Una campagna di GLOBAL MOVEMENT FOR JUSTICE - GSF ITALIA
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Indipendenti. Apartitici. Nonviolenti. Internazionali: eterminati a non restare a guardare.
Abbiamo aggiornato il post a seguito dell'ultima missione
Dalla nostra seconda missione alla Recovery Mission
Questo crowdfunding è nato per sostenere la seconda missione della Global Sumud Flotilla: una mobilitazione civile internazionale organizzata per sfidare l’assedio illegale imposto alla popolazione palestinese di Gaza.
Oggi aggiorniamo questa campagna perché la missione di questa primavera ha aperto una nuova fase del nostro impegno: la Global Sumud Recovery Mission.
Abbiamo bisogno del tuo sostegno per recuperare le imbarcazioni assaltate, riparare ciò che è stato danneggiato e continuare a navigare.
La Global Sumud Flotilla non si ferma.

La repressione contro la solidarietà: dalla prima alla seconda Flotilla
Nell’estate del 2025 siamo partiti con la prima Global Sumud Flotilla. Grazie a decine di migliaia di volontari e donatori e a milioni di persone mobilitate nelle strade di tutto il mondo, abbiamo costruito la più grande flotta civile mai organizzata per sfidare l’assedio illegale su Gaza: 42 imbarcazioni e 462 partecipanti.
Le mobilitazioni a terra hanno dato forza e legittimità alla nostra azione, trasformandola in un mandato popolare nato fuori dalle istituzioni, proprio perché le istituzioni hanno scelto di non agire.
Ma l’assedio di Gaza continua.
Per questo, nella primavera del 2026, siamo ripartiti con ancora più barche, persone e determinazione. La nostra seconda missione ha riunito partecipanti provenienti da oltre cinquanta Paesi, insieme a migliaia di iniziative e mobilitazioni coordinate in tutto il mondo.
Questa volta, la risposta è stata una repressione ancora più dura e sistematica. Il 30 aprile 2026, al largo di Creta e a oltre 600 miglia nautiche da Gaza, e il 18 maggio 2026, nei pressi di Cipro, le nostre imbarcazioni sono state assaltate e abbordate illegalmente dalle forze d'occupazione israeliane. Gli attacchi sono culminati nel rapimento dei partecipanti, nella loro detenzione arbitraria e nel sequestro delle imbarcazioni.
Durante queste operazioni si sono verificati abusi, torture e violenze sistematiche, parte di un più ampio progetto di repressione contro chiunque scelga di esprimere solidarietà concreta al popolo palestinese: un evidente tentativo di fermare una mobilitazione civile che continua a mettere in discussione l’assedio e la complicità internazionale.
La missione non si ferma
Più di 70 barche cariche di aiuti umanitari sono state danneggiate, saccheggiate o lasciate in avaria nel Mediterraneo. Diverse sono finite alla deriva, si sono incagliate sugli scogli oppure sono state trattenute in porti privati o militari. Il relitto di una delle imbarcazioni ha raggiunto le coste di Gaza, diventando il simbolo della determinazione di una missione che, nonostante tutto, continua ad avanzare.
Le prime squadre di recupero si aspettavano imbarcazioni temporaneamente inutilizzabili, ma hanno trovato danni molto più gravi: sistemi di navigazione ed elettrici distrutti, motori e impianti del carburante compromessi, vele tagliate e attrezzature essenziali rese inutilizzabili.
Non erano semplicemente barche fermate, ma imbarcazioni civili lasciate senza la possibilità di proseguire la propria missione.
Le imbarcazioni abbandonate rappresentano anche un rischio per la sicurezza della navigazione e per l’ambiente marino. Mentre il diritto internazionale dovrebbe garantire il libero passaggio degli aiuti umanitari, il governo israeliano continua a imporre un blocco navale illegale, mantenendo la popolazione palestinese sotto assedio e ostacolando l’accesso a cibo, medicinali e altri beni essenziali.
L’assalto alla Flotilla non ha concluso la missione di questa primavera. Ne ha aperto una nuova fase.
Non abbandoniamo le barche. Non abbandoniamo chi ci ha creduto
Quello che doni non rimane alla deriva
Il popolo palestinese continua a resistere e a ispirare movimenti di solidarietà in tutto il mondo attraverso la propria fermezza e determinazione.
Di fronte alla prosecuzione del genocidio e alla complicità internazionale, la Global Sumud Flotilla ha scelto di non cedere alle intimidazioni e di avviare una missione per il recupero e la riparazione delle imbarcazioni assaltate.
La Recovery Mission coinvolge partecipanti liberati dopo la detenzione nelle prigioni israeliane, insieme a capitani, marinai, ingegneri navali, meccanici, sindacalisti e volontari provenienti da diversi Paesi.
Sono persone comuni che mettono nuovamente a disposizione tempo e competenze, dimostrando che la Flotilla non è mai stata un singolo viaggio, ma la scelta di continuare nonostante la violenza e i tentativi di fermarci.
La missione di recupero è già in corso: le squadre ispezionano le imbarcazioni, documentano i danni e ne conservano le prove, effettuano le riparazioni di emergenza e mettono in sicurezza tutto ciò che può essere recuperato e riportato in servizio.
Molte delle nostre barche portano i nomi di comunità palestinesi distrutte durante la Nakba. Quei nomi custodiscono storie di espulsione, sopravvivenza e resistenza contro ogni tentativo di cancellazione.
Le barche portano lo stesso messaggio: sono state lasciate alla deriva, ma non sono state abbandonate.
L'impatto del tuo contributo
A questi obiettivi politici si aggiungono oggi alcune necessità immediate.
Recuperare le imbarcazioni lasciate alla deriva — le barche danneggiate rappresentano un pericolo per chi attraversa il Mediterraneo. Se i governi degli Stati costieri non si assumono la responsabilità di intervenire, ancora una volta il compito ricade sulle cittadine e sui cittadini.
Riparare e rimettere in sicurezza la flotta — vogliamo recuperare tutto ciò che può essere riparato e riutilizzato, preservando il lavoro e le risorse messi a disposizione da migliaia di persone.
Ridurre l’impatto ambientale ed evitare lo spreco di risorse — il mare è un bene comune condiviso da persone ed esseri viventi. In un momento di grave crisi della biosfera, abbiamo il dovere di non lasciare relitti, carburanti, attrezzature e materiali dispersi nel Mediterraneo e di recuperare tutto ciò che può ancora essere utilizzato.
Non cedere alle intimidazioni — continuiamo a lavorare per ricostruire la nostra flotta e rilanciare la nostra azione. Fermarsi non è un’opzione.
Cosa puoi supportare con la tua donazione
Siamo una rete internazionale di volontari che mette gratuitamente il proprio lavoro e le proprie competenze al servizio della solidarietà con il popolo palestinese.
I fondi raccolti saranno destinati direttamente alle attività della Recovery Mission, tra cui:
Il tuo contributo è fondamentale
Siamo una coalizione indipendente, apartitica e internazionale, unita dai valori della giustizia, dei diritti umani e della nonviolenza.
Esistiamo grazie alle persone che scelgono di non restare a guardare.
Puoi partecipare in tre modi:
Dona — sostieni il recupero, la riparazione e la rimessa in sicurezza delle imbarcazioni.
Partecipa — unisciti alla delegazione italiana se possiedi competenze meccaniche, elettriche, nautiche o di navigazione.
Unisciti all’equipaggio di terra — organizza o contribuisci a eventi, presidi e iniziative pubbliche per mantenere alta l’attenzione sul genocidio in corso. La mobilitazione a terra continua a essere una parte fondamentale della missione.
Abbiamo bisogno di te per ricostruire e continuare a navigare.
La Palestina non è libera. La nostra missione non è conclusa.
*PER QUALSIASI DOMANDA SCRIVICI a CONFinanceGMTG@proton.me

Gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) costituiscono una serie di 17 obiettivi concordati dall'Organizzazione delle Nazioni Unite.

Ridurre le diseguaglianze: ridurre le disuguaglianze all'interno e tra i paesi;

Pace e giustizia: promuovere lo sviluppo sostenibile.

Rafforzare le modalità di attuazione e rilanciare il partenariato globale per lo sviluppo sostenibile.
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