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Il Progetto

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Progetto per l’accompagnamento al collège di tre ragazze Wodaabe in Niger

Il progetto

Il Niger è all’ultimo posto nell’indice di sviluppo umano stilato annualmente dallo PNUD, il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo. L’anno scorso era al penultimo, quest’anno è andata peggio e l’istruzione, insieme alla sanità, è il settore che ne ha sofferto maggiormente. Da più di un anno gli insegnanti sono in sciopero quasi continuamente e in gran parte delle scuole gli allievi hanno perso l’anno. È successo anche a Banganà, un piccolo villaggio di allevatori nomadi Wodaabe nel cuore del Sahel nigerino. Le ragazze e i ragazzi che avrebbero dovuto finire il ciclo delle primarie non hanno potuto accedere al livello superiore, il collège, e questa è stata una grande delusione per gli allievi e le famiglie. Questo progetto vuole garantire a tre ragazze, scelte dagli anziani del villaggio perché più meritevoli secondo il giudizio dell’insegnante, di prepararsi adeguatamente all’accesso al collège. Le loro famiglie hanno fatto la scelta, non facile in un ambiente del genere, di investire nell’istruzione delle loro figlie e crediamo che sia giusto sostenerle in questo sforzo. Aikije, Hatu e Hassana, sono questi i nomi delle ragazze, sono super-motivate e decise a continuare gli studi e diventare chi insegnante e chi, come Aikije, infermiera, anzi, capo-infermiera, come ha detto lei stessa qualche anno fa in un film girato nel suo villaggio. Aikije ha una storia particolare: è sempre stata la prima della classe e decisa a continuare gli studi. Poi, un anno fa, in occasione delle feste tradizionali che si svolgono alla fine della stagione delle piogge, ha avuto un flirt con un ragazzo di un altro clan. È rimasta incinta ma poi ha avuto un aborto spontaneo alla fine della gravidanza. Suo padre, vincendo le resistenze della mamma, ha insistito per farle continuare gli studi e così anche lei è in questo progetto.
Banganà è un piccolo villaggio, dove le famiglie vivono all’aperto, secondo il modo di vivere dei nomadi wodaabe e lì esiste solo una scuola primaria, dal 2011. Per andare al collège, occorre andare a Dakoro, una piccola cittadina a due ore e mezzo di pista. Il progetto prevede di trasferire le tre ragazze a Dakoro per finire l’ultimo anno delle primarie e prepararsi così all’accesso al collège che si trova lì.

Il budget

Sono già stati presi gli accordi col preside di una scuola primaria di Dakoro per l’accoglienza delle tre nuove allieve e ormai si tratta solo di raccogliere i soldi per il loro mantenimento e per un alloggio sicuro in città per la durata dell’anno scolastico.  L’alloggio è già stato identificato ed è di proprietà del capo del clan Wodaabe della regione, i Kasawsawa, cui appartengono anche le ragazze. Nelle spese di mantenimento sono inclusi, oltre al vitto, anche i libri, i quaderni e quanto serve per l’anno scolastico.
A Dakoro, le ragazze avranno come tutore M. Hassan Aliu, originario dello stesso villaggio e referente locale di tutti i progetti realizzati finora a favore della scuola di Banganà.

Il budget previsto per finanziare l’anno scolastico delle tre ragazze è di 1.000 €.

Non è molto, per mantenere tre ragazze agli studi lontano da casa per un anno, ma, per fortuna, il cambio FranchiCFA/Euro, consente di finanziare progetti importanti con un investimento minimo. E questo è un progetto importante perché crediamo fermamente che far studiare delle ragazze in Niger, per di più ragazze che vivono in mezzo al deserto, figlie di allevatori nomadi, sia molto importante.

La scuola di Banganà

Le tre candidate del progetto hanno frequentato finora la scuola primaria di Banganà, un piccolo villaggio nel cuore del Niger.
Nell’ottobre 2011 siamo riusciti a istituire, con la partecipazione dei genitori e il consenso delle autorità, una scuola primaria, frequentata da subito da quasi tutti i bambini in età scolare, dai 6 ai 12 anni dell’allieva più grande. I genitori avrebbero voluto iscrivere anche quelli più piccoli ma l’insegnante ha verificato la loro età facendogli toccare l’orecchio sinistro con la mano destra passando sopra la testa e alcuni, con loro grande disappunto, sono stati scartati...
All’epoca erano diciotto, in maggioranza ragazze. Per tre anni due associazioni genovesi, l’Associazione culturale Ghazala e la Compagnia per le V.E.L.E., l’hanno sostenuta finanziariamente coprendo tutte le spese: costruzione (e riparazione annuale) della struttura in legno e steli di miglio, salario dell’insegnante e vitto degli allievi. Il programma scolastico era quello ufficiale del governo del Niger, laico, con l’apprendimento delle materie previste anche qui da noi, con l’aggiunta della lingua francese. Al momento dell’autorizzazione, l’Ispettorato scolastico si era impegnato a rilevare la scuola, a quel tempo “comunitaria”, cioè gestita dalla comunità con l’aiuto finanziario nostro, se le periodiche ispezioni avessero valutato positivamente il livello di frequenza e di preparazione degli allievi. La scuola di Banganà ha superato l’esame a pieni voti e dall’ottobre 2014 è, a tutti gli effetti, una scuola pubblica. L’insegnante ha ora un contratto governativo e il vitto degli allievi è garantito dal PAM, il Programma Alimentare Mondiale. Il sostegno alla scuola è costato mediamente 3.000 € all’anno, una cifra irrisoria se si considera che è servita a garantire al villaggio di Banganà una scuola che continuerà ad esistere finché vi saranno degli allievi; ben al di là, dunque, dei sostegni temporanei che qualunque associazione o ONG può dare.
Rimaneva un problema: ogni anno, alla fine della stagione delle piogge, la scuola andava praticamente ricostruita, pali portanti a parte, e questa era una spesa insostenibile per il COGES (Comitato di Gestione). L’unico modo per rendere autonoma la gestione della scuola era di dotarla di una struttura meno deperibile, in grado di superare le violente piogge annuali. A gennaio 2015, siamo riusciti a raccogliere e inviare la somma necessaria alla costruzione di un edificio in mattoni di fango locali in attesa di poter finanziare una scuola in mattoni di cemento capace di resistere nel tempo a quel clima estremo. Lo abbiamo fatto nel 2017, grazie al successo di un crowdfunding su questa piattaforma. Ora gli allievi hanno una vera scuola di cui vanno molto fieri. Restano però i problemi legati all’istruzione in Niger, trascurata da anni dal governo e quelli del difficile clima del Sahel, con siccità sempre più frequenti. La scuola di Banganà è, e rimarrà probabilmente a lungo, una scuola fragile.
In questo contesto, accompagnare le tre ragazze verso il livello superiore di studi e investire, come vogliono fortemente i loro genitori e tutto il villaggio, nella loro istruzione diventa estremamente importante.

Chi sono i Wodaabe?

I Wodaabe sono allevatori nomadi di una razza particolare di zebù distribuiti soprattutto in Niger, ma presenti anche in Ciad, Repubblica Centrafricana e Nigeria. Ulteriori informazioni sulla loro vita le trovate QUI

I film sulla scuola, su Banganà e sui Wodaabe

Con gli allievi e le famiglie di Banganà ho ormai un rapporto diretto dal 2009 e con loro ho girato tre documentari che mostrano la loro vita quotidiana, elementi della loro cultura, ma anche le loro aspirazioni e le loro reazioni di fronte a realtà diverse.
Nell’ottobre 2012, durante una visita alle famiglie di Banganà, ho girato un film documentario sulla creazione della scuola che ha come protagoniste due delle allieve più grandi, Alwasi di 12 anni e Aikije di 11 (LOKKOL. La scuola. Alwasi e Aikije vanno (anche) a scuola).
Nel film un gruppo di allieve esprime le aspirazioni scaturite dall’esistenza della scuola e i dialoghi fanno intravedere i cambiamenti già avvenuti nelle loro vite e quelli che certamente si aggiungeranno.
Un estratto della durata di 31 minuti è visibile QUI

Quattro anni dopo, nel novembre 2016, un gruppo di allieve e allievi della scuola è andato a Niamey, a tre ore di pista e tredici ore di bus da Banganà.
Il gruppo era formato da sei ragazze tra gli 8 e i 15 anni e due ragazzi (8-11), accompagnati da tre adulti: il rappresentante del capo del clan Wodaabe di appartenenza, il presidente del Comitato di gestione della scuola e padre dell’allieva più grande e un altro genitore.
Una versione ridotta, di 42 minuti, del film girato in quell’occasione è visibile QUI

L’anno scorso, nel novembre 2017, sono arrivate a Niamey quattro delle allieve della scuola per partecipare alla proiezione pubblica del film girato l’anno prima. La proiezione è avvenuta al Centro culturale francese “Jean Rouch” nell’ambito del ciclo di film per la gioventù.
In quell’occasione viene girato “Tobo. Quattro ragazze Wodaabe a Niamey”. Tobo è la ragazza più giovane del gruppo, circa 8 anni, ma s’impone subito come leader e protagonista del film. Il trailer di “Tobo” (il film è ancora in competizione in alcuni festival) è visibile QUI

Chi propone il progetto

Francesco Sincich, antropologo per Medici Senza Frontiere (MSF) dal 2003 con numerose missioni di terreno in otto paesi africani e a Malta. Proprio durante una di queste missioni, nel 2009, in Niger, incontro per la prima volta le famiglie di allevatori nomadi wodaabe che poi continuerò a frequentare negli anni (o a seguire a distanza, quando non sarà possibile fare altrimenti), fino a oggi. Ho anche avuto il privilegio, visto che mi trovavo là, di partecipare all’istituzione della scuola primaria di questo progetto.
In Italia, a Genova, faccio parte dell’Associazione Culturale Ghazala e sono nel direttivo dell’AAICA - Associazione Ambulatorio Internazionale ‘Città Aperta’, un’associazione che fornisce cure mediche di base a chi è escluso dal Servizio sanitario nazionale, come i migranti senza documenti. Mi occupo spesso di immigrazione e sono socio dell’AFET - Aquilone. Dal 2009 faccio anche film documentari e il primo, realizzato con un’equipe locale, è stato “Halima et Absatou”, un corto sul distanziamento delle nascite prodotto per un programma di salute materno-infantile di MSF in Niger. Dal successo del programma, risultò subito evidente l’efficacia di un messaggio veicolato con immagini in movimento e così ho continuato ad occuparmi di film con l’obiettivo di mostrare e far sentire persone, popolazioni che non trovano spazio o che, quando lo trovano, sono oggetto di stereotipi e cliché colonialisti. Un altro obiettivo, conseguente al primo, è quello di presentare le donne e soprattutto le giovani donne, le meno ascoltate, cercando di offrire il loro punto di vista sugli argomenti trattati. Il genere è quello dei film documentari o docufiction, perché all’interno c’è sempre una piccola storia, che serve a spiegare meglio l’argomento prescelto.

Chi partecipa

Comité de Gestion (COGES) de l’école primaire de Banganà. Presidente: Inye Yuguda, Banganà, Distretto di Dakoro, Niger

Associazione Culturale Ghazala, Genova, http://www.ghazala.it

Paris Global Forum, Parigi, https://www.parisglobalforum.org

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