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Tiül miiüt tiül mindek mixejchiiüts. En la tierra y en las lagunas de nuestros antepasados

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Cristiano Tallè

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Campaign ended
  • Raised € 1,620.00
  • Sponsors 24
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  • Type Keep it all  
  • Category Books and publishing

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The project

Tiül miiüt tiül mindek mixejchiiüts.

En la tierra y en las lagunas de nuestros antepasados.

Atlas de los nombres de lugares de los ikoots de San Mateo del Mar (Oaxaca, México)
di Cristiano Tallè

Una scia di parole su un territorio d'acqua

Frutto di molti anni di ricerca etnografica presso la comunità indigena ikoots di San Mateo del Mar, nel Messico del sud, questo libro raccoglie saperi, esperienze, storie e memorie di un territorio d'acqua e di vento affacciato sull'oceano Pacifico, depositate in una fitta trama di nomi di luogo in lingua indigena ( ombeayiüts: 'la nostra bocca') che lo ricoprono come una scia di parole.

Il territorio a cui questi nomi danno parola, è una frangia di terra in continua metamorfosi, costantemente erosa da venti insistenti e ricoperta da corpi d'acqua in movimento che si espandono e ritraggono nell'arco dell'anno, per effetto dell'intensità delle correnti oceaniche e delle precipitazioni stagionali. La forza dei venti e l'incessante moto ondoso sono i due grandi agenti del metabolismo di tale territorio, cerniera fra l'immensa massa d'acqua del Pacifico e l'Istmo di Tehuantepec, la prima delle strozzature che divide in due grandi coni il continente americano.

Fin dai tempi della prima Colonia, le popolazioni native che abitavano tale fragile territorio d'acqua vennero forzate a vivere all'interno di quattro principali villaggi, organizzati secondo il modello insediativo europeo: un reticolato di strade con al centro una piazza ed una chiesa. Questi, ancora oggi portano il nome dei Santi sbarcati con i conquistadores e del Mar Vivo - come chiamano da queste parti il Pacifico - che alimenta la vita di tale complesso ecosistema: San Mateo del Mar, Santa Maria del Mar, San Dionisio del Mar e San Francisco del Mar.

La cartografia ufficiale ha sempre disegnato tale effimero territorio come un'esile lingua di terra accerchiata da grandi masse d'acqua, una 'isla' vuota di nomi ad eccezione di quelli dei centri abitati e delle due principali lagune (la Laguna Superior e la Laguna Inferior). Per i suoi abitanti nativi tale territorio d'acqua è invece punteggiato da scie di parole disseminate lungo i cammini ed i guadi percorsi dai pescatori durante le battute di pesca con reti da lancio e da posta, o dalle venditrici dei prodotti lagunari (soprattutto gamberi e pesci salati) dirette verso i mercati delle città della regione. Solo nel territorio di San Mateo del Mar, dove ho svolto le mie ricerche, ho raccolto e localizzato tramite GPS oltre 350 nomi di luogo in lingua nativa, grazie alla collaborazione di decine di persone che mi hanno accompagnato per decine e decine di chilometri (che probabilmente hanno superato il centinaio...) attraverso rive, spiagge, guadi, estuari e dune, e mi hanno raccontato storie, esperienze e memorie sollecitati dai paesaggi e dai loro nomi.

Rive, dune, guadi, bocche, estuari, pantani, lagune, segnati dalla presenza di piante (mangrovie, ninfee, icachi, palme, fichi, tamarindi etc.), dai comportamenti degli animali (dove vanno a dormire i coccodrilli, dove vanno a morire le tartarughe spiaggiate nei giorni di tormenta e dove vanno a morire i cefali nella stagione secca, dove volteggiano gli avvoltoi, dove bevono i tlacuache e dove urinano gli asini...) e dalle impronte delle attività degli umani: la pesca, l'agricoltura nei ranchos , l'allevamento brado, ma soprattutto una estensiva e costante attività dei piedi, il camminare.

In tale paesaggio vivente, la cui morfogenesi geologica incrocia costantemente la biografia dei suoi abitanti umani, l'efficacia referenziale dei nomi è affidata alla forza descrittiva delle parole in lingua nativa, capaci di aderire come un guanto alla forma percepita del paesaggio e di adattarsi al suo mutamento. Ogni nome di luogo in ombeayiüts ha la forza minimalista di un 'haiku' nel cristallizzare in un'immagine l'immediatezza sensoriale dello 'stare in' quel luogo. Ad esempio ndorrop mbas tüch /la pozza di fronte all'icaco/ mette a fuoco l'immagine di un corpo d'acqua sullo sfondo di un gruppo di alberi di icachi, dal punto di vista di chi, camminanando lungo la spiaggia oceanica, li vede spuntare oltre l'arenile. Questo a sua volta prende il nome di mal wiiüd /testa della sabbia/, termine che focalizza l'immagine della barriera di sabbia modellata nella forma di una cresta emergente dal perenne ed intenso moto ondoso del nadam ndek (il grande mare) che da una parte apporta i detriti che la vanno ad ingrossare e dall'altra la erode incessantemente.

L'oblio dei nomi ed il saccheggio del vento

L'uso dei nomi di luogo nativi è ancora vitale ed attivo presso gli adulti e gli anziani della comunità, ma va scolorendo e diradandosi rapidamente fra i giovani. D'altra parte l'abbandono dei toponimi è solo un aspetto, forse il più evidente, di una contrazione generalizzata dell'uso dell' ombeayiüts per parlare dell'ambiente: i giovani oggi sanno utilizzare solo una parte ridotta del lessico e delle modalità discorsive usate dai loro genitori o nonni per parlare dettagliatamente della morfologia del paesaggio, dei fenomeni atmosferici, della vita animale o vegetale. Per le nuove generazioni ikoots la disaffezione verso il proprio ambiente di vita passa per una sempre più massiccia alienazione dalla lingua e dai saperi dei propri padri e delle proprie madri che rendeva loro familiare l'ambiente in cui si procacciavano da vivere, e conduce ad una drammatica perdita delle proprie coordinate esistenziali che invita perlopiù ad un ‘destino sociale’ di povero marginale nelle città o di migrante clandestino oltre frontiera. Privata dei sui nomi, la terra rimane muta e senza memoria nel giro di poche generazioni ed i giovani perdono il senso esistenziale dell'abitare in un territorio così fragile ed instabile. L'oblio dei nomi di luogo in lingua nativa rischia così di essere l'inizio di una rimozione collettiva della memoria del paesaggio che può consumarsi nel giro di un paio di generazioni, preludio della perdita di controllo sulla terra e sulle sue risorse.

Da un paio di decenni l'intera regione dell'Istmo è al centro delle strategie di sviluppo della Nazione messicana, proiettata verso una nuova identità di paese emergente nel panorama dell'economia mondiale. La risorsa su cui convogliare ingenti capitali nazionali ed internazionali, di cui la regione è letteralmente una miniera a cielo aperto, ha una consistenza impalpabile ed una diffusione ubiqua: il vento.

Dall'inizio degli anni 2000  il governo messicano, con il  massiccio coinvolgimento della Banca Mondiale e della  Banca  Interamericana di Sviluppo, ha investito nello sfruttamento industriale dell'energia eolica, favorendo lo sviluppo di un sistema di mega parchi eolici (noto con il nome di 'Corridoio Eolico  dell'Istmo di Tehuantepec') nel quadro  dell'ambizioso progetto di trasformare la  regione in una rotta  commerciale e di comunicazione interoceanica capace di  competere con il Canale di Panama. Secondo gli studi di fattibilità, la capacità di produzione energetica stimata per tutta la regione è di 44000 MW, con una resa  energetica pari a quella degli impianti offshore, ma ad un costo d'installazione infinitamente minore.

Data le condizioni economicamente assai vantaggiose, molte multinazionali della Green Energy si sono gettate a capofitto nell'affare, dando vita ad un aggressivo accaparramento di terre al soldo di rendite irrisorie, ma comunque consistenti per le povere economie locali. Dal 1994, quando fu installato il primo parco eolico pilota nell' ejido di La Venta, nel municipio di Juchitán, ad oggi sono stati installati nella regione 28 parchi eolici ed altri 6 sono in fase di costruzione, occupando con una selva di migliaia di turbine una superficie di circa 1000 km q , ovvero un territorio pari quasi a quello di tutto il comune di Roma.

La resistenza delle parole

L'espansione dei mega-impianti eolici ha trovato una strenua resistenza nei settori indigeni della popolazione della regione (non solo ikoots , ma anche binizà -zapotechi- zoque e mije ) organizzati secondo una gestione comunitaria della terra che ha reso più difficile la penetrazione degli investitori stranieri. Ad oggi nessuna pala eolica è stata impiantata nei territori dei quattro municipi ikoots (San Mateo, Santa Maria, San Dioniso e San Francisco), nonostante di anno in anno la cortina di turbine si sia infittita sempre più oltre l'orizzonte delle lagune.

D'altra parte l'invasione di pale eoliche si è fatta largo spesso in deroga ai diritti nativi riconosciuti a livello internazionale (come il diritto alla consulta libera ed informata tutelato dalla Convenzione 169 dell'ILO e riconosciuta dallo Stato messicano) o tramite una loro applicazione svilente. La rincorsa all'accaparramento di terre per la cattura del vento, ha avuto come immediata conseguenza sociale il moltiplicarsi dei conflitti fra comunità e dei fazionalismi interni, finiti in taluni casi nelle aule dei tribunali agrari dello Stato. In tali contesti i nomi di luogo possono diventare parole dall'inaspettato valore politico e giuridico, intorno alle quali può giocarsi il riconoscimento dei diritti nativi sui territori minacciati: averli o non averli più, averli tramandati o abbandonati, rivendicarli o negarli, può segnare le sorti di un conflitto fondiario, di una pretesa territoriale o di una consulta per l'implementazione di un progetto industriale in terre native.

La pubblicazione dell'Atlas che chiediamo qui di sostenere, oltre ad essere il risultato di un lungo lavoro di ricerca partecipato che non sarebbe stato possibile senza il contributo attivo di numerosi collaboratori nativi, è dunque anche l'esito di una determinata volontà politica della comunità di San Mateo del Mar che ha preso forma attraverso l'esplicito l'appoggio al progetto da parte delle autorità agrarie comunitarie. La pubblicazione vuole dunque dare voce alla resistenza della comunità in difesa del suo territorio, dando letteralmente parola al mare, al vento e alle lagune che le danno forma e vita, minacciati dall'invadenza di mega-impianti industriali a cui fa difetto proprio una 'memoria dei luoghi' capace di risuonare con le necessità, le potenzialità ed i limiti di questo fragile e complesso territorio. In questa regione del mondo, il mare, la terra e il vento parlano la lingua dei suoi abitanti nativi, l' ombeayiüts, e per imparare ad usare la loro energia in maniera 'sostenibile' per tutti - tanto per gli umani quanto per gli agenti non umani - occorre imparare ad ascoltare la loro voce, accanto a quella degli ingegneri e dei geologi. Siamo convinti che in America Latina, come in altre parti del mondo, i saperi nativi e locali costituiscano uno sguardo prezioso e strategico, quanto fragile ed in pericolo, per dare forma e dimensione appropriate alle politiche energetiche ed ambientali in risposta ed adattamento ai cambiamenti climatici antropogenici che pesano sul futuro di tutta l'umanità ma a spese soprattutto delle popolazioni del Sud del mondo. Fra queste, i circa 370 milioni di persone che si riconoscono oggi come nativi, indigeni o aborigeni, sono certamente le più esposte agli effetti disastrosi dei cambiamenti climatici sui territori da loro abitati, che ne mettono a rischio la loro stessa sovranità alimentare e, in ultima analisi, la riproduzione della loro stessa forme di vita.

Finalità e beneficiari

In tale contesto di costante pressione politica e di crescente conflittualità sociale, esiste una necessità urgente di documentare questo specifico e strategico sapere socio-ambientale e restituirlo alla portata della comunità nelle modalità più efficaci. Un aspetto fondamentale di questa restituzione, che si vuole perseguire attraverso questo progetto, è quello di promuovere un atteggiamento di fiducia nei confronti della lingua ombeayiüts e delle sue potenzialità di scrittura, rafforzando la sua efficacia in ambiti discorsivi riservati alla lingua di maggioranza (lo spagnolo), nella convinzione che per sostenere la lotta degli ikoots per la difesa del loro territorio occorra rafforzare la capacità e l'attitudine a parlare e scrivere in ombeayiüts del proprio ambiente di vita. La valorizzazione dei nomi di luogo in lingua nativa è pertanto per gli ikoots un atto ed un dovere di memoria, per tornare ad appropriarsi delle potenzialità e delle energie della loro terra di mare, e, con esse, di un margine di controllo sul loro stesso futuro.

La principale beneficiaria di questa pubblicazione deve essere considerata l'intera comunità di San Mateo del Mar, con le sue dipendenze, quartieri, colonie e agencias municipales . Ne saranno inoltre beneficiari indiretti gli altri municipi e tutte le altre comunità della regione che si autoriconoscono come ikoots (a San Mateo del Mar e Santa Maria del Mar), ikojts (a San Dioniso del Mar) e konajts (a San Francisco del Mar). In ciascuna di queste comunità ogni persona può essere considerata come un potenziale utilizzatore del libro, indipendentemente dal suo livello di alfabetizzazione in ombeayiüts . Tuttavia il libro si rivolge principalmente a tutti i giovani ikoots che stanno già sperimentando nelle proprie scelte di vita l'alienazione dai saperi dei propri padri e madri. In questo senso dovranno essere considerate come beneficiarie privilegiate della pubblicazione tutte le scuole del municipio di ogni ordine e grado, sia quelle del sistema bilingue (che sono la maggioranza), sia quelle del sistema monolingue spagnolo. É nostra intenzione distribuire almeno una copia dell'Atlas in tutte le classi di tutte le scuole del municipio. Inoltre il libro si rivolge ad ogni istituzione ed organizzazione comunitaria del municipio: il Comisariado de Bienes Comunales (l'organo che amministra e gestisce la proprietà comunale della terra), l'Alcaldìa e la Presidenza Municipale (le massime autorità politiche e rituali della comunità), le autorità di chiesa (un ramo delle autorità tradizionali che si occupano di officiare alcune cerimonie del calendario liturgico cattolico), tutte le rappresentanze dei quartieri e delle colonie del municipio, così come tutte le associazioni culturali e civili come la Casa del Pueblo, la Casa de las mujeres ikoots, la Biblioteca municipale, le radio comunitarie, le cooperative di pescatori e di allevatori etc. Per raggiungere la massima diffusione dell'Atlas è nostro proposito inoltre distribuire gratuitamente il libro durante alcuni eventi pubblici che verranno organizzati in accordo con le associazioni e le autorità locali.

Il progetto editoriale

Il libro (424 pp.) è articolato in 5 sezioni. La prima sezione raccoglie il materiale cartografico realizzato grazie alla collaborazione con 'Smallcodes', un'azienda di sviluppo software per progetti di tutela e promozione della diversità linguistica attraverso la tecnologia. Si tratta di 3 mappe generali areali e 22 mappe topografiche satellitari (scala 1:10000) che rappresentano il territorio 'tradizionale' degli ikoots di San Mateo del Mar, al di là degli attuali limiti amministrativi dell'omonimo municipio.

Tali mappe presentano gli oltre 350 toponimi in ombeayiüts geo-localizzati tramite GPS che hanno costituito il data base del progetto di mappatura partecipata.

Tutti i toponimi sono commentati nelle seguenti quattro sezioni attraverso le voci raccolte sul campo di 14 testimoni (pescatori, rezadores - specialisti rituali della parola-, autorità rituali, tessitrici, venditrici etc.) che parlano e raccontano dei luoghi e del paesaggio attraverso i loro nomi. Le sezioni in cui sono raccolti i 265 testi bilingui ( ombeayiüts/ spagnolo) sono: 'Le forme della terra e delle lagune', 'I nomi di luogo che si riferiscono agli alberi e alle piante', 'I nomi di luogo che si riferiscono agli animali', 'I nomi di luogo che si riferiscono alle attività umane' ed infine 'I nomi di luogo che si riferiscono a racconti ancestrali e ad attività rituali'.

Il libro è corredato da un ampio apparato iconografico costituito da fotografie scattate durante il lavoro di mappatura del territorio e da una serie di motivi grafici tratti dai tessuti tradizionalmente elaborati dalle donne.

Il libro è progettato in modo che il lettore possa scrivere su di esso, entro i margini delle pagine e nelle pagine bianche finali, disegnando le proprie "mappe biografiche" e aggiungendo nomi di luoghi che conosce, così come commenti, storie e ricordi.

Perchè il crowdfunding

Le ricerche che hanno portato alla raccolta, elaborazione ed analisi della documentazione alla base del libro, sono state condotte nell'arco di quasi un ventennio (dal 1999 al 2018), nel quadro di differenti progetti di ricerca finanziati da fondi pubblici e privati (progetti finanziati dal MAE, progetti PRIN finanziati dal MIUR, assegni di ricerca universitari, fondazioni private etc.). Tuttavia non sarebbe possibile pubblicare il libro senza l'apporto di ulteriori finanziamenti indipendenti, essenzialmente per due ragioni. Pur essendo frutto di una ricerca condotta secondo gli standard scientifici delle discipline etno-antropologiche, questo libro va molto al di là del prototipo della scrittura accademica, sia per le dimensioni (424 pp.), sia per il notevole impegno economico, sia per le sue finalità, la lingua in cui è scritto ed il pubblico a cui è destinato. Nessuna collana del settore ospiterebbe al suo interno un libro del genere! Inoltre il libro non ha nessun valore commerciale, essendo scritto in una lingua parlata da circa 14000 persone al mondo e letta da un numero assai inferiore (forse poche centinaia). D'altronde, data la sua esclusiva finalità di 'restituzione', non è previsto nessun tipo di vendita o rientro economico.

Il costo della pubblicazione è di circa 260000 pesos (pari circa a 12000 euro) per 1000 copie. Ad oggi possiamo contare su un budget disponibile di 125000 pesos grazie all'appoggio di una rete di finanziatori pubblici e privati Italiani, europei e messicani compromessi nella sfida di rafforzare e dare voce alle lingue indigene minoritarie (il CIESAS -Centro de Investigaciones y Estudios Superiores en Antropología Social-, l'Associazione Civile CAMPO -Centro de Apoyo al Movimento Popular Oaxaqueño-, L'Università degi Studi di Napoli "L'Orientale", in cui sono stato titolare di un assegno di ricerca negli ultimi 4 anni, la GBS - Gesellschaft für bedrohte Sprachen, Società per le lingue in via d'estinzione dell'Università di Colonia). Mancano poco più di 6000 euro per raggiungere l'obiettivo che ci siamo prefissati di pubblicare l'Atlas entro l'anno.

Contiamo sul vostro supporto, anche minimo, per il quale vi ringraziamo in anticipo, insieme ai nostri amici ikoots: ‘Dios mangüy ikon!’ ... Che Dio vi ripaghi!

Comments (1)

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  • fc
    flavia  Donate quanto più potete è un progetto magnifico, realizzato con grandissima competenza e grande co-partecipazione, tutto a beneficio degli Ikoots popolazione sottoposta a un processo secolare di inferiorizzazione ed oggi di distruzione delle risorse ed esproprio delle terre che gli appartengono. Gli Ikoots hanno bisogno di questo ATLAS per difendersi da questi processi distruttivi. Grazie a tutti! Flavia

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