Una campagna di Giovanni Baracchi
ContattiInserisci il tuo indirizzo email: ti invieremo una nuova password, che potrai cambiare dopo il primo accesso.
Controlla la tua casella email: ti abbiamo inviato un messaggio con la tua nuova password.
Potrai modificarla una volta effettuato il login.
Il tuo contributo servirà a sostenere un progetto ambizioso. Scegli la ricompensa o la somma con cui vuoi sostenerlo e seleziona il metodo di pagamento che preferisci tra quelli disponibili. Ti ricordiamo che il progettista è il responsabile della campagna e dell'adempimento delle promesse fatte ai sostenitori; sarà sua premura informarti circa come verranno gestiti i fondi raccolti, anche se l'obiettivo non sarà stato completamente raggiunto. Le ricompense promesse sono comunque garantite dall’autore.
Una risata soffocata insieme a due amici e il coro stridulo del prete, durante il corteo del funerale di mio padre. Le imprecazioni mentre giochiamo alla Playstation, quando mio padre parte per l’ospedale il giorno che scoprirà una malattia terminale. L’impossibilità di affrontare il dolore a 17 anni. Da lì ho iniziato a ricordare, e ad appuntarmi questi ricordi negli ultimi anni. Questa storia parla di attraversamento e forse di superamento di un lutto. È una piccola storia personale, ma molti altri avranno attraversato qualcosa di simile, anche senza una morte. Scriverla mi ha permesso quel distacco dalla storia e un'uscita da sé stessi. Mi piace l’idea di comunicare ad amici sconosciuti, attraverso il cinema, cose di cui nella realtà è difficile parlare. I ricordi esistono al di fuori del tempo, non hanno né inizio né fine.
L'Ultimo Disco è un cortometraggio che cerca di dare ordine ai miei ricordi, di trovare un senso a quelli che sono dei momenti che si sono sedimentati nella mia testa e, fino a prima di iniziare a scrivere la sceneggiatura, sembravano non aver alcun senso se non quello di condire un momento della mia adolescenza che è stato uno spartiacque nella mia vita. Questo cortometraggio è un modo per ritrovare, risentire e ridare voce a quella connessione con mio padre che, scrivendo, ho trovato sempre più forte.
SINOSSI
Giovanni, a 17 anni, attraversa la malattia e la morte del padre come un flusso di visioni, corpi e memorie frantumate. Accanto a lui, Alex, Ardit, Luca affrontano queste notti e giornate. Un viaggio fisico prima che emotivo, dove i corpi sono l’unico archivio possibile del dolore e della vita, catarsi emotiva e liberazione dalla morte.

TRATTAMENTO
Giovanni attraversa l’adolescenza in un piccolo paese di provincia, come una lunga notte, mentre il corpo del padre si spegne lentamente e il suo scopre eccessi e fusione con gli altri. Il film procede per frammenti temporali e percettivi, senza una linearità narrativa, seguendo la logica dei ricordi: frammenti che affiorano e si sovrappongono, in modo circolare. Il tempo non procede, ritorna. La notte al club è un flusso ininterrotto, catartico: Giovanni cammina, si perde, si mescola alla folla. La musica attraversa i corpi e li rende porosi, anonimi, temporaneamente immortali. In questo spazio sospeso, uno sguardo e un bacio fugace con una ragazza interrompono il movimento: un gesto minimo, una carezza compassionevole, una tregua. Altrove, nella casa di famiglia, il corpo del padre si ritrae lentamente per la malattia. Sandro sta scomparendo tra silenzi, conati e libri. Giovanni osserva, devia lo sguardo, resta a distanza. La malattia e la morte non producono rivelazioni e catarsi, ma vuoti, tempi morti, reazioni inadeguate. Anche il lutto si manifesta per scarti: una risata fuori luogo, una domanda sussurrata, un corridoio che si svuota. Accanto a lui, alcuni amici attraversano le stesse notti, strade e attese. Offrono presenza, non consolazione. In mezzo alla perdita e allo smarrimento, sono l’unico spiraglio di vita possibile, allora come ora. Tra visioni all’alba nella nebbia, corse solitarie a cavallo e ritorni ossessivi alla notte del club, il film si muove per risonanze e racconta un percorso fisico prima che emotivo. I corpi — stanchi, eccitati, malati, vivi — diventano l’unico luogo possibile della memoria. Non c’è una fine da raggiungere, ma un movimento circolare: un andare e tornare continuo, in cui la vita insiste, fragile e ostinata, accanto alla morte.

INTENZIONI DI REGIA
All'interno di una storia non lineare, composta da frammenti, come la memoria, la circolarità caratterizzerà la struttura del film. Uno stile di ripresa di camera a mano presente e reattiva, più o meno marcata a seconda dei momenti narrativi, caratterizzerà complessivamente il film; ma la frammentarietà della memoria condizionerà un linguaggio registico talvolta discontinuo.
Il ritmo del film subirà l'influenza della non linearità della memoria. Il piano-sequenza e i movimenti di macchina a mano (pan-tilt anche su dialoghi senza stacco), idonei a livello espressivo per la forma spontanea e circolare del film, caratterizzeranno le scene notturne nel club e di vicinanza emotiva tra i giovani protagonisti, veicolando sensazioni di presenza e di catarsi. Un découpage narrativo più classico e frammentato condizionerà le scene sull’esperienza di malattia e di morte. L’importanza dei dettagli e dei primi piani, come icone sopravvissute nella memoria, influenzerà il film nel suo complesso.
Se un'apertura e una dilatazione di montaggio mostri una propensione per sensazioni vitali, mentre una frammentazione verso una rottura e un’interruzione, quindi sensazioni di fine e di morte, all'interno del film queste due propensioni verranno mescolate e ibridate, anche per usare forme in opposizione. La camera fissa verrà utilizzata raramente e costituirà momenti di svolta/chiusa narrativa, e verrà utilizzata anche in opposizione formale.
Multiformi riferimenti registici, ma complementari: Joachim Trier, Andrea Arnold, Larry Clark.

APPROCCIO VISIVO, FILM LOOK, COMPOSIZIONE E LIGHTING
Vari registi e artisti visivi condizioneranno esteticamente il progetto: Andrea Arnold, Nan Goldin, Larry Clark, Gregory Crewdson, Vincent Desiderio. Iperrealismo e realismo magico: una realtà, ma “abbellita”.


Un look senza tempo, come la memoria, per un film etereo, universale e difficilmente collocabile a livello temporale. Contrasto filmico, colori saturi e profondità di campo. Nello sforzo di tradurre visivamente un flusso di coscienza della memoria, il linguaggio fotografico avrà aspetti sia finzionali tipici delle rielaborazioni del passato, sia trasparenza e mimetismo di un trauma del passato, di un sogno, di memorie indelebili. Per tali necessità espressive e funzionali nel lavoro di ripresa saranno ideali lenti sferiche larghe con buon close-focus che permetta di stare vicini agli attori e comporre quadri in cui l'ambiente sia presente e la profondità di campo non troppo ridotta. La composizione sarà spesso intima e incentrata sui volti dei personaggi, rafforzando il senso della storia personale e della vulnerabilità emotiva. Idealmente l'aspect ratio prediletto per una questione di mimetismo è 1.85:1. A livello ottico lenti funzionali al linguaggio indicato offrono poca distorsione, anche nelle focali grandangolari, e una resa naturale ed organica, non troppo artificiosa, né “moderna”.

Il film sarà caratterizzato da un’illuminazione costantemente plausibile, filmica e ancorata ai ricordi reali, ma al tempo stesso evocativa, con incursioni oniriche e sognanti, sia a livello di illuminazione che cromatico. Complessivamente le scene della notte nel club saranno caratterizzate da contrasti più accentuati e toni più caldi, mentre le scene della degenza e morte avranno un trattamento cromatico più neutro, meno caldo in alcuni casi, più contrastato in altri. Anche qui il linguaggio potrà lavorare in opposizione formale in momenti cruciali e di chiusa.
LOCATIONS
Gli spazi interni ed esterni del film sono ambientati nella nebbiosa provincia mantovana. Piccoli centri abitati interrompono infiniti campi adibiti ad agricoltura intensiva. La nebbia è un aspetto narrativo e visivo cruciale nel film. Per Giovanni è, come la sua casa natale, sia rifugio/limbo rassicurante, coltre sulla realtà, sia confine e muro verso il mondo circostante e la vita. L’abitazione di Giovanni, Sandro e Rita è situata nel comune di Asola (MN), in una minuscola frazione di campagna (Gazzuoli). Un’unica piccola strada urbana attraversa il piccolo centro abitato formato da poche case, e circondato da infiniti campi coltivati in primavera ed estate, brulli e deserti in autunno e inverno. L’abitazione è rimasta identica com’era agli inizi degli anni 2000, anche la stanza-libreria di Sandro e la stanza di Giovanni. Giovanni l’ha abbandonata nel 2009 quando andò all’università, e Rita alcuni anni fa quando si trasferì nella casa della madre. Per quanto riguarda la location del club, sarà utilizzato il circolo culturale Labrutepoque, locale odierno piccolo e intimo, con un’interessante sistema di illuminazione, un bagno iconico per una scena prevista, un bancone e una pista non troppo grande, al fine di creare ottimamente una sensazione di affollamento. La scena nel club presenterà una messa in scena ibrida tra cinema del reale e fiction, e verrà realizzata durante un evento organizzato ad hoc.

RELAZIONE CON IL TERRITORIO
Il cortometraggio è profondamente radicato nei territori della provincia di Mantova e della Pianura Padana circostante, dove la storia si è realmente sviluppata tra il 2006 e il 2008, ed è permeato di elementi che esprimono radici locali. Campagna, spazio rurale, riserve naturali e fluviali (con riferimento alle campagne dei comuni di Asola e Acquanegra) non costituiscono soltanto un contesto narrativo, ma assumono anche un valore simbolico e metaforico. I fiumi Chiese e Oglio, e le campagne circostanti, hanno un ruolo centrale nella vita del co-protagonista (ispirato alla figura di Sandro Baracchi) e nella relazione con il figlio (protagonista). Antiche tradizioni culinarie, tramandate di generazione in generazione, saranno presenti in una scena cruciale: gestualità e pratiche della cucina locale, insieme agli spazi rurali, diventeranno sottotesti fondamentali del progetto (circolarità, ripetitività, resilienza, continuità della vita).
SUONO E COLONNA SONORA
Il montaggio sonoro, il sound design e la colonna sonora del film avranno un ruolo determinante per il ritmo del film, per sottolineare i contrasti sonori tra casa, club, esterni, e per le rispettive atmosfere. La colonna sonora avrà un ruolo cruciale, e presenterà marcati aspetti circolari a livello compositivo, oltre ad essere principalmente caratterizzata da due componenti sia in opposizione, che in dialogo e contaminazione (condivisione di melodie, timbri e ritmiche). Alla colonna sonora collaboreranno più compositori e musicisti: principalmente Marco Farina (in arte Canva6) e Francesco Gennari. Sarà anche presente un brano dei Bee Bee Sea (il singolo Time and Time), scritto da Damiano Negrisoli, che condivide il contesto narrativo, spaziale e umano del cortometraggio. La colonna sonora sarà caratterizzata da due componenti compositive: una più dilatata, ripetitiva, minimale, l'altra più acida, ritmica e melodica. Le due componenti dialogheranno tra loro, soprattutto nei climax narrativi. Alcuni riferimenti musicali per la colonna sonora: Alessandro Cortini Memorie I, Lorenzo Senni Canone infinito, Burial Four Tet Moth, Burial Imaginery Festival, Wata Igarashi Abuku, Jon Hopkins We disappear, Sarah Davanchi Gave in rest, Donato Dozzy Lucrezia, DVS1 Zak Khutoretsky Polyphonic love, Caterina Barbieri Gravity that binds.
TROUPE
Giovanni Baracchi (autore, direttore della fotografia)
Giovanni Baracchi, nato a Asola (MN) il 19/03/90, è un direttore della fotografia e operatore camera italiano. Dopo studi letterari e visivi (Università di Bologna) e la specializzazione in cinematografia (Accademia Nativa, Except film), ha maturato anni di esperienza sui set cinematografici nei reparti light e camera. Il suo primo lungometraggio come direttore della fotografia, Un delitto ideale diretto da Nicolò Tonani, è premiato come miglior lungometraggio italiano al Salerno Film Festival 2025. Ha lavorato nel 2024 al suo secondo lungometraggio come direttore della fotografia e operatore, Bugiarda diretto da Nicolò Tonani e prodotto da Genova Liguria Film Commission. Dal 2017 lavora a cortometraggi, campagne pubblicitarie, video musicali e progetti documentaristici: la sua ricerca visiva trascende i generi audiovisivi, e nel suo approccio lavorativo i confini tra finzione e cinema del reale sono fluidi. Alcuni tratti distintivi che accompagnano la sua carriera sono la costante attitudine come operatore, il suo interesse per l'inquadratura, la ricerca di un punto di vista visivo e di una luce plausibile ed evocativa.
Nicolò Tonani (regista)
Nasce a Milano il 20/10/94. Laureato al corso di Arte e Tecnologia del Cinema e dell’Audiovisivo alla Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti nel 2022 e in Comunicazione, Media e Pubblicità alla Università IULM nel 2019. Ha diretto, co-scritto e montato due lungometraggi: “Un Delitto Ideale” (premiato al 79esimo Festival Internazionale del Cinema di Salerno) e “Bugiarda”. Ha scritto e diretto vari cortometraggi che hanno ricevuto premi in vari festival in Italia e all’estero. Il corto che ha avuto maggior riscontro festivaliero è “La Soglia”, prodotto e distribuito dalla Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti, che ha totalizzato 52 selezioni ufficiali in festival internazionali e nazionali e ha ricevuto 15 premi tra i quali “miglior cortometraggio thriller” al FiPiLi Horror Festival 2023. Ha lavorato a due documentari prodotti dalla DNA srl. in qualità di regista (regia tecnica), aiuto regia, montatore e grafico e ha lavorato per The Hills (con sede a Milano) in ruoli di produzione e post-produzione in ambito pubblicitario e video musicali. Ha ricoperto diversi ruoli in reparto regia e produzione in numerosi set pubblicitari e cinematografici italiani e internazionali.
Commenti (0)