oppure accedi con email e password

oppure

Registrati con il tuo indirizzo email

Inserisci il tuo indirizzo email: ti invieremo una nuova password, che potrai cambiare dopo il primo accesso.

Ricordi la tua password?

Controlla la tua casella email: ti abbiamo inviato un messaggio con la tua nuova password.
Potrai modificarla una volta effettuato il login.

Non abbiamo sete di scenografie (seconda fase)

Una campagna di
ImmagicaFilm

Contatti

Una campagna di
ImmagicaFilm

Non abbiamo sete di scenografie (seconda fase)

  • Raccolti € 1.290,00
  • Sostenitori 25
  • Scadenza Terminato
  • Modalità Raccogli tutto  
  • Categoria Documentari & inchieste

Una campagna di 
ImmagicaFilm

Contatti

Il Progetto

La raccolta fondi per il documentario ha avuto un esito inatteso, ma molto positivo.

Per il momento vi possiamo rivelare solo che è arrivata da fonti esterne al crowdfunding buona parte dei fondi necessari alla produzione del film. Per coprire le spese necessarie a completarlo servono ormai solo 2000,00 euro.

L’obiettivo è a portata di mano. Sosteneteci!

NON ABBIAMO SETE DI SCENOGRAFIE

La lunga storia della chiesa di Alvar Aalto a Riola

La raccolta fondi per il documentario

Durata: 50' circa
Regia e soggetto: Roberto Ronchi e Mara Corradi
Produzione: Immagica film
Lingua: italiano

Il Cardinale Giacomo Lercaro, l’architetto Alvar Aalto, un imprenditore che rischia di persona e una piccola parrocchia che vuole la sua chiesa. Dieci anni di vicende avvincenti per la costruzione di un’importante architettura del Moderno che diventa il simbolo del piccolo paese di Riola.
Noi giovani cineasti ci siamo imbattuti in questa storia controversa.
Pochi testi ne parlano, ma sono avvenimenti troppo importanti, culturalmente e socialmente, per lasciarli scivolare nell’oblio.

Questo film rimarrà a Riola, a disposizione della parrocchia, e potrà essere mostrato a tutti quelli che, ammirando la Chiesa di Alvar Aalto, vorranno approfondirne le vicende. Proporremo il film alle emittenti televisive italiane e internazionali e lo faremo viaggiare in giro per il mondo nelle rassegne e nei Film Festival, per far conoscere questa storia nei luoghi di cultura.
Non appena raggiunto l’obiettivo della campagna per l’edizione italiana del film, apriremo una nuova raccolta fondi per la realizzazione della versione in inglese.

Questo crowdfunding è l’unico modo per mettere insieme tutte le testimonianze e i documenti che si sono conservati. Aiutateci a produrlo finanziandolo, anche con piccole somme, perché stiamo cercando di lasciare a Riola una preziosa eredità!

La lunga storia


La Chiesa di Riola Vergato, sulla linea che collega Bologna con Porretta Terme, è uno degli episodi più significativi della storia dell'architettura moderna in Italia. Intitolata a Santa Maria Assunta, si tratta dell’unica opera italiana di uno dei più grandi maestri del Movimento Moderno, il finlandese architetto e designer Alvar Aalto. Numerose e diverse furono le parti coinvolte nelle vicende della sua realizzazione, che si può dire non ancora ultimata: le istituzioni religiose e quelle laiche, un celebre architetto e una piccola comunità di fedeli guidata da un parroco, un grande imprenditore e un cardinale.

I primi passi del progetto di Riola, di cui Alvar Aalto non poté neppure vedere l’apertura del cantiere, poiché morì poco tempo prima, furono avanzati nel 1957 quando, nel clima di rinnovamento liturgico, culturale e sociale voluto dal Cardinale Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna dal 1952 al 1968, gli architetti Glauco e Giuliano Gresleri si recarono a Helsinki per stringere i primi contatti con il maestro finlandese. L'incarico ufficiale fu affidato ad Alvar Aalto solo nel novembre del 1965 durante l'incontro con l'arcivescovo, recatosi appositamente a Firenze a visitare la mostra a lui dedicata a Palazzo Strozzi. La scelta di Aalto testimonia l'attenzione di Lercaro nei confronti della contemporaneità architettonica e del Movimento Moderno, in grado di farsi interprete dei nuovi orientamenti spaziali indicati dal Concilio Vaticano II. La chiesa di Riola si inserisce nel programma lercariano, inaugurato con la famosa processione del giugno del 1955, in cui la diocesi di Bologna si impegnò nell’urgente compito di portare, sono parole del Cardinale, la "casa di Dio tra le case degli uomini".

Il documentario racconta questa storia controversa e molto sofferta soprattutto per la gente, lontana dalla comprensione delle logiche di prestigio e di potere, ma convinta che una chiesa bella e costruita da un architetto importante potesse rinsaldare i legami in un paesino che cercava di risorgere dopo la guerra. E’ già in occasione della presentazione del progetto di Aalto a Bologna che il Cardinale Lercaro sente la necessità di rimarcare che questa  chiesa, così concepita, rispondeva all’urgenza della piccola comunità di sentirsi unita intorno a un altare, rigettando le obiezioni di chi già criticava questa scelta come sfoggio di monumentalismo.

Agli architetti Glauco e Giuliano Gresleri, all'epoca dei fatti membri dell'Ufficio Nuove Chiese istituito da Lercaro all'interno dell'arcidiocesi di Bologna, il compito di tessere la trama di questa storia, intrecciando fatti pubblici con aneddoti personali e lasciando emergere l’humus culturale, i consensi come i dissensi, in cui nacque e si sviluppò l’ambizioso programma lercariano. Come contraltare, la determinazione di Don Borri, parroco di Riola all'epoca dei fatti, dei parrocchiani e degli abitanti di Riola è testimoniata da numerose interviste a chi visse le vicende: dai ricordi dei bambini che nel 1966 accolsero Alvar Aalto nella sua prima visita in loco, sventolando bandiere finlandesi, alle persone che organizzarono l'accoglienza al progettista e alla moglie, ai semplici fedeli e cittadini di Riola che seguirono la costruzione nel tempo.
Il documentario descrive anche le difficoltà che sospesero il progetto per diversi anni, citando i problemi economici, la destituzione di Lercaro e il colpo di scena che, a dieci anni dal conferimento dell’incarico, risolse la storia, la decisione del geometra Mario Tamburini, direttore della Grandi Lavori Spa e abitante di Riola, di costruire la chiesa fronteggiando le spese eccedenti che ne avevano bloccato l’iter.

Il territorio fa da sfondo alle vicende, proprio come fu per la progettazione della chiesa, quando l'Ufficio Nuove Chiese inviò un corposo dossier di fotografie che descrivevano il paesaggio, la natura, i monumenti, la tradizione e i segni contemporanei dell'Appennino bolognese.
Memorie e documenti storici si intrecciano a testimonianze contemporanee super partes, come quella di Don Fabio Betti, attuale parroco di Riola, che raccolgono l’eredità di un avvenimento controverso, lasciando al pubblico il compito di dare un giudizio al progetto, alle sue vicende e agli uomini che ne furono protagonisti.

Mara Corradi
Giornalista nel settore dell'architettura e del design, ha pubblicato ricerche e studi sul progetto collaborando dal 2003 con Paolo Schianchi. Ha sviluppato progetti di archivio, conservazione e valorizzazione per il Museo Kartell e per Michele De Lucchi, per il quale ha seguito pubblicazioni e mostre personali per dieci anni. Oggi si occupa di commento e critica per il portale Floornature e realizza documentari di architettura con Roberto Ronchi. Dal 2015 è co-curatore degli eventi dello spazio FAB Architectural Bureau di Milano.

Roberto Ronchi
Regista e cameraman televisivo. Ha cominciato la sua carriera nella produzione di contenuti audiovisivi nel 1999. Ha collaborato con le maggiori emittenti italiane ed europee nella produzione di cronaca, documentari e intrattenimento. Ha curato le riprese di alcune edizioni di Overland, reportage di viaggio trasmesso dalla RAI.

Mara Corradi e Roberto Ronchi lavorano insieme dal 2012, allo scopo di ragionare su tematiche progettuali utilizzando il mezzo del video. Il loro primo film‐documentario “Rafiq Azam. Architecture for Green Living”, girato nel 2012 tra Milano e Dacca, è stato presentato ai Film Festival di Milano, Lund e Lisbona.

Perché questa storia

Avevo vent’anni e poche nozioni, ma tanto amore, per la storia dell’arte quando sono entrata per caso nella Chiesa di Alvar Aalto e Riola. Non ho mai dimenticato il candore delle sue pareti e lo straordinario bagno di luce che nasce dalle sue finestre alte. Sono uscita senza sapere molto di più della sua storia, ma anni dopo l’ho ritrovata per caso e mi sono messa a studiarla. Su internet le sue vicende, solo accennate, cominciavano a entusiasmarmi, mentre già ritrovavo filmati dell’epoca della sua costruzione. Poi seppi di un Cardinale, molto amato e molto odiato, vittima dei suoi stessi ideali. Poi venne la letteratura e la critica sul progetto, ma anche la storia vista dai parrocchiani. La mia formazione progettuale mi riportò ad Alvar Aalto, alla Finlandia e all’approccio protestante di un progetto per una chiesa cattolica. Roberto Ronchi ed io cercavamo la storia di un luogo che raccontasse le vicende degli uomini e l’abbiamo trovata.

Poi abbiamo conosciuto don Fabio Betti il parroco più entusiasta che possiate immaginare. Lui ci ha mostrato una telecamera amatoriale con cui, ci ha detto, aveva da tempo in mente di raccontare le vicende della sua chiesa con un film. Da lì abbiamo conosciuto la memoria storica degli eventi, Paolo Vannini, che ci ha descritto la spinta popolare verso questa chiesa. Poi è arrivata Elisabetta Gentilini, testimone delle ricerche del padre Ottorino, autore del volume “Chiesa di Alvar Aalto: non solo architettura”, straordinario compendio di testimonianze popolari, che fu così generosa da ospitarci a casa sua durante le riprese. Poi c’è stato l’incontro con Mariangela Malpassi, la figlia del farmacista che accolse Aalto in casa sua nel giorno dei suo primo sopralluogo al terreno su cui sarebbe sorta la chiesa. E ancora Lia Fornasini che ci raccontò di quando bambina fu testimone di quella visita e scrisse un tema che ancora è conservato. E ancora tanti altri riolesi desiderosi di descrivere la storia per come l’avevano vissuta loro o i loro padri. Tutto a quel punto combaciò e ci sentimmo investiti di un compito importante.

All’apertura del crowfunding, Immagica film ha già speso circa il 50% del budget calcolato necessario. Chiediamo a tutti voi di credere in questo progetto e di finanziare la restante parte delle ore, delle spese e del lavoro necessari al completamento dell’opera. La chiesa di Alvar Aalto è l’orgoglio dei riolesi. Vengono dall’estero per vederla, dice Arnaldo Fornasini. Sono sicura che siete già ansiosi di vederci raccontare questa storia.

Cosa è già stato fatto

Ore e ore di ricerche d’archivio
Raccolte di filmati e fotografie dell’epoca
Circa il 50% delle interviste
Numerose coperture in loco

Cosa resta da fare

Completare interviste e coperture
Affittare un drone per riprese aeree
Sonorizzazione
Montaggio e postproduzione

Commenti (5)

Per commentare devi fare
  • CD
    Cristina  Nel 1975 un intero paese aspettava la chiesa di Alvar Aalto. Oggi un intero Paese aspetta il film documentario. Progetto affascinante e prezioso tassello di cultura assolutamente da realizzare e diffondere.
    • MR
      Martina  Vorrei che come sostenitori comparissero i miei genitori: Dante Raimondi e Marilena Corsini.
      • lt
        laiza  ho effettuato bonifico per NON ABBIAMO SETE DI SCENOGRAFIE vi ringrazio
        • avatar
          Egidio  Bellissimo "Progetto"....
          • avatar
            Emilio  Bel progetto, deve avere successo! aspettiamo il film!

            Gallery

            Community