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IMBILICO Perpetua Motus Terra

Una campagna di
Gian Luca Bianco

Contatti

Una campagna di
Gian Luca Bianco

IMBILICO Perpetua Motus Terra

Campagna terminata
  • Raccolti € 288,00
  • Sostenitori 9
  • Scadenza Terminato
  • Modalità Raccogli tutto  
  • Categoria Libri & editoria

Una campagna di 
Gian Luca Bianco

Contatti

Il Progetto

IL CATALOGO/LIBRO DA REALIZZARE ATTRAVERSO LA RETE, ATTRAVERSO DI VOI!

Ho deciso di attivare la campagna di crowdfunding per difendere in ogni maniera il lavoro per come è stato realizzato, nella sua forma più sincera e creativa con due grafici appassionati, Alessio e Massimiliano. Molti sapranno che nell’editoria oggigiorno si dovrebbe sottostare a delle regole che troppo spesso snaturano, semplificano, distruggono i progetti per poterli facilmente categorizzare in un sistema distributivo. Imbilico è un progetto che se snaturato perderebbe ogni senso e pertanto mi affido alla rete, alle persone che mi conoscono e mi stimano, a persone che non mi conoscono ma si rivedono in progetti fatti in maniera eroica per mantenerne l’anima, a chiunque si senta vicino ad una ricerca che non è semplificata ma che richiede profondo impegno e rigore per poter essere mantenuta.

Abbiamo progettato il libro d’artista Imbilico con Due Collective in occasione della mia partecipazione alla 24a edizione dell'Armory Show di New York e stampato in sole 21 copie numerate e firmate.

Il libro si riferisce alla mia produzione artistica cominciata con il reportage fotografico realizzato nelle aree del terremoto che ha colpito pesantemente il centro Italia nel 2016 con l'amico Gian Domenico. Quelle immagini di distruzione rappresentano il punto di partenza per una riflessione sul concetto di precarietà, sull’essere ‘in bilico’ e su ricostruzione / trasformazione attraverso la tecnica del collage. Pubblicato in due lingue (italiano e inglese), il libro inizia con una ricerca geologica realizzata su mappe e prosegue con la storia fotografica del viaggio verso le zone del terremoto. Quelle foto scattate sono poi state utilizzate, distrutte e rielaborate con una serie di diversi esperimenti. Le opere sono state esposte in Italia e all’estero.

L'ultima parte del libro, invece, raccoglie tutta la produzione di collage e le relative stampe suddivise in diversi supporti utilizzati che vanno dalla carta Fabriano alle veline, dagli acetati, ai sudari di canapa fino ai lightbox.

Imbilico rappresenta un'opportunità per rileggere il rapporto tra essere umano e natura, le regole che determinano questo equilibrio precario che spesso va al di là del nostro controllo. È un progetto in evoluzione che cambia forma, sia nei significati che nel tipo di ricerca.

Il denaro che raccoglierò nel crowdfunding contribuisce a finanziare la stampa di 100 copie del libro Imbilico . Non solo, una parte della raccolta desidero destinarla all’acquisto e alla donazione di una biblioteca di libri d’arte destinata ad una scuola o ad un centro ricreativo pubblico in una delle zone maggiormente colpite dal sisma. L’arte è il mezzo,  lo strumento più efficace per la costruzione di un senso di comunità, di cultura personale e sociale, di sistema economico che nel tempo generano bellezza, accoglienza, prosperità, armonia, ed economia.

IMBILICO

Imbilico è un viaggio fuori e dentro se stessi.

In Imbilico i terremoti del 24 agosto 2016 e del 30 ottobre 2016, sono una drammatica scusa per parlare di noi, di questa nostra umanità alle prese con delle sfide enormi che vanno dai cambiamenti climatici, ai cambiamenti demografici, ai cambiamenti scientifici, ai cambiamenti sociali. Per questa ragione Imbilico diviene il mezzo per esplorare quella terra di mezzo, quello spazio che dobbiamo andare a ricercare e che ci permette di trovare un nuovo equilibrio quotidianamente.

LA STORIA DEL PROGETTO

Il viaggio è incominciato così.

Mi chiamo Gian Luca Bianco sono regista mi occupo di comunicazione, di raccontare storie. Sono partito con Gian Domenico per fare un reportage delle aree terremotate, ero interessato alle aree distrutte e non sapevo cosa avrei visto, quali fossero le reali condizioni delle aree colpite dal doppio sisma di agosto e ottobre; mi era chiaro che non volevo fare un documentario, per la prima volte non ero in cerca di storie, ero in cerca di me, tra le macerie, non avevo intenzione di mettere il dolore dei terremotati in pasto al mondo, così l’ho fatto con ciò che uso quotidianamente, la mia macchina fotografica.

Il viaggio è durato quattro giorni, ed è stato tanto doloroso quanto liberatorio. La realtà è molto diversa da quella trasmessa dai media. Quell’immaginazione che segue le catastrofi, quel sentimento del sentito dire, una volta che ci si trova vicino diventa una comunione che rafforzata e amplificata il desiderio di partecipare e di trovare una maniera per andare oltre le fotografie per esprimere la reale tragedia, dentro e fuori.

Imbilico è diventato in questo modo il progetto di vita e ha preso molte forme. La prima è stata quella artistica, un’esplorazione interiore libera da ogni vincolo formale e capace di portarmi in territori interiori sconosciuti. Sono appassionato d’arte, amo leggere e studiare la storia dell’arte. Ho sperimentato con le mie mani, smontato e rimontato e distrutto e ricostruito per raggiungere quel dolore profondo immobile dentro di me, quel dolore che è di ognuno di noi, pensando che chiunque si fosse trovato davanti ad una delle mie immagini avrebbe in qualche modo incontrato anche il suo proprio dolore e forse risvegliato un desiderio di liberazione e guarigione.

Il risultato è che nella distruzione e nel dolore vi ho ritrovato la speranza, perché il dolore e la sofferenza rinsaldano, rinforzano la vita, danno il senso ad ogni cosa che accade, rafforzando il desiderio di comunità prima di tutto con se stesso, che poi diviene empatia con chi ci circonda, ci unisce.

Su queste premesse ho iniziato ad esplorare il senso di precarietà, di passaggio, di movimento e ho scelto come titolo un sostantivo da me creato Imbilico la cui origine è bilico /’biliko/ s. m. [der. di bilicare, “mettere in bilico”, dal lat. volg. umbilicare, der. di umbilicus/ “ombelico; punto centrale”] cosi mi si è chiarito quelche stavo cercando, il punto di equilibrio, il Centro.

Sono i piccoli gesti eroici che ogni giorno compiamo a fare la differenza nella nostra vita, sostieni Imbilico e grazie dal profondo del cuore.

"Il mio mezzo preferito è la fotocamera, che consente di documentare e mettere insieme pezzi noti e sconosciuti, procedendo su una linea sottile che separa dimensioni temporali e spaziali, conoscenza e ignoranza". Gian Luca Bianco

Commenti (1)

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