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“va in scena elena bono”

A campaign of
Il Portico di Salomone

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Il Portico di Salomone

“Va in scena Elena Bono”

“va in scena elena bono”

Campaign ended
  • Raised € 1,025.00
  • Sponsors 29
  • Expiring in Terminato
  • Type Keep it all  
  • Category Theatre & dance

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Il Portico di Salomone

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The project

Come nasce il progetto

Imbattermi nella figura di Elena Bono, grazie al suggerimento di un amico, ha suscitato in me la domanda:

“Ma io dov’ero in tutti questi anni? Quando lei viveva e scriveva a pochi chilometri da me?”

La curiosità e la scoperta della sua affascinante umanità hanno prodotto questo lavoro: una sfida per me e per i ragazzi de “Il portico di Salomone”

In che cosa consiste il progetto

“Va in scena Elena Bono” consiste nella riduzione per teatro di due suoi racconti, “La figlia di Giàiro” e “La moglie del procuratore”, tratti da “Morte di Adamo”. La scelta dei due testi, oltre che per l’attrattiva speciale suscitata in noi, è dovuta alla loro affinità. Pur nella differente ambientazione storica (la Cafarnao ai tempi di Cristo e il salotto di Seneca nel periodo dell’imperatore Nerone), i due racconti si potrebbero definire due processi, con a tema la verità. Verità negata, deformata, inquisita, cercata, desiderata. Affinità anche fra le due figure femminili protagoniste; esse vivono nei loro contesti una analoga situazione esistenziale di memoria e attesa.

In “Morte di Adamo”, Elena Bono ci presenta alcune figure secondarie del Vangelo, rendendole protagoniste, immaginandole nel loro quotidiano o nel prosieguo della loro vicenda umana.Quello che noi non abbiamo mai saputo.

Che cosa è accaduto a Giàiro e a sua figlia dopo il miracolo compiuto da Gesù sulla bambina? E quale fine hanno fatto Pilato e sua moglie dopo quella drammatica notte prima delle festività pasquali?

Elena Bono ci racconta queste storie verosimili ma ragionevoli, e dà spiegazioni convincenti e avvincenti, con un filo di “suspence” da libro giallo e una commozione capace di trascinare il cuore.

Non sappiamo se Elena Bono sia mai stata portata in scena da una ventina di giovani, e questa è la sfida raccolta da “Il portico di Salomone”. Quel che è certo è che la sceneggiatura pensata con questo intento non viene meno alle intenzioni sottese all’opera e al linguaggio utilizzato dall'autrice. Potremmo dire che il nostro lavoro costituisce una sintesi dei generi a lei cari: narrativo (drammatico e, a tratti, comico) per il contenuto scelto, teatrale per il genere adottato e poetico, nell’interpretazione del suggestivo monologo di Claudia Serena.

Chi siamo

La Compagnia teatrale "Il portico di Salomone" nasce dall'esperienza di un gruppo di giovani rapallesi accomunati dalla passione per il teatro. A partire dal 2010, ha messo in scena opere di vari autori, drammi teatrali e recital.

Scopo della Compagnia è fare teatro mettendo a tema l’uomo, le sue domande fondamentali, i suoi percorsi alla ricerca di un significato autentico del vivere, dell’amare, del soffrire, del morire. Un messaggio che arriva dall’uomo di ogni tempo, rivolto all’uomo dei nostri giorni, di ogni estrazione e cultura, perché il cuore dell’uomo, con le sue esigenze, è sempre lo stesso.

Il nome della Compagnia si riferisce ad un versetto degli Atti degli Apostoli, che indica il primo luogo di incontro e riunione dei cristiani. “E tutti potevano guardarli, vederli in azione ed apprezzarli”. Abbiamo immaginato il palcoscenico come un luogo analogo, dove rendere testimonianza della nostra esperienza e incontrare quella di chiunque.

Cosa facciamo

Nell’estate 2010, sullo sfondo di una cornice rapallese, abbiamo rappresentato I Cori da “La Rocca”.
Un testo complesso e poco conosciuto dello scrittore inglese T.S. Eliot è lo spunto per cimentarsi con un doloroso interrogativo: “È la Chiesa che ha abbandonato l'umanità, o è l'umanità che ha abbandonato la Chiesa?”.

Ancora Eliot è l’autore scelto per il recital messo in scena nell’estate 2012, una selezione di brani da “Assassinio nella Cattedrale” . Il punto centrale del dramma, la pusillanimità degli uomini e delle donne confrontata con l’estremo sacrificio del Santo, che liberamente sceglie di diventare “strumento di Dio” per la vita della Chiesa, è stata una sfida e un interrogativo che resta ancora aperto.

Il vero debutto arriva però con Barabba del premio Nobel Pär Fabian Lagerkvist , messo in scena al teatro Cantero di Chiavari il 23 aprile 2013 di fronte a una platea di 700 spettatori. La scelta dell’opera nasce da un’ispirazione, scaturita dalla frase del papa emerito Benedetto XVI nell’enciclica ‘Porta Fidei’ : “D’altra parte non possiamo dimenticare che nel nostro contesto culturale tante persone, pur non riconoscendo in sé il dono della fede, sono comunque in una sincera ricerca del senso ultimo e della verità definitiva sulla loro esistenza e sul mondo. Questa ricerca è un autentico ‘preambolo’ alla fede, perché muove le persone sulla strada che conduce al mistero di Dio […]”. Il dramma di Barabba di fronte al sacrificio di un uomo, Gesù il Nazareno, morto al suo posto, è il dramma di ogni persona. Rileggendo il testo abbiamo scoperto che l’irrequietezza di Barabba non è solo di chi vorrebbe credere, ma anche la nostra: è ciò che ci consente di essere cristiani.

Il 30 luglio 2013 nella piazzetta dell’Oratorio dei Bianchi a Rapallo, abbiamo portato in scena lo spettacolo Eppure lo hai fatto poco meno degli angeli… (salmo 8). L’idea è nata dalle parole di Papa Francesco alla veglia di Pentecoste dello stesso anno, quando, citando il salmo, il pontefice aveva sostenuto l’irriducibile spinta dell’uomo a colmare il proprio desiderio di felicità e a rispondere alle domande sul senso della vita. Il tema dominante del recital sono state così proprio queste domande, attraverso la lettura di brani tratti da opere di autori ( Cesare Pavese , Albert Camus , Fëdor Dostoevskij , Luigi Pirandello , Giovanni Testori ) che hanno saputo esprimere tali questioni meglio di quanto noi avremmo mai potuto fare.

Con il “Giobbe” di Fabrice Hadjadj , messo in scena di nuovo al Cantero il 13 maggio 2014, abbiamo voluto proseguire la riflessione cominciata con “Barabba” sul senso delle cose,  amplificandola però nel grido espresso dal protagonista: “Come si fa, Dio, a vivere così?”.

Nel "Giobbe" di questa versione contemporanea, scritta dal filosofo francese, la fede è posta di fronte alla sofferenza, soprattutto quella ingiusta agli occhi degli uomini. Al protagonista non bastano le risposte e soluzioni parziali offerte dagli amici: non può accontentarsi di nulla che non stia all’altezza del suo grido. E i loro goffi o violenti tentativi lo confermano in questo. Un percorso tormentato che lo porterà non all’eliminazione del dolore, ma alla conoscenza di come è fatto l’uomo e all’approccio col Mistero che fa tutte le cose.

Il recital Trincee di Pace , sull’onda delle celebrazioni per i cento anni dalla Prima Guerra Mondiale , è andato in scena il 17 agosto di quest’anno, al Teatro delle Clarisse di Rapallo. Una selezione di brani di vari autori, da Gadda a Lussu , da Remarque a Jahier , fino alle lettere scritte dal fronte nel Natale del 1914, per testimoniare il fervore e lo slancio iniziale, la disillusione e l’anelito di speranza sperimentati dal popolo in guerra. Le tregue di Natale del 1914 - il punto di arrivo dello spettacolo - furono non solo un “cessate il fuoco” ma l’espressione del desiderio di bene che sempre si annida nell’uomo e torna ad emergere con potenza anche in mezzo al dolore più grande.

Visitate il nostro blog per conoscerci meglio e scoprire quali eventi abbiamo realizzato.

Comments (3)

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  • BM
    Benedetta  Bravi :)
    • FD
      Francesca  Forza! :)
      • MG
        Michele  Dai ragazzi!

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