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"PROGETTO PAITITI"(città perduta inka)

A campaign of
Giuseppe Fort

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Giuseppe Fort

"PROGETTO PAITITI"(città perduta inka)

"PROGETTO PAITITI"(città perduta inka)

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2%
  • Raised € 1,000.00
  • Target € 50,000.00
  • Sponsors 3
  • Expiring in 41 days to go
  • Type Keep it all  
  • Category Travel & adventure

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Giuseppe Fort

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The project

MISSION
Il “Progetto Paititi” mira a raggiungere e scoprire materialmente l’ultima città perduta degli Inka, chiamata appunto Paititi, che si sta cercando da quasi cinquecento anni.
Finora, le varie spedizioni alternatesi alla sua ricerca, si sono basate esclusivamente sui racconti delle antiche cronache e delle leggende locali, e hanno sempre avuto esito negativo perché la selva esplorata è stata quella a sud-est, a est e a nord-est dell’antica capitale incaica Cuzco. Invece, recenti immagini satellitari e ritrovamenti archeologici, testimoniano che l’area da esplorare sarebbe quella amazzonica a nord di Cuzco, più precisamente una porzione di selva vergine peruviana, abitata da indigeni non contattati.
Entro quel territorio, è stata individuata l'area dal potenziale archeologico, chiamata Altopiano Mesopotamico perché si trova tra i fiumi Timpìa e Ticumpinia.
L’obiettivo prefissato è di raggiungerlo ed esplorarlo nel 2020, nel periodo compreso tra luglio e settembre, cioè l'unico in cui il clima dell’Amazzonia a nord di Cuzco sarebbe favorevole.

STORIA DI PAITITI
L’Impero Inka cominciò ad annettere porzioni della selva amazzonica a partire dal XIV secolo, col sesto imperatore Inka Roka, e questo dominio forestale fu chiamato Antisuyu (“Territorio orientale”), da cui derivò il nome delle Ande.
La massima espansione imperiale avvenne nella seconda metà del XV secolo, col decimo sovrano Tupaq Yupanki (1471-1493), e la porzione di selva prossima alla capitale Cuzco venne chiamata regione di Paititi. Al suo interno, l’imperatore fece costruire la città di Paikikin, il cui nome significa “Uguale a [Cuzco]”, in quanto considerata capitale omologa del territorio forestale.
Quando i conquistatori spagnoli razziarono il dominio incaico, un gruppo di superstiti riuscì a fuggire nella selva per rifugiarsi a Paikikin, portando con loro un grande tesoro, costituito non solo da pietre e metalli preziosi, ma anche da importanti conoscenze di varie discipline quali medicina, metallurgia, agricoltura, architettura sacra, geobiologia, astronomia-astrologia e misticismo-magia.
Col passare del tempo, la regione di Paititi fu sostituita dalle nuove regioni in cui gli spagnoli suddivisero il Perù, ma il nome della stessa sopravvisse, infatti venne attribuito a Paikikin, che pertanto divenne nota come città di Paititi.
Diversi cronisti militari riferirono di essere giunti fino alla regione di Paititi, ma solo tre padri gesuiti vissuti nel XVI e XVII secolo scrissero di aver visitato la città di Paititi: Andrea Lopez, Francisco de Cale e Blas Valera (colui che la disegnò insieme al panorama circostante, visto sia dal lato forestale che dal lato montano). Purtroppo però nessuno di questi gesuiti ha mai svelato la sua esatta ubicazione, per proteggerne gli abitanti in un’ottica di carità cristiana.
Finora tutte le spedizioni volte a trovare Paititi hanno avuto esito negativo, ma c’è anche da dire che si sono svolte nelle regioni peruviane di Puno e di Madre de Dios, dove ormai appare evidente che la città perduta non ci sia affatto. Non a caso, recenti immagini satellitari e ritrovamenti archeologici nella selva settentrionale della regione di Cuzco, indicano che più a nord in quella direzione ci sarebbe un insediamento archeologico ancora inesplorato, situato oltre la Valle di Lacco (“Valle della Fuga”), così chiamata perché nel XVI secolo, gli ultimi inka superstiti fuggirono attraverso di essa per scampare agli inseguitori spagnoli e forse rifugiarsi a Paititi.
Questi ritrovamenti, costituiti da petroglifi, piattaforme religioso-astronomiche, tombe e mura, sono state scoperti recentemente dagli esploratori peruviani Javier Paso e Benancio Encalada, che parteciperanno all'esplorazione in veste di guide. Tra il 2013 e il 2016, alcuni di questi reperti sono stati osservati da due membri del nostro gruppo, Marco Zagni e Roberto De Leo.  Alcune foto sono riportate in fondo.


ORGANIZZAZIONE
Il nostro gruppo ha già individuato i vari settori dal potenziale archeologico nel Santuario Nazionale del Megantoni, che sono raggiungibili camminando per diverse decine di chilometri attraverso la selva alta, a nord della Regione del Cuzco.


BUDGET NECESSARIO
Il “Progetto Paititi” necessita di un budget di 50.000 € per essere realizzato.
Abbiamo scelto di raccogliere i fondi tramite finanziamento collettivo, perché gli enti e gli istituti privati o pubblici sono avulsi dalla ricerca delle città perdute dell’Amazzonia, settore che da sempre è stato portato avanti da esploratori indipendenti, spesso aiutati da finanziamenti simili al moderno crowdfunding. Per aumentare le probabilità di raggiungere l’obiettivo minimo, siamo anche attivi nella ricerca di sponsor che possano sostenerci finanziariamente o con materiale utile alla spedizione.
Il contributo che vorrete dare, non solo vi permetterà di rimanere aggiornati sullo svolgersi della spedizione, ma soprattutto consentirà di ampliare la ricerca storica e archeologica sulla tradizione andina che, è bene ricordarlo, è una delle dodici che hanno maggiormente inciso sul passato dell’umanità.

RIMANERE INFORMATI SULLA SPEDIZIONE
Sebbene non siano previste ricompense per i donatori, i medesimi riceveranno aggiornamenti periodici sui passi avanti organizzativi del progetto, e alla fine della raccolta verranno ringraziati nella pagina Facebook. Inoltre riceveranno informative e foto inerenti l’esplorazione vera e propria, con fattibilità e tempistiche dipendenti dalla disponibilità della connessione dati per accedere a internet, che probabilmente sarà disponibile anche all’interno dell’Amazzonia.
I donatori verranno anche informati su quando e come sarà disponibile, l'eventuale documentario che verrà girato durante la spedizione.

GRUPPO DI RICERCA
Il “Progetto Paititi” ( www.facebook.com/progettopaititi ), è organizzato dall’associazione archeologica Campo Base di Roma, e detiene il riconoscimento scientifico della Società Geografica Italiana.
Il gruppo riunito da Campo Base, conta nove esploratori altamente preparati e totalmente motivati a ritrovare le vestigia di Paititi.


REPERTI ARCHEOLOGICI RECENTEMENTE TROVATI NELLA SELVA A NORD DI CUZCO


L’organizzazione e l’amministrazione del progetto, nonché tutti i partecipanti al medesimo, declinano ogni responsabilità per il ritardo o la mancata realizzazione dello stesso, derivanti da cause di forza maggiore sopraggiunte precedentemente, durante o dopo la spedizione, come (ma non limitatamente a) disastri naturali (terremoti, alluvioni, siccità, ecc.), problemi di ordine pubblico (sommosse popolari, rivoluzioni, atti di terrorismo, instabilità politica, problemi di sicurezza, ecc.), emergenze sanitarie, difficoltà legate alle attività di autorità di qualunque natura, ordine e grado (organizzazioni internazionali, autorità governative, nazionali, regionali, provinciali, distrettuali, locali e altre autorità amministrative), ecc.
Vista la natura pionieristica dell’esplorazione, il progetto potrà essere altresì posticipato o annullato, a insindacabile giudizio dell’organizzazione e dell’amministrazione del progetto, nonchè dei partecipanti al medesimo, in caso di estreme difficoltà (logistiche o di altro genere), o di rischi irragionevoli per i partecipanti.
Nonostante l’Altopiano Mesopotamico sia il luogo che attualmente ha le maggiori probabilità di ospitare le vestigia della città perduta di Paititi, l’organizzazione e l’amministrazione del progetto non possono garantire di ritrovarla effettivamente in quella zona, proprio per la natura pionieristica dell’esplorazione, quindi non sono responsabili dell’eventuale esito negativo della ricerca.
Qualora la spedizione dovesse venire rimandata per le cause sopra indicate, indipendentemente che sia stata raccolta o meno la cifra minima necessaria per realizzarla, tale ritardo verrà segnalato via e-mail ai donatori. Il denaro raccolto verrà trattenuto, per poter realizzare la spedizione non appena gli impedimenti sopraggiunti saranno superati (ad esempio, attivando un’altra raccolta fondi, nel caso in cui la presente permetterà di raccogliere solo una parte della somma necessaria alla realizzazione del progetto).

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