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Hacia el muro

A campaign of
Luca Pistone

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Luca Pistone

Hacia el muro

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  • Target € 6,000.00
  • Sponsors 137
  • Expiring in 195 days to go
  • Type Keep it all  
  • Category Documentaries and inquiries

A campaign of 
Luca Pistone

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The project

In Messico lo chiamano El muro de la verguenza .

Nel resto del mondo è ormai conosciuto come The Trump wall .

Si tratta della barriera che con l'arrivo del tycoon Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti d'America è tornata alla ribalta segnando la fine del viaggio, e in molti casi la morte, di un numero altissimo di migranti provenienti dal Centro America.
Un muro che in realtà ancora non esiste ma che il leader repubblicano ha trasformato in un suo cavallo di battaglia in occasione delle passate elezioni presidenziali nel 2016 e in vista delle prossime nel novembre 2020.
Messico e Stati Uniti condividono oltre 3mila chilometri di frontiera e Trump vuole costruire un muro che, secondo gli esperti, potrebbe essere lungo non più di 1600 chilometri, in cemento armato e alto una decina di metri. Un disegno a dir poco ambizioso che se mai un giorno si realizzerà richiederà costi inestimabili e tempi lunghi. È tuttavia vero che esistono già dei piccoli tratti di barriera fatta di rete metallica sagomata (soprattutto all'altezza di San Diego in California e di El Paso in Texas), voluti dalla presidenza Bush figlio e implementati da quella Clinton. Per aggirarli, l'esodo centroamericano è costretto ad affidarsi a intermediari (detti coyotes o polleros) e quindi optare per deserti, canyon e monti dove deve fare i conti con un sistema di vigilanza permanente fatto di droni, elicotteri e pick-up.

Le politiche e le strategie anti-immigrazione che ruotano attorno al piano edilizio celano in realtà il tentativo di difendere la cultura, la lingua, la religione - a maggioranza protestante - e a separare gli americani dai non-americani.
Gli immigrati, infatti, vengono presentati sotto una luce negativa e lo stesso Trump li definisce bad hombres , inasprendo così le divisioni razziali ed etniche all'interno della società statunitense e mirando sempre più a mantenere una connotazione identitaria. Contro tutto ciò si sbatte con violenza, venendo arrestati o addirittura morendo.

Mi chiamo Luca Salvatore Pistone e sono un giornalista di guerra freelance . Il mio lavoro mi ha portato a occuparmi di numerosi conflitti e crisi nel mondo, cominciando dall'Africa (Burkina Faso, Congo Brazzaville, Congo Kinshasa, Costa d'Avorio, Gambia, Egitto, Libia, Niger, Mali, Mauritania, Repubblica Centrafricana, Senegal e Sud Sudan), passando dal Medio Oriente (Iraq, Libano e Siria), dal Sud-est asiatico (Cambogia, Filippine e Thailandia) e dall'Europa (Ucraina e rotta balcanica dei migranti) terminando in America (Brasile, Bolivia, Perù e Giamaica).

Ho lavorato per diversi anni come inviato (giornalista, fotografo e videomaker) per Notimex, l'agenzia di stampa ufficiale del Messico, e conto collaborazioni con media e organizzazioni italiane e internazionali («El País», «Internazionale», «L'Espresso», «La Gazzetta dello Sport», «RaiNews», «Ruptly», «Nigrizia», Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, Centro Servizi Volontariato Toscana).

Ho scritto un libro, edito da Aut Aut Edizioni e intitolato Dalla Guerra. Cronache di ordinaria oppressione . Una raccolta di dieci reportage in dieci paesi differenti; storie e fotografie da zone del mondo troppo spesso dimenticate dai grandi mezzi di comunicazione e dove continuano a verificarsi abusi di ogni sorta.

L'avventura con Aut Aut Edizioni prosegue. Insieme abbiamo un progetto per la realizzazione di un nuovo libro dal titolo «Hacia el muro» («Verso il muro»).

L'esodo centroamericano verso il Nord è divenuto un e vero proprio fiume in piena e io intendo seguirlo. Riteniamo che i paesi di partenza e la frontiera meridionale del Messico, dove di recente il presidente Andrés Manuel López Obrador ha incrementato la presenza militare con una vera e propria caccia al migrante, ricevano una copertura giornalistica di gran lunga inferiore a quella della frontiera con gli Stati Uniti. C'è un forte bisogno di raccontare ciò che avviene da quelle parti, di fare giornalismo sul campo, e questo secondo noi significa una cosa molto semplice: esserci.

Vogliamo lanciare una campagna di crowdfunding grazie alla quale potrò recarmi nei luoghi di origine del fenomeno migratorio verso il Messico e gli Stati Uniti. Conoscere i contesti da cui si scappa, come l'Honduras dove si registra uno dei tassi di omicidi più alto del continente, mettermi in marcia coi migrantes aderendo alle carovanas (viaggiando insieme, migliaia di persone corrono meno rischi e hanno modo di lanciare un preciso messaggio politico), seguendo piccoli gruppi o singoli individui. A piedi, a nuoto o in barca attraversando fiumi, su treni merci, pullman, facendo l'autostop, mettendosi nelle mani dei trafficanti. E ancora, l'iter burocratico per presentare la domanda di asilo, l'ospitalità nei cosiddetti albergues (centri di accoglienza per migranti), i centri di detenzione. Fino ad andare a infrangersi contro El muro de la verguenza o, nel migliore dei casi, augurare buona fortuna a chi lo supera.

Comincerò da San Pedro Sula (Honduras), cittadina finita sotto i riflettori perché è da qui che partono le frequenti carovanas , e mi dirigerò hacia el muro . Un viaggio di circa 5mila chilometri che mi condurrà ad attraversare due frontiere (quella tra Honduras e Guatemala e quella tra Guatemala e Messico), girare in lungo e largo molti stati messicani (Chiapas, Oaxaca, Guerrero, Puebla, Distrito Federal, Michoacán, Jalisco, Sinaloa, Durango, Nuevo León, Coahuila, Chihuahua, Sonora, Baja California) e infine toccare Tijuana infrangendomi contro il muro .

Il libro «Hacia el muro», che avrà anche una galleria fotografica, racconterà dell'esodo centroamericano di cui sarò testimone. I fondi raccolti tramite questa iniziativa serviranno a coprire tutti i costi per gli spostamenti aerei e terrestri, i pernottamenti e la promozione del libro.

Aiuta anche tu «Hacia el muro»!

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The project

In Mexico they call it El muro de la verguenza .

In the rest of the world it is mostly known as The Trump wall .

We’re talking about the barrier that returned to popularity after the tycoon Donal Trump became President of the United States of America, causing the end of journey for an extremely high number of immigrants coming from Central America - even their death, in some cases.

A wall that has not been completed yet, but that has been the campaign banner of the republican leader’s presidential election back in 2016, and still plays an important role in the current campaign for the upcoming 2020 presidential run.

While the border between Mexico and the United States runs for more than 3 thousand km (about 2k miles), Trump’s plan is to build a wall that experts say won’t be longer than 1’600 km (less than 1k miles), made with reinforced concrete, and about 10 meters high (about 30ft).

An ambitious plan that, if ever completed, will cost an unpredictable amount of money and time. It is true, however, that there are already some metallic fences in place (in the San Diego area in California, and El Paso, Texas), planned by Bush Sr and built under the Clinton administration. In order to go around them, the exodus from Central American relies on intermediaries (called coyotes or polleros) who take them through deserts, canyons and mountains where a permanent surveillance system is operated through drones, helicopters and pick-up trucks.

The anti-immigration policies and strategies that revolve around the wall are meant to defend the culture, language and religion - Protestant, for the large part - of the majority, in order to create a separation between the American and non-American people. Immigrants are portrayed in a negative way, Trump himself calls them bad hombres , creating a deeper racial and ethnic tension within the American society, where they often end up being victims of violence, arrests, and sometimes killed.

My name is Luca Salvatore Pistone and I am a freelance war journalist. My job took me across the world to witness many conflicts and crises, starting from Africa (Burkina Faso, Central African Republic, Congo Brazzaville, Congo Kinshasa, Ivory Coast, Gambia, Egypt, Libya, Niger, Mali, Mauritania, Senegal and South Sudan) through the Middle East (Iraq, Lebanon and Syria), from Southeast Asia (Cambodia, Philippines and Thailand) to Europe (Ukraine and the Balkan migration routes), all the way to the Americas (Bolivia, Brazil, Jamaica and Peru).

I worked for several years as a correspondent (journalist, photographer and filmmaker) for Notimex, Mexico’s official press agency; I also collaborated with Italian and international media organizations («El País», «Internazionale», «L'Espresso», «La Gazzetta dello Sport», «RaiNews», «Ruptly», «Nigrizia», the International Organization for Migration, the United Nations Development Program, the Tuscany Volunteering Service Center).

I published a book through Aut Aut Edizioni titled From War: Chronicles of Ordinary Oppression . A collection of ten reportages in ten different countries; stories and pictures from corners of the world often forgotten by the news, where violence strikes on a daily basis.

The collaboration with Aut Aut Edizioni is not over. We are now working on a book called «Hacia el muro» («Towards the wall»).

The exodus from Central America to North America is an overflowing human river I plan to follow. We believe that the countries of origin and the southern border of Mexico, where president Andrés Manuel López Obrador has recently increased the military presence and promoted a “migrant hunt”, receive way less media attention compared to what happens at the border with the United States. We feel there is a strong need to document what happens in those areas, to report directly from the field, and this only means one thing: be there.

We want to start a crowdfunding campaign that will allow me to visit the places where the migration towards Mexico and the United States originates. Getting to know the situations from which migrants are escaping - Honduras, for example, has one of the highest murder rates in the entire continent -, marching along with the migrantes , joining the carovanas (by traveling together, thousands of people face less dangers and manage to send a clear political message), following smaller groups or single individuals. Walking, swimming or crossing rivers on a boat, riding on cargo trains, buses, hitchhiking, getting in the hands of traffickers. In addition to that, the hassle of filing an asylum petition, the hospitality of the so-called albergues (migrant shelters), the detention centers. All the way until I hit el muro de la verguenza and, in the best case scenario, I wish luck to those who will make it across.

I will leave from San Pedro Sula (Honduras), small town famous for being the starting point of many carovanas , then head forward hacia el muro. A journey of 5‘000 kilometers (about 3’000 miles) that will take me across two borders (Honduras/Guatemala and Guatemala/Mexico) and travel around multiple Mexican States (Chiapas, Oaxaca, Guerrero, Puebla, Distrito Federal, Michoacán, Jalisco, Sinaloa, Durango, Nuevo León, Coahuila, Chihuahua, Sonora, Baja California) all the way to Tijuana, where the wall will end my path.

The book «Hacia el muro», which will also have a photo gallery, will tell the story of the Central American exodus from a first-hand account. The funds collected through this initiative will be used to cover all the trip costs (by air and by land), the lodging and the book promotion.

Support «Hacia el muro»!

Comments (21)

Per commentare devi fare
  • FB
    Fabio In bocca al lupo Luca!!
    • avatar
      Anna Non vedo l'ora di vedere il risultato!
      • rm
        rosa anna Bel progetto :)
        • avatar
          Giuliano Daje Luca, bel progetto! Abbraccio
          • MM
            Maurizio C bella viiit :)
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              Alessandro In bocca al lupo Luca!
              • RV
                Romina ...adelante! :D
                • SL
                  Simone Sotto sotto!
                  • avatar
                    Alessandro Un primo passo verso la redenzione ;)
                    • Ld
                      Lucia Comincia a pensare alla dedica!!!

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