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Finanziato

Global Warming Made in Italy

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ENGLISH VERSION

Qual è il vero impatto dell'Italia e delle sue produzioni più eccellenti sulla deforestazione e sui cambiamenti climatici? Global warming Made in Italy è un progetto di reportage che prende di petto il legame sottovalutato tra alcune tra le più importanti e rappresentative produzioni che identificano il marchio Made in Italy, dall'alimentare alla moda, dall'arredamento alle produzioni industriali vendute in tutto il mondo, con il riscaldamento globale.

 

Un tema sottovalutato

Quello del global warming è il più importante tema con cui siamo chiamati a confrontarci nella nostra epoca. Ad esso sono legati più o meno direttamente le altre principali questioni dei nostri giorni, come la sicurezza alimentare, l'accesso all'acqua e alla terra, i movimenti migratori, e direttamente o indirettamente persino i conflitti armati.

Nei giorni scorsi l'agenzia metereologica delle Nazioni Unite (WMO) ha lanciato l'allarme per l'ennesima volta: il 2015 è stato "un anno record per il riscaldamento dell'atmosfera", ma anche per "il livello medio di CO2 nell'atmosfera". Come a dire: il riscaldamento del pianeta è già realtà, ma continuano ad aumentare le emissioni.

E infatti il tema non gode di adeguata attenzione, in modo particolare in Italia. Questo perché il Paese sottovaluta il fenomeno, ma soprattutto tende a ignorare le proprie responsabilità nel determinarne le cause.

Global Warming Made in Italy

 

Perché è importante

"Sembra che ogni individuo sia ben lontano dal vedere ciò che consuma"

(Lev Tolstoj, 1828-1910)

Questa è una storia da raccontare. Non per puntare il dito contro qualcuno o qualcosa, non per colpire dei marchi o delle filiere, né tantomeno per minare la credibilità di un sistema di produzione. È una storia da raccontare perché ognuno ha il diritto di fare delle scelte consapevoli: che sia un consumatore tra gli scaffali del supermercato, in un negozio o in un mobilificio, oppure anche un produttore che voglia capire e poter misurare la reale impronta della propria attività.

Un diritto tanto più importante, visto che parliamo di un tema così vitale come il riscaldamento del pianeta, che riguarda la nostra generazione e quella che ci seguirà. Un diritto da difendere, visto che parliamo di un tema spesso trascurato.

Il diritto di conoscere, che riguarda direttamente la nostra libertà di fare delle scelte consapevoli.

(Foto satellitare dello stato della Rondonia nel 1975 e nel 2009, da Earth Outreach/YouTube)

 

Nutrire il pianeta: i giganti delle emissioni e il principale esportatore al mondo

Dopo Stati Uniti e Cina, il Brasile e l'Indonesia sono ogni anno tra i primissimi produttori di emissioni al mondo. Perché? Principalmente per via della deforestazione delle aree tropicali, i “polmoni della terra” divorati dagli incendi, che sprigionano nell'atmosfera enormi quantità di gas serra.

Il tutto per far spazio all'agricoltura. L'Indonesia deve questo fenomeno alla produzione di olio di palma, utilizzato nelle industrie alimentari (e non solo quelle) di tutto il mondo. Il Brasile lo deve alla sua ambizione di essere il principale esportatore di cibo, legno e pellame al mondo.

 

Una questione di forchetta

L'attuale sistema di produzione globale di cibo può essere responsabile dal 44 al 57 per cento delle emissioni globali di gas serra (GHG). Questo dato considera agricoltura e allevamento (responsabili fino al 15 per cento delle emissioni globali), ma anche: il trasporto alimentare (fino al 6 per cento delle emissioni per muovere cibo e materie prime); la manifattura e il packaging (fino al 10 per cento); gli scarti alimentari (fino al 4 per cento); il “raffreddamento” dei prodotti e la vendita al dettaglio (fino al 4 per cento). E, soprattutto, la deforestazione, responsabile da sola fino al 18 per cento delle emissioni globali di gas serra.

Source: Grain.org

(Source: Food and Climate Change, the forgotten link - Grain)

In Brasile la foresta Amazzonica, il più grande dei polmoni del pianeta, continua ad essere distrutta prevalentemente (almeno per l'80 per cento secondo la FAO) per l'espansione dell'agricoltura: pascoli di bestiame che si fanno spazio nella foresta per aumentare la produzione, ma anche monocolture di soia, oltre alle industrie collegate del legname e della pelle.

 

Global Warming Made in Italy

Laddove c'è un Paese che esporta, dall'altra parte dell'Oceano ce n'è almeno uno che importa. L'Italia è insospettabilmente questo Paese.

Lo stivale è ad oggi il principale importatore europeo di carne rossa dal Brasile, utilizzata soprattutto per produrre un fiore all'occhiello del Made in Italy come la Bresaola della Valtellina. L'Italia è anche uno dei massimi importatori al mondo di pellame brasiliano, utilizzato dai principali marchi per produrre le eccellenze del fashion Made in Italy, ma anche dall'industria del mobile -sempre rigorosamente Made in Italy, collegata a sua volta anche a quantità record di legname non certificato sempre di origine amazzonica. Il Brasile è anche il principale fornitore di soia per l'Italia, utilizzata per la produzione di mangimi negli allevamenti che producono prevalentemente DOP, dal Prosciutto di Parma al Grana Padano.

 

Perché in crowdfunding

Questo progetto parte da un lavoro di ricerca durato mesi, svolto per portare alla luce i dati sul reale impatto dell'Italia su deforestazione e riscaldamento del pianeta. Altri mesi serviranno per verificare, vedere, mostrare, raccontare questa storia.

Allo stesso tempo questo progetto può funzionare solo se gode di totale indipendenza. Nessuna Ong, nessun privato, nessuna istituzione può finanziare un simile progetto, che deve essere libero da idee preconcette, libero potenzialmente di mettere in discussione l'operato o la visione di chiunque.

Per questo gli unici a commissionarlo possono essere:

- i media, cui sono destinati alcuni dei prodotti realizzati (video per l'online, reportage tv, articoli per giornali e testate online), che sostengono il progetto investendo sui contenuti man mano che vengono prodotti, proposti, commissionati o pubblicati;

- il pubblico, unico vero destinatario di tutti i contenuti, che può decidere di sostenere questa ricerca già nella fase di realizzazione, permettendole di vedere la luce nel più completo dei modi.

 

Perché questo crowdfunding

Questo progetto mette in relazione dei mondi che in genere si "parlano poco": ambiente, agricoltura, globalizzazione, sicurezza alimentare, utilizzo della terra e delle risorse. Uno dei suoi punti di forza è proprio quello di approcciare la questione climatica dal punto di vista della produzione alimentare e di altre produzioni collegate all'agricoltura.

Dietro la realizzazione del progetto c'è un piccolo team di figure professionali, per lo sviluppo web, la promozione social e stampa, la distribuzione, la realizzazione di un formato doc. A realizzare e coordinare il progetto è Francesco De Augustinis, giornalista freelance che negli ultimi anni ha lavorato in analoghi reportage e approfondimenti, mettendo in mostra il legame tra la produzione di cibo e altri fenomeni della nostra epoca, come:

- la delocalizzazione e la sicurezza delle filiere di approvvigionamento, in particolare nell'agroalimentare, con inchieste e reportage realizzate per il sito del Corriere della Sera tra il 2014 e il 2016 da Romania, Turchia e Ucraina;

- il rischio legato al fenomeno dell'antibiotico resistenza, dovuto anche all'eccessivo utilizzo di medicinali negli allevamenti;

- i rischi e le opportunità in campo agroalimentare legate ai trattati internazionali di libero scambio come il TTIP;

- le questioni agroambientali legate all'utilizzo o al sovrautilizzo di chimica in agricoltura, con un'inchiesta sull'utilizzo della chimica nella produzione di Tabacco in Italia (vincitrice del Premio Roberto Morrione nel 2012) e alcuni servizi sull'autorizzazione del glifosato in Europa nel 2016.

 

Da cosa nasce questo budget?

Seguendo un metodo di lavoro già sperimentato in altre piccole e medio piccole produzioni, il budget è stato misurato sulle spese vive del progetto, lasciando alla distribuzione dei prodotti finiti (video, articoli, approfondimenti), e quindi all'effettiva qualità del lavoro prodotto, l'onere di ottenere proventi e l'adeguata retribuzione del lavoro svolto.

Più nel dettaglio, il budget richiesto è stato calcolato in: 700 euro per le spese legate al lavoro di ricerca (accesso dati, traduzioni, partecipazione fiere, interviste preliminari); 3800 euro per le spese vive di viaggio (trasferimenti, spese di viaggio, fixer e traduzioni); 1600 euro per le spese di editing, grafica e postproduzione; 1300 euro per la distribuzione e promozione dei prodotti realizzati; i restanti 600 euro sono destinati a coprire le spese del crowdfunding (le commissioni, i reward, la promozione).

 

Quali sono le principali criticità?

Un progetto come questo in genere si scontra con la reticenza di produttori, fornitori e istituzioni nel mostrare al pubblico i sistemi di produzione, alimentare o di altra natura. Per questo negli ultimi anni il giornalismo di inchiesta si è spostato anche in campi apparentemente estranei alla sua azione, come per l'appunto la "semplice produzione alimentare", anche in assenza di particolari scandali o truffe.

Nel caso di questo progetto, come in molti progetti analoghi, il tempo -oltre ad una buona strategia- permette di superare l'ostacolo della "chiusura" e di fare un racconto il più completo possibile. Questo crowdfunding nasce anche dal fatto che il tempo è una risorsa limitata, e per questo un sostegno è vitale per potrene disporre in misura adeguata.

L'altra difficoltà con cui questo progetto deve confrontarsi è l'attenzione dei media, a volte scarsa in Italia e all'estero, verso l'argomento riscaldamento globale. Anche per questo un crowdfunding di successo è fondamentale:

- sia perché tutti quelli che decidono di sostenere il progetto avranno accesso diretto, in quanto "editori", a tutti i contenuti prodotti e le informazioni raccolte;

- sia perché un ampio sostegno al progetto è la dimostrazione più efficace dell'interesse del pubblico verso l'argomento, capace di attirare a sua volta l'interesse dei media.

 

Che distribuzione avrà il progetto?

L'obbiettivo ultimo di questo progetto è creare informazione e consapevolezza intorno ai temi che affronta. Per questo la strategia di distribuzione mira a raggiungere un pubblico più vasto possibile: il progetto video non ha un singolo output, ma sarà declinato in diversi formati. Man mano che andrà avanti il lavoro di ricerca e realizzazione saranno pubblicate clip, articoli o estratti su dei singoli argomenti legati al macrotema del progetto (ad esempio il servizio sulla Bresaola della Valtellina). Materiale che uscirà nell'arco di alcuni mesi, prima di tutto su delle testate online e poi sui canali social.

A progetto ultimato, il materiale sarà organizzato in maniera strutturata, confluendo su un reportage televisivo (25'), per cercare di raggiungere il grande pubblico in Italia e all'estero, e infine su una versione documentario, con minutaggio superiore ai 60', per la distribuzione online e in DVD, tra festival e circuiti dedicati.

Al progetto è dedicato il sito internet www.globalwarmingmadeinitaly.net, per aggregare tutti i contenuti pubblicati, arricchendoli di materiali extra, dati e approfondimenti.

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English Version

Global warming Made in Italy is a reporting project focusing on the hidden link between the most renowned "Made in Italy” productions and global warming. A story about the climate footprint of food, feeds, leather, wood, and other supply chains related to agriculture.
 

An Underestimated Truth

Global warming is the main challenge of our time. Raising temperatures are tied directly and indirectly to the more urgent global issues, such as food security, access to water, land use, migrations, and even wars.

A few days ago the UN World Meteorological Organization (WMO) launched the last alert: 2015 was the hottest year on record, and the average concentration of CO2 in the atmosphere reached the 400 Pmi (Parts per million) record level. That is: global warming is worsening, and we keep increasing our pollution.

Even if "climate" has become a trending topic in recent years, still global warming is strongly underestimated, due to the public's lack of awareness on the topic and on the impact of their consumption patterns. Too often shiny labels and brands hide a reality of deforestation, pollution and climate change. This is the story of the "long shadows" cast by the globally beloved trademark Made in Italy.

Global Warming Made in Italy

Why We Need This

All our problems are caused by forgetting what lives within us, and we sell our souls for the 'bowl of stew' of bodily satisfactions”

(Leo Tolstoy1828-1910)

 

This is a story to be told. Our aim is not to fuel a scandal, find charges against someone or something, or depict as “evil” a production model or a country – really far from it. This story must be told in order to defend the right of everyone to be conscious and aware of their own choices. Both consumer and producer have the right to know the real footprint of what they buy or sell, wear or eat, produce or import.

The right to know is essential, especially when we deal with such a vital issue like global warming, that affects our generation and the generations to come. A right to be reaffirmed, given how this issue appears to be underestimated and under-represented in the public debate.

The right to be informed, directly determining everyone's freedom to make choices.

(Rondonia, Brazil,  as photographed by the satellite in 1975 and in 2009, source Earth Outreach/YouTube)

 

Feed The Planet, Champions of Pollution and Food Production

The gold and silver medals for CO2 production belong to US and China, respectively. But just after them, there come some unsuspected countries: Indonesia and Brazil.

Why? The main reason is the systematic deforestation of tropical areas by means of deliberately lit fires, with the intent of creating new areas for... agriculture. This is a well-known phenomenon, producing a huge release of carbon in the atmosphere, after the flames burn original forests.

Indonesia is destroying its “Earth lungs” to create new areas for palm oil crops, used all around the world to produce industrial food, cosmetics, fuel, and other industrial products. Brazil is destroying the Amazon rainforest to achieve the ambitious goal of being the main worldwide exporter of food, feed, wood and leather.


 

The Real Weight of the Fork

The industrial food system accounts for between 44 and 57 per cent of the global greenhouse gas emissions (GHGs). An estimate which is broken down into: agriculture and livestock (accounting alone up to 15 per cent of global GHGs, according to FAO); food transport (up to 6 per cent); processing and packaging (up to 10 per cent); waste (up to 4 per cent); freezing and retail (up to 4 per cent). And, most important, deforestation, esteemed to account alone up to 18 per cent of global emissions.

Source: Grain.org

(Source: Food and Climate Change, the forgotten link - Grain)

Brazil is home for 60 per cent of the Amazon rainforest, which is still the largest tropical forest of the planet and is being destroyed every year at a dramatically increasing rate. According to the Food and Agriculture Organization, the main driver of the Amazon's deforestation (accounting for 80 per cent) is agriculture: trees and vegetation make space for cattle breeding and soybean fields, pushed also by related industries like illegal logging and leather.
 

Global Warming Made in Italy

Where there is a country that exports, there obviously are others that import. Italy, a country apparently “above suspicion”, is among them.

The wonderful Mediterranean country is actually the main European importer of beef from Brazil, largely used to produce the “typical” Bresaola delle Valtellina, a cured meat supposedly “from the Italian Alps”, and one of the outstanding "Made in Italy" brands.

Italy is also the second global importer of leather from Brazil, which is used by fashion labels claiming to be "Made in Italy". Similarly, italian firms import leather and large amounts of illegal wood from Brazil to manufacture "Made in Italy" furnitures.

Brazil is the main supplier of soybean for Italy, used as feed for livestock in the same factory farms that produce outstanding "Made in Italy" products, such as Prosciutto di Parma cured ham and Grana Padano cheese.
 

Why a Crowdfunding?

This project stand on months of research and data digging that our team already spent, to gather figures about the real footprint of the considered productions on deforestation and global warming. A few months will be needed to verify every fact, make inquiries, gather info, produce the contents to show and explain the whole story.

Furthermore, we want to be completely independent. We are not looking for any support from NGOs, private companies, or even national and international institutions, since our poject needs to stay free of any external influence or to better evaluate and even argue visions, the ideas and the actions of all subjects involved.

For these reasons, we welcome only two kinds of editors and contributors:

- YOU, the audience, the only real beneficiary of all contents, invited to support this research as it is, to give it the strength to be more complete and powerful;

- media outlets, that are already contributing to the project by publishing, commissioning and/or buying products (videos, articles), made during the productive process;

 

About Us

Behind this project there is a small team of passionate, independent professionals, skilled in video production, web development, data digging, promotion and distribution. The main author of the reporting is Francesco De Augustinis, an Italian freelance video journalist with a professional expertise in agribusiness and environment. From 2012, he passionately works to find out and show the links between food/agriculture and other main issues:

- from 2014 to 2016 reporting from Romania, Turkey and Ukraine about the effects of outsourcing food productions (poultry; wheat; pigmeat);

- exploring the links between farming and antimicrobial resistance in 2016;

- reporting about the impact of international trade agreements on food safety and transparency of supply chains;

- enquiring the environmental and social impact of the overuse of chemicals in farming (in 2012 the TV enquiry “Tobacco that kills without smoking it” won the 1st Roberto Morrione Award and took part to the Italian Contemporary Film Festival in Toronto)

 

Why This Budget?

The budget of this crowdfunding is calculated only on the estimated costs needed to produce this project. Other parts of the overall budget, including the work of the team, will be provided by the distribution and sale of outcome products. This is a way to achieve the project even with a low budget and connect the earnings to its effective quality.

In details, budget includes: 3800 euro for travel expenses (including fixers and translations); 1600 euro for editing (DVDs; graphics; post production); 1300 euro to support distribution and promotion; 700 euro to fund research expenses (access to data, translations, participation to events, preliminary interviews); 600 euro for the crowdfunding costs (promotion; rewards; etc.).

 

Which are the Main Challenges?

In the recent decades, the food production industry has become more and more invisible, for a deep lack of transparency by producers, traders, retailers and even global and regional institutions. As a result, the interest of investigative journalism has rose in previously neglected fields, like agriculture and food production.

Key elements to deal with such a lack of transparency are: a good investigative strategy and... enough time. But time is a limited resource. That's why we lanched this crowdfunding: to get the funding needed to devoteenough time to achieve our targets.

The other main challenge is the lack of attention among media on environmental and climate matters, which could make the distribution of the outcome products harder. Your support to this crowdfunding campaign would really help in this matter for two reasons:

- all of our supporters will gain direct access to the whole process, the contents and the intermediate steps to the final products;

- a large support base from a crowdfunding campaign will make it easier for us to attract the interest of media, as it testifies the existence of a potential audience.

.

 

What About the Distribution of the Project?

The aim of this project is to raise awareness about the hidden links between everyone's daily choices and global warming. In order to achieve this goal, the distribution strategy aims to reach an audience as large as possible by producing  not be a single output, but spreading our work in several formats and platforms.

During the research and production period, content will be published as videos, articles, data, concerning specific issues (we already made a short video about Bresaola della Valtellina, published by the Italian newspaper Corriere della Sera). More content as such will be published and pushed on online newspapers and magazines, and shared over the social networks.

Towards the end of the production cycle, we will compile the material in a video reportage for TV broadcasting (25'), which will be available in both Italian and international editions. At a later stage, it is our intention to reorganize the content of the project in a longer documentary edition (over 60'), to be distributed online, in festivals and other specific circuits, including a DVD version.

Our website www.globalwarmingmadeinitaly.net gathers all the contents produced, edited and published, together with extra data, features, graphics and information. Please bookmark it and feel free to contact us.

  • avatar
    Alessandra
    8 mesi, 3 settimane fa
    Abbiamo bisogno di progetti come questo per essere cittadini e consumatori consapevoli! Bravo Francesco!
  •    
    • fd
      francesca
      9 mesi, 3 settimane fa
      Sosteniamo questo progetto per la verità sul cambiamento climatico...
    •    

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        Ovviamente riceverai una copia del DVD appena disponibile (entro settembre 2017).

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        Per questo importante contributo è previsto un ringraziamento speciale sul sito del progetto e sui titoli di coda dei formati lunghi delle versioni video (documentario + reportage tv), per averne convintamente permesso la realizzazione.

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