggressione subita da alcuni nostri militanti da parte di attivisti universitari riconducibili a Ora, Radicali e +Europa. Invece di esprimere solidarietà agli aggrediti, la direzione nazionale ha scelto di approfittare della situazione per colpire la nostra sezione: prima il commissariamento, poi la dichiarazione secondo cui la sezione non esistesse più, infine il mancato invio delle tessere per il 2026.
Una sequenza di atti che, nella sostanza, equivale a un'espulsione.
Siamo stati accusati di essere comunisti. Non consideriamo questa definizione un'offesa, ma un motivo di orgoglio. Peraltro, l'accusa è parzialmente falsa: la nostra sezione ha sempre rappresentato una pluralità di sensibilità politiche e culturali. Vi militano iscritti provenienti da percorsi diversi, accomunati dall'impegno antifascista e dalla difesa dei valori della Resistenza.
Per questo rivolgiamo un appello a tutti gli iscritti, a tutte le sezioni e a tutti gli antifascisti rimasti ancora dentro:
• chiedete la nostra immediata riabilitazione nella vita associativa;
• pretendete il rispetto della democrazia associativa: un commissariamento non può essere sine die
• portate questa battaglia fino al congresso nazionale 2027;
• impedite che l'ANPI venga trasformata in uno strumento di epurazione politica e in una cinghia di trasmissione degli interessi dei partiti del campo largo.
Noi continueremo il nostro impegno, senza soste e senza sconti, anche su tutti i piani legali, dando seguito alle iniziative già in atto, in presenza di un NON pronunciamento sul merito dell’illegittimo commissariamento da parte della Magistratura civile di Roma.
A questo scopo chiediamo di concorrere in modo volontario alle spese legali cui si è andati e si darà incontro, con l’impegno che eventuali surplus di contribuzioni (a fronte di una continua rendicondazione delle spese) saranno devoluto alla Comunità Palestinese di Napoli.
Il collettivo attualmente ANPI di Napoli Est non smetterà di lottare per l'antifascismo, per la giustizia sociale, per la pace contro ogni riarmo, per la memoria della Resistenza e per la solidarietà con tutti i popoli oppressi.
Questa nostra battaglia è solo all'inizio e non ci vede affatto isolati, rispetto a decine e decine di Sezioni ed a centinaia di iscritti, che non si fanno chiudere negli ufficetti con pratiche opportunistiche.
A testa alta contro il fascismo di ieri e di oggi, e quindi indissolubilmente contro il sionismo.
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