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Hulk's Toys (le ragioni di Franco)

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Tommaso Barsali

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Tommaso Barsali

Hulk's Toys (le ragioni di Franco)

Campaign ended
  • Raised € 586.00
  • Sponsors 21
  • Expiring in Terminato
  • Type Keep it all  
  • Category Books and publishing

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Tommaso Barsali

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The project

La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d’essere.”

“Insanity is a human condition. Insanity exists in us along with rationality. The problem is that society, to be able to name itself as a civil one, should equally accept both rationality and insanity, but instead gives mandate to a science discipline, psychiatry, to translate insanity in a disease with the purpose to eliminate it. The asylum has here its reason to exist.”

Franco Basaglia in Conferenze brasiliane, 1979 - Raffaello Cortina Editore

For english text see below

Ho cominciato questo documentario nel 2006 per la meraviglia che mi hanno suscitato da subito le opere di Franco Bellucci, e la mia profonda ammirazione nei confronti della vita e della lotta civica, che per larga parte sono state la stessa cosa, di Franco Basaglia.

Negli anni ci ho guadagnato diversi amici per la vita, e tratto molti insegnamenti sull'arte, la creazione, sulla giustizia, e in definitiva sulla vita stessa.

Nel 2012, la prima parte di questo progetto ha vinto la Lucie Foundation Emerging Scholarship

Quando nel 2013 è nato mio figlio, mi sono accorto che ho cominciato a pensare alla storia di Franco in modo diverso.

Posso dire senza esitazione che questo sia il progetto più importante della mia vita, e avere la possibilità di farlo diventare un libro, nel 2018, a 40 anni dalla legge Basaglia, per me è un momento bellissimo.

Tommaso Barsali

IL DOCUMENTARIO

“I giocattoli di Hulk” vuole essere diverse cose insieme: un progetto sulla vita e l'arte di Franco Bellucci, un resoconto poetico del suo passato e del suo presente, un esame dell'ambiguità delle sue creazioni in quanto opere d'arte e giocattoli, una ricerca sull'infanzia, un documento sull'alternativa all'istituzionalizzazione dei problemi di salute mentale.

Franco Bellucci ha vissuto per quasi quarant'anni - da quando era un ragazzino – all’interno del manicomio di Volterra, a causa della sua distruttività compulsiva verso gli oggetti . Alla nascita e nei primi anni di vita , Franco è un bambino come tutti gli altri: la sua distruttività inizia durante l'infanzia quando lo colpisce un violento attacco febbrile che lo lascia in fin di vita e con danni cerebrali permanenti.

I segni della sua condizione sono da subito evidenti, ma Franco riesce a fare piccoli progressi grazie al paziente sforzo della sua famiglia. La sua distruttività è sempre presente.

Nel 1961, durante l'eclisse totale di sole, getta alcuni mobili dalla finestra di casa sua, a Livorno, e di lì a poco viene prima portato in ospedale, poi internato definitivamente nel manicomio di Volterra.

Per quindici anni è costantemente legato al letto come mezzo di contenzione della sua grande forza: un giorno, mentre è immobilizzato, gli viene accidentalmente dato fuoco, probabilmente con un mozzicone di sigaretta. Franco riporta ustioni su tutto il corpo per le quali rischia la morte.

Nel 1978, la legge 180, ispirata dallo psichiatra Franco Basaglia, sancisce la chiusura dei manicomi.

Franco viene slegato dal letto, ma la burocrazia lo dichiara “residuo manicomiale indimissibile”.

A causa di questa etichetta, è costretto a vivere nel limbo di un manicomio fatiscente per altri venti anni, prima che per il suo caso si trovi una soluzione alternativa. Nel 1998 viene finalmente accolto nel Centro di Salute Mentale di Livorno – intitolato a Franco Basaglia – che ospita persone, come lui, non autosufficienti a seguito dei tanti anni di istituzionalizzazione.

Viene soprannominato Hulk , ma qui la sua condizione viene rispettata, e viene incoraggiata la sua capacità di esprimersi.

Invece di distruggere, inizia a ri-creare, legando ogni tipo di materiale e oggetto in potenti opere d'arte, che considera i suoi giocattoli, esibite negli anni successivi in varie mostre e musei in tutto il mondo, sempre con grande successo.

Progressivamente, la sua distruttività diminuisce, fin quasi a scomparire: oggi Franco vive una vita scandita e quasi ricreata dai suoi giocattoli, in una struttura aperta, nella quale la sua dignità di persona viene finalmente riconosciuta.

PERCHE' FARNE UN LIBRO

Nel filo degli anni durante i quali ho fotografato Franco, mi sono spesso detto che per quanto mi sforzassi non sarei mai riuscito ad immedesimarmi con lui.

Quello che ha vissuto, che ha visto, rimane troppo difficile da capire per me.

Forse posso cercare di capire come si sentisse suo padre, ho pensato.

Che padre sarei stato per un ragazzino come Franco, nel momento in cui me lo portano via, verso il manicomio, e rimaniamo io, mia moglie, i suoi fratelli, e nel nostro silenzio sono già scolpite le sofferenze che sappiamo e non osiamo immaginare? Che rumore fa la porta di casa che si richiude, in quel momento?

E mi domando, oggi, di questi momenti che stiamo vivendo, cosa ricorderanno i miei figli.

Quali momenti per me indifferenti rivivranno con gioia, di quali che per noi genitori sono stati straordinari, si ricorderanno appena?

Con queste fotografie vorrei mettere al riparo i momenti dimenticabili, quel presente leggero cheviviamo quando siamo presenti: momenti di un'infanzia che scorre – come quella di mio figlio Martino – e quella di Franco Bellucci, che sembra essersi conservata.

Questo il mio tentativo: sovrapporre, mescolare istanti diversi per cercare di capire se si intersechino in una stessa infanzia, se in definitiva possa esistere un'infanzia che sia di tutti e non solo di ciascuno.

Ecco, non potendo capire le ragioni di Franco, ho provato ad immaginarle.

Chissà cosa si ricorda Franco dei giorni del manicomio, dei legacci del letto di cui poteva esplorare con gli occhi ogni dettaglio, di quando gli hanno dato fuoco per sbaglio.

I giocattoli che non gli avevano lasciato, e quell'infanzia che non è mai finita.

E ancora, sullo sfondo, l'umiltà, la chiarezza delle sue ragioni, il coraggio di Basaglia.

L'importante è che abbiamo dimostrato che l'impossibile può diventare possibile. Dieci, quindici, venti anni addietro era impensabile che il manicomio potesse essere distrutto. D'altronde, potrà accadere che i manicomi torneranno ad essere chiusi e più chiusi ancora di prima, io non lo so! Ma, in tutti i modi, abbiamo dimostrato che si può assistere il folle in altra maniera, e questa testimonianza è fondamentale. Non credo che essere riusciti a condurre una azione come la nostra sia una vittoria definitiva. L'importante è un'altra cosa, è sapere ciò che si può fare. E' quello che ho già detto mille volte: noi, nella nostra debolezza, in questa minoranza che siamo, non possiamo vincere. E' il potere che vince sempre; noi possiamo al massimo convincere. Nel momento in cui convinciamo, noi vinciamo, cioè determiniamo una situazione di trasformazione difficile da recuperare.”

Franco Basaglia in Conferenze brasiliane, 1979 - Raffaello Cortina Editore

ENGLISH VERSION

I started this project moved by the deep marvel I instantly felt for the objects created by Franco Bellucci, and by the admiration for the life and the civic struggle, that have been largely and ultimately the same thing, of Franco Basaglia.

During the years I've been photographing I made some lifelong friendships, and learned many lessons on art, creation, on justice, and ultimately on life itself.

In 2012, the first part of this project was awarded the Lucie Foundation Emerging Scholarship

When in 2013 my son was born, I began thinking about Franco's story differently.

I can say without esitation that this is the most important project of my life, and being able to make it become a book, in 2018, for the 40th anniversary of the law Basaglia, for me is a very special moment.

Tommaso Barsali

THE PROJECT

“Hulk’s Toys” is a project on the life and art of Franco Bellucci, a poetic tale of his past and present, an examination of his creations and their ambiguity of works of art and toys, as well as a research on childhood documenting a humane alternative to institutionalization for those with severe mental health issues.

Franco Bellucci has livedin a mental hospital in Volterra, Italy, for almost four decades – starting in childhood - detained in a mental hospital in Volterra, Italy, due to his compulsive destructivity towards objects. Franco's was a normal birth, and he grew like other children: his destructivity is borne from a violent febrile episode in his early childhood that left him almost dead, and with permanent brain damage.

Upon meeting him, the signs of his condition are immediately evident, yet Franco manages to slowly recover, thanks to the patient efforts of his family. Still, his destructivity is always present.

Following an episode where he started throwing furniture from the window of his house in Livorno during a total eclipse that occured in Italy in 1961, he was brought to a psychiatric ward, then definitively interned in the asylum in Volterra.

For fifteen years, he was constantly tied to his bed, as a mean of containing his great force: one day, while immobilized, he was accidentally set on fire, probably with a cigarette. The large burns over his body put his life at risk.

In 1978, Law 180, a reform inspired by psychiatrist Franco Basaglia, legally forbade the internment in asylums.

Law 180 liberated Franco from his bed, but bureaucracy declared him an “undismissable asylum residue”. As a result he had to live in the limbo of a decaying asylum for another twenty years, before an alternative to confinement was found. In 1998, he was finally accepted to an open facility for mental health in Livorno – Centro Franco Basaglia - for people like him, whom, after years in an asylum, are not self-sufficient.

Here, in the Centro Basaglia, they call him Hulk , his condition is respected, and his capacity of expression is encouraged.

Instead of destroying, he starts re-creating, making strange objects by tying together all kind of materials in powerful works of art, which he considers his toys, exhibited internationally during the following years in various galleries and museums, always with great success.

In time, his compulsive destructivity nearly ground to a halt: today, Franco lives a life rythmed and almost reborn by his toys, in the open facility where his dignity as a person is finally accepted.

WHY A BOOK

During the time spent photographing Franco, I often told myself that no matter how much effort, I would never be able to identify with him. What he lived, what he saw, is too difficult for me to understand.

Maybe I can try to understand how his father felt, I thought.

What kind of father would I have been for a child like Franco, at the moment he is taken away from me, to the psychiatric ward and the asylum, and it's me, my wife, his brothers, left with the sufferings that we know and cannot immagine, already sculpted in our silence? What kind of sound does the door when you close it, in such a moment?

And I ask myself, today, these moments we are living, what will my children remember. Which moments that I lived in indifference will they revive in joy, while maybe barely remembering some other that were extraordinary to us as parents?

With these pictures I hope to protect the forgettable moments, the almost intangible present moment that we live when we are present: moments of a childhood flowing, such as the one my son Martino is living, and the one lived by Franco Bellucci, that seems preserved.

Here comes my attempt: superimposing, mixing different moments to try to understand if they can meet in one same childhood, if it's possible that childhood can exist as such for everybody and not only for each one.

I realize now that as I could not understand Franco's reasons, I tried to imagine them.Who knows what Franco remembers of the days he was detained in the asylum, of the straps tying him to his bed, that he could explore in every detail with his eyes, when it was put on fire by accident.

The toys that they took away from him, and his childhood that never came to an end.

And then, in the background, the humility, the clarity of his reasons, the courage of Basaglia.

“What matters is that we demonstrated that the impossible can become possible. Ten, fifteen, twenty years ago it was even inconceivable that the asylum could be destroyed. It could also happen that asylums will be closed again and even more closed than before, I don't know! But, in any way, we have shown that the mentally affected can be assisted differently, and this is a fundamental evidence. I don't believe that the action we conducted can be a final victory. What matters is something else, that we know it can be done. I repeated this a thousand times already: we, in our weakness, in this minority that we are, we cannot win. Power always wins: what we can do, at the very best, is to convince. In the very moment we convince, we win, in other words we determine a situation of transformation that is difficult to reverse.”

Franco Basaglia in Conferenze brasiliane, 1979 - Raffaello Cortina Editore

Comments (2)

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  • MS
    Marco Tommy spero tu realizzi questo progetto, felice di supportati!
    • avatar
      Valerio Ne voglio una copia per me e una che... deciderò poi a chi regalare: verrà il momento.

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