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Sotto il cielo delle stelle di vetro

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Sotto il cielo delle stelle di vetro

OBIETTIVO DEL CROWDFUNDING

Ho scritto un libro sulla guerra in Siria, che si rivolge ai ragazzi. L'ho presentato, come vedete nel video, alla Camera dei deputati lo scorso 23 marzo.


Nel caso di raggiungimento dell'obiettivo, con Sotto il cielo delle stelle di vetro potrò creare un'associazione umanitaria con la finalità di aiutare i bambini siriani che questa guerra ha lasciato orfani.

Per qualunque altra delucidazione mi trovate su Facebook, l'account è Luana Silighini.

Sotto il cielo delle stelle di vetro, dedicato ai ragazzi dai 7 ai 14 anni, è disponibile e pronto per la spedizione.

Per ricevere i libri cliccare su partecipa e scegliere la ricompensa.

Grazie per la vostra generosità!

 

DI COSA PARLA Sotto il cielo delle stelle di vetro?

Il libro trae origine dalla situazione complessa e tragica che sta vivendo la Siria da sei anni.
A tal proposito io mi vorrei soffermare sulla copertina che è stata realizzata dall'illustratrice Elisa Moriconi e che ritrae un fatto di cronaca.

È cioè la protesta che, nel febbraio 2015, alcuni genitori siriani hanno pensato di realizzare alle porte di Damasco rinchiudendo i loro bambini in una gabbia ed emulando di fatto, non so se la ricordate, l’uccisione drammatica del pilota giordano arso vivo in una gabbia appunto. Episodio rivendicato dall'Isis che era circolato in rete attraverso un video, mandato poi in onda da tutti i notiziari.

Ecco quei genitori, due mesi dopo, riprendendo con la telecamera la fiamma di una fiaccola e la gabbia con i bambini dentro hanno giustapposto le immagini in modo che la prospettiva simulasse un rogo. Una forma di provocazione forte. Ma, soprattutto, quella manifestazione, da cui poi trae spunto il primo capitolo del libro, era una via per attirare l'attenzione dei media di tutto il mondo sulla violenza cieca che, da anni, si sta abbattendo sui civili. Siano essi cosiddetti "ribelli" perché si oppongono pubblicamente al regime di Assad, il dittatore. Sia la loro una posizione neutrale, o non apertamente schierata. "Degli orrori dell'Isis parlate e di noi innocenti che moriamo sotto le bombe no", era un po’ questo il messaggio che volevano veicolare.

Questo è stato il punto di inizio del mio lavoro perché essendo il libro rivolto a ragazzi coetanei di quelli protagonisti della protesta di Ghouta, mi sono chiesta quale fosse lo stato d’animo dei piccoli siriani. Quali le loro emozioni che nei tg emergono di rado ma che incuriosiscono molto i nostri ragazzi. Loro si chiedono quali sono le somiglianze e quali le differenze con i bambini che sbarcano sulle nostre coste. Vogliono sapere tutti i perché. Da dove vengono, da cosa scappano, dove sono diretti. Chi lasciano lì in Siria. E se mai ci faranno ritorno. Se "sono tristi o se avranno voglia di giocare". Loro entrano in contatto sul serio con quella cultura così diversa ma che sempre più si intreccia alla nostra.

Quello che ho cercato di fare io è uno zoom sulla quotidianità, sulla vita delle persone che stanno vivendo la guerra.

Mi interessava conoscere e divulgare i gesti di ogni giorno attraverso i cinque anni di conflitto che ho narrato e i quattrocento chilometri percorsi da Kamar, la protagonista, e dalla sua famiglia che, per salvarsi, fugge dalla città di Aleppo, nel 2011, giungendo fino alle porte di Damasco, dopo aver attraversato varie città della Siria.

Kamar riassume in un'unica voce tutte quelle che ho ascoltato. Ho incontrato donne e uomini siriani che hanno vissuto per mesi in una tomba romana, o nei campi per rifugiati, con i loro figli. Senza corrente elettrica, senza medicine. O legna per scaldarsi. Ho parlato anche con molti dei loro ragazzi.

I bambini mi hanno raccontato di quando la mattina presto, "era ancora buio" dicevano, caricavano le taniche dell’acqua e di quanto fossero pesanti, delle loro paure, della nostalgia della scuola. Di quando hanno dovuto bruciare i mobili per cucinare. E dei loro rifugi di fortuna. Tra questi, quello che più mi ha colpito è stato un tunnel scavato a diciassette metri sotto il suolo di Damasco, che è poi dove termina il viaggio di Kamar e il libro.

Così, dopo le varie tappe, il mio intento è stato quello di portarci il lettore. Perché sotto la capitale ci si rifugia accampandosi in qualche angolo di una fitta rete di tunnel che è stata creata con l’ausilio di pale o, in mancanza di queste, con le mani. Potete immaginarlo, sono mani attaccate tanto alla loro terra natìa quanto alla loro stessa vita. "Però anche lì la pace manca come l’aria", mi hanno detto.
Parlando con loro ho toccato con mano che anche là sotto la guerra si subisce. Che si lotta strenuamente per sopravvivere, ma anche per conquistare i diritti che il regime nega. Non va dimenticato che la guerra che sta vivendo questo popolo è una delle tante parentesi nel lungo e sanguinoso discorso della primavera araba. E che loro ne sono ben consapevoli.

 

TITOLO

La mia idea è stata quella di riassumere nel titolo la speranza che nelle interviste avevo respirato. E che i cunicoli sotterranei che si intrecciano sotto Damasco potessero diventarne una metafora. Ho ideato che Kamar, dopo aver raccolto tanti vetrini colorati lungo tutto il suo tragitto, creasse con questi un cielo stellato incastonandoli proprio sul soffitto del tunnel, nella terra di cui è composto. Un cielo che brilla grazie alla luce fioca di una candela. Mi è piaciuto immaginare che quel cielo un po' magico che "si accende" potesse simboleggiare la speranza di ogni siriano, quella di veder tornare a brillare ciò che questa guerra per la conquista della democrazia ha frantumato.

 

Ecco il link con la notizia data dall'Agenzia Ansa: https://goo.gl/Um0fqN

E quello della presentazione, lo scorso 23 marzo, presso la Camera dei deputati: http://webtv.camera.it/evento/10845

 

QUI LA PREFAZIONE DEL LIBRO (A CURA DEL GIORNALISTA FRANCO CAPELVENERE): 

Luana Silighini è una giovane giornalista e scrittrice e credo proprio che sentiremo parlare di lei in futuro.

È alla sua seconda prova letteraria e questa fiaba, dedicata ai bambini siriani, segue nel tempo le vicende di Raghad, un’altra bimba siriana morta durante la traversata dall’Egitto alle coste della Sicilia, quando perse in mare il suo zainetto con le medicine per curare il diabete e quegli sciagurati di scafisti, raccattatolo in mare, lo spinsero ancora più a largo. Quel gesto impetuoso, espressione di cattiveria, per la ragazzina è stato la causa della sua morte in mare. Della sua agonia, e della conseguente morte tra le braccia del padre piangente, ne parlarono tutti i giornali, la televisione e vari approfondimenti nei magazine italiani. È indubbio che, nell’ondata massiccia dei profughi del 2014, la sua è stata una testimonianza di quanto la vita possa essere un valore di poco prezzo.

Luana Silighini con questo secondo libro Sotto il cielo delle stelle di vetro racconta l’odissea di un’altra bimba siriana, per la precisione di Aleppo che, con tutta la sua famiglia, un giorno si incammina verso Damasco alla ricerca di una vita migliore. Ma, soprattutto, per sfuggire a eventuali improvvise violenze dei terroristi islamici.

Luana Silighini non ha inventato nulla: ha raccontato tutto attraverso le testimonianze di chi quell’avventura l’ha vissuta in prima persona, così come le hanno riferito. Kamar, la protagonista del libro, riassume cento e mille bambine siriane che hanno vissuto la sua stessa storia dolorosa. Gli stenti, la fame, la malattia. La paura degli agguati di notte, il freddo nelle tendopoli. La denutrizione, che portava inevitabilmente alle malattie. Queste cose non si possono dimenticare dall’oggi al domani perché tutte le bambine siriane le hanno vissute. Kamar, in più, ha vissuto la sua odissea assieme a sua mamma, suo padre e ai suoi fratellini. E anche a un cane, che trovò abbandonato appena fuori Aleppo. E che, poi, smarrì sotto i bombardamenti alle porte di Damasco.

La storia si dipana attraverso un ipotetico diario costituito da lettere che Kamar manda alla sua amica di infanzia Sira. L’appuntamento perché le due si rivedessero era il tunnel costruito sotto le mura di Damasco. E, come in tutte le tragedie che si rispettano, c’è sempre la voce di un coro che fa sapere a Kamar che la sua amica Sira non verrà all’appuntamento ma che, i suoi genitori, la porteranno via con loro. Prima in Egitto, a El Cairo, e poi ad Alessandria, da dove si imbarcherà per arrivare sulle coste italiane, porta verso l’Europa.

Si sa che questa famiglia sia arrivata in Italia, ma non si sa se hanno trovato rifugio in qualche altro Stato europeo. Kamar, come abbiamo detto, non è una figura esistente, perché rappresenta tutte le figure di bambine siriane che hanno affrontato questa guerra. Il copione è lo stesso e la Silighini questo lo sottolinea molto bene raccontando, con i toni della fiaba, gli stupori di questi bambini e, quindi di Kamar, quando arrivano in una città che non conoscevano ma di cui avevano sentito parlare dai genitori. Lo stesso incontro tra Kamar e Nero, il cagnolino che si è perso tra le macerie appena fuori la città di Aleppo e che Kamar decide di adottare, è un personaggio come tanti esistenti in questo teatro di guerra che, dobbiamo ricordare, ha visto morire ben centocinquantamila bambini. Quelli che ha incontrato l’autrice sono sfuggiti alla morte fin dal momento in cui hanno parlato con la giornalista. Poi di loro non si sa più nulla. Sono morti? Sono vivi? Dove si trovano adesso?

Sotto il cielo delle stelle di vetro è un dramma a forte tinte, una forma di reportage perché le interviste sono vere e la giornalista Silighini le ha raccolte sul campo, non di guerra, ma in Italia, quando questi bambini è stato possibile incontrare.

Oltre il reportage c’è la fiaba. Gli occhi di questi piccoli siriani sono gli occhi della stessa autrice che li spalanca di fronte alle piccole cose, come i vetrini colorati che raccoglie per terra durante la sua marcia di ben quattrocento chilometri, da Aleppo a Damasco, o come la cura e l’affetto che le dà il suo cane che, poi, si trasformerà in disperazione quando il cane si perde per sempre, senza mai più trovarlo.

Quindi gli elementi fiabeschi tipici della scrittura dell’autrice, si mescolano con i toni assai duri che raccontano la guerra con le sue violenze, le sue contraddizioni. I suoi orrori.

È certamente un libro da portare sotto l’albero di Natale per leggerlo durante le consuete vacanze e, spero che le insegnanti, che di queste vicende sanno tutto o quasi, perché ormai le guerre le viviamo tutti i giorni a casa nostra, sappiano indirizzare e spiegare ai piccoli lettori quello che di brutto c’è nelle bombe. E quello che di bello c’è nell’animo candido di tutti i bambini.

 

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Per ricevere una copia del libro, basterà una donazione, qui, su "Produzioni dal Basso", nella pagina "ricompense", (per la spedizione all'estero, si tenga presente che i costi sono maggiori - c'è anche la possibilità di fare offerte libere per sostenerla).

 

DATE

Il libro è già disponibile, anche in formato ebook. 

 

CHI SONO

Romana, 40 anni, laureata alla Sapienza di Roma in Scienze della Comunicazione, con specializzazione in giornalismo multimediale, sono una giornalista professionista con grande passione per la scrittura e una forte predilezione per fotografia e reportage video.

Formata all’edizione romana del Corriere della Sera, dal 2006 ho lavorato per l’Ansa. Per l’agenzia mi sono occupata di tutti i principali settori, dalla cronaca alla cultura, fino al lifestyle e gli animali, realizzando prodotti completi, dal testo, alle foto, al video.

Come freelance ho realizzato numerosi reportage per alcuni dei principali quotidiani italiani, dal Sole 24 ore, alla Repubblica, alla Stampa, al Tirreno.

Le attività in radio e in tv spaziano dalla collaborazione con Raiuno, Unomattina, per il programma “Notizie di Luca”, con Luca Giurato a quella con Radio Rai, Radio Sapienza, Stream News e Radio Roma. Fino ai siti on line, da Repubblica.it a LaStampa.it fino a IlFattoQuotidiano.it.

 


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