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Lu Dialettu, il dialetto salentino nella variante pulsanese

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Lu Dialettu, il dialetto salentino nella variante pulsanese

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“Lu dialettu è parti ti lu cori                                                                                                                
(il dialetto è parte del cuore)                                                                                                                  
di quella grande cosa che è il paesello.
Tu no lu caggniscià, ca t’è ‘nn’amicu!
(Tu non lo disdegnare, perché ti è amico!”)

Dalla poesia “Lu dialettu” di Cesare Mandrillo, poeta e scrittore

"Perché l’Italia è così ricca di dialetti? Questo dipende dalla vicenda politica e socio-culturale dei secoli scorsi, dopo la caduta dell’impero romano".
Francesco Sabatini, Presidente Onorario Accademia della Crusca

"Il dialetto non è un semplice residuo culturale del passato, o addirittura da castigare e da dimenticare, tutt’altro! Il dialetto è una dimensione dell’anima di una comunità".
Gino Marinò, esperto del dialetto pulsanese

Regia            Salvatore Tomai
Produzione    Produzioni dal basso (in collaborazione con la Pro Loco di Pulsano)
Formato        Hd / 4K
Durata          75’ Theatrical - 55’ Tv
Musiche        Claudio De Vittorio e i Febi Armonici, con la partecipazione straordinaria di Pino De Vittorio
Fotografia     Cosimo Franchini
Montaggio     Cosimo Franchini
Presa diretta  Emanuele Corasaniti

Premessa

Per tanti è la lingua con cui nasciamo, con cui sviluppiamo le prime relazioni, con cui facciamo i primi giochi, è il nostro dialetto. In Italia, ogni paese ha il suo. Col dialetto usiamo espressioni di cui ignoriamo l’origine, espressioni che si sono tramandate per secoli e nascondono una ricchezza che qui cerchiamo di indagare attraverso il salentino per come si è trasmesso in un paese della provincia di Taranto: Pulsano. Territorio che ha visto il passaggio di greci, romani, bizantini, arabi, longobardi, normanni, aragonesi, spagnoli e francesi. Loro tracce le ritroviamo ancora oggi nel parlato, nelle poesie, nelle filastrocche e nei testi teatrali.

Sinossi

Attraverso le voci di chi ha a cuore il dialetto, sia anziani che giovani, si fa memoria del lessico salentino che si è parlato e si continua a parlare a Pulsano, paese in provincia di Taranto, nell’Alto Salento.

Le testimonianze si intrecciano mentre ascoltiamo alcuni canti tradizionali che si cantavano nelle campagne della zona.

I canti saranno reinterpretati da Claudio De Vittorio e i Febi Armonici, che dalla fine degli anni Settanta fanno ricerche sui canti tradizionali salentini. Alcune esecuzioni saranno impreziosite dalla partecipazione straordinaria di Pino De Vittorio, uno dei massimi cultori e interpreti del repertorio della musica popolare. Nativo di Leporano (Taranto), conosce bene il dialetto salentino e la struggente poesia che si nasconde in quei canti dove si mescola l’amore al lavoro.

Testimonianza preziosa sarà anche quella di Cesare Mandrillo, ex-direttore didattico di 93 anni che continua a scrivere in dialetto, recuperando anche termini che fanno parte del dialetto arcaico e che sono caduti in disuso, come aveva già segnalato negli anni Cinquanta il glottologo tedesco Gerard Rohlfs. A questo personaggio straordinario sarà dedicato anche un ricordo, perché è stato il primo linguista a fare uno studio organico sul dialetto salentino. Il glottologo tedesco fin dagli anni ’30 ha frequentato il Salento, producendo infine un ampissimo vocabolario salentino-italiano, tra cui diverse voci lessicali furono raccolte a Pulsano. A ricordarcelo sarà Gino Marinò, ex professore di inglese nei licei tarantini, da sempre grande appassionato di glottologia. Con lo stesso Marinò ripercorreremo le radici del pulsanese, con i suoi grecismi, latinismi e derivazioni dallo spagnolo e dal francese.

L’interesse per il dialetto locale è manifestato anche da alcuni giovani laureati, tra cui Lucrezia Dimaggio, di fresca laurea con una tesi sul lessico pulsanese, dove contestualizza il dialetto sia geograficamente sia storicamente.

Emma Lopresto, restauratrice di statue in cartapesta, ricorda ancora con vivezza le filastrocche che i nonni le raccontavano quando passavano le estati nei ficheti in prossimità della marina. E ricorda come alcuni modi di dire l’hanno accompagnata negli anni.

Dagli anni ‘70 in diversi hanno cominciato a scrivere in dialetto, soprattutto in forma di poesia.

Per alcuni come Giovanna Battiato, autrice di commedie dialettali e poesie, è un richiamo ai tempi passati e talvolta nostalgia della propria giovinezza, ma c’è anche chi come Totò Scialpi (1922-?) e Giruddu Laterza (1925-2002), scrivono poesie di carattere sapienziale con termini andati ormai in disuso. Questi due poeti li ascolteremo grazie ad alcune vecchie registrazioni, mentre le poesie di Tito Lucchese (1921-1982), saranno lette da alcuni giovani pulsanesi, Filippo Stellato e Roberta Borraccino.

La scrittura in dialetto ha toccato non solo la poesia, ma anche il teatro. Tito C. Lucchese con alcune sue commedie, dove si rappresentano storie che fanno parte della memoria collettiva del paese, è riuscito riescono a raccontare i costumi, le convinzioni e i comportamenti pratici diffusi tra Ottocento e Novecento.

Il dialetto è spesso legato sia nei modi di dire che nei proverbi alle attività lavorative della comunità. A Pulsano l’economia girava intorno ai vigneti, agli uliveti e ai ficheti. Il Museo della Civiltà Contadina che ha sede nel castello de Falconibus, costruito nel 1435, ha moltissimi reperti che fanno meglio comprendere parte del lessico pulsanese, parole che ricorrono in tutto il Salento perché è stata fortissima l’influenza della cosiddetta “migrazione interna”, cioè di quei lavoratori del basso Salento che si sono trasferiti a Pulsano nel corso del Sei-Settecento e soprattutto nel primo Ottocento.

Marcella Leuci, storica insegnante di scuola media a Pulsano, ci parla del suo impegno a tenere viva la parlata dialettale tra le nuove generazioni, mentre Antonio Marangiolo, maestro elementare, ci ricorda come il dialetto sia stimolante per la crescita dei bambini.

IlMuseo della Civiltà contadinaavrà la funzione diriscaldarela memoria di alcuni anziani come Vincenzo Basta, ex capitano di lungo corso e agricoltore, e Angelo Fanelli, contadino che fino a pochi anni fa ha usato cavallo e traino per andare a lavorare in campagna. Con loro ripercorriamo il lessico dialettale tipico degli agricoltori e alcuni modi di dire, i ditteriu appunto. L’anziana Lucia Tomai Pitinca ci ricorda alcune usanze familiari espresse nelle sue forme dialettali.

Fare memoria di un dialetto è fare memoria della storia e della cultura di una comunità e di un territorio. Il dialetto, quindi ancora oggi, rappresenta il distillato di una cultura che si è tramandata per generazioni. E resta impresso nella memoria anche di chi ha lasciato il paese fin da bambino, come padre Guido Innocenzo Gargano, monaco camaldolese, professore di Teologia dogmatica e spirituale in diversi atenei romani, che ci racconta come la musicalità del dialetto lo ha agevolato nell’imparare il greco antico e moderno, quando da giovane studente di teologia si trasferì in Grecia per approfondire gli studi monastici.

Per meglio comprendere come il dialetto si è andato arricchendo dell’incontro di diversi popoli nel territorio di Pulsano, con l’architetto Pasquale Tomai, esperto di storia locale, accenneremo alle tracce archeologiche ancora visibili, dal villaggio dell’età del Bronzo a Marina di Pulsano, nei pressi di Torre Castelluccia, fino alle mura di epoca normanna all’interno del Castello de Falconibus.

Il nesso tra territorio e dialetto è un altro campo d’indagine del documentario che presenterà anche alcuni studiosi dell’Università del Salento che hanno indagato le persistenze linguistiche dovute alle varie dominazioni succedutesi nel territorio salentino.

Ed infine il professor Francesco Sabatini, famoso linguista, ci dirà della ricchezza culturale che si nasconde dietro ogni dialetto.

Contenuti

Oltre agli aspetti  linguistici devono venire fuori le conoscenze che si tramandavano all’interno delle famiglie, le credenze popolari, la religiosità, le usanze, le consuetudini.

Le influenze linguistiche dovute alle varie circostanze storiche: dalle migrazioni interne (ad es. la forte migrazione proveniente dal capo leccese), alle varie dominazioni in seguito al periodo magno-greco (perciò il griko, il latino, il longobardo, il francese, etc.).

La ricchezza di una lingua dialettale fa capire quanta sapienza e cultura ci sia in un luogo, dove una popolazione si è avvicendata.

Il dialetto non è solo richiamo ai tempi passati, ma nel suo essere intrinsecamente legato al territorio, alle persone che lo hanno vissuto ci dice ancora oggi molto del passato. 

La toponomastica, ad esempio, è un altro degli aspetti da indagare.

Motivazioni

Questo documentario non vuole essere un lavoro nostalgico, ma un’opera di recupero della memoria linguistica dialettale che nasconde una grande ricchezza, un patrimonio immateriale che rischia di scomparire. Questa motivazione ha spinto anche la Pro Loco di Pulsano a sostenere il progetto nelle forme che le sono possibili, affinché questo documentario si realizzi.

Pulsano vuole essere solo un esempio. Come Pulsano in tanti paesi italiani si verifica quella frattura generazionale che non permette la trasmissione linguistica e culturale tra generazioni.

Per quanto il dialetto sia stato ‘sdoganato’ in vari ambiti, però si vanno perdendo tantissime espressioni dialettali e il senso originario di tante frasi idiomatiche. Un audiovisivo come questo, rispetto a un libro, porta certamente dei limiti di approfondimento, ma ha il pregio di riportare la pronuncia, il dialetto parlato.

Comments (1)

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  • AD
    Antonietta Grazie a tutti

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