Progetto non finanziato

Concerto dei Divanhana a Torino 18 marzo 2017

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Il denaro raccolto verà esclusivamente destinato alla realizzazione del concerto, in primis  per l'affitto dell'Auditorium (in grado di contenere più di 1000 persone), e poi per sostenere tutti gli altri costi. Questo vale per tutte le ricompense, ad esclusione di quella del video dell'evento. In questo caso, l'intero importo raccolto andrà destinato alla realizzazione del video. 

 

Divanhana esegue brani musicali tradizionali con nuovi arrangiamenti, che sono la fusione di Jazz, Pop e Musica Classica del XXI Secolo. La lingua bosniaca è ricca di molti turchismi, e Divanhana è uno di queste. Deriva da “divan”, che può avere diversi significati da divano a conversare, da cui deriva anche il verbo “divaniti”, che significa conversare. Aggiungendo a “Divan” il termine “hana”, diviene Divanhana, una parte della tipica casa bosnica, un luogo dove ci si può aprire al mondo oppure respingerlo. Divanhana può così divenire la porta del mondo esterno, ma anche un luogo privato che può essere chiuso oppure aperto alla condivisione con il resto del mondo. I fondatori del gruppo, affermano di aver incontrato per la prima volta il termine Divanhana nell'opera “Tišine”, Silenzio, di Meše Selimović, rimanendone incantati. Inoltre, il gruppo, si era riunito per le prime prove e per i primi scambi di idee, proprio in una stanza come questa. L'intento dei Divanhana è quello di presentare la musica tradizionale urbana non solo della Bosnia ed Erzegovina, la Sevdalinka, ma anche la musica tradizionale dell'intera regione Balcanica. Il gruppo è stato fondato all'inizio del 2009 da un gruppo di giovani studenti dell'Accademia Musicale dell'Università di Sarajevo. Il gruppo ha registrato il suo CD di debutto “Dert” nel febbraio 2011 presso lo studio Fattoria Musica di Osnabruck (Germania), in collaborazione con Vanja Muhović. L'album è stato prodotto da Walter Quintus, uno dei più acclamati produttori di world music, ed è uscito a maggio 2011 in seguito ad una lunga ricerca etnomusicologica, che si riflette nel fatto che molti brani del CD non erano mai stati registrati e pubblicati in precedenza. Il gruppo, stimolato dal successo dell'album di debutto, ha continuato ad occuparsi della musica tradizionale balcanica e, nel settembre 2011, ha iniziato a lavorare con la nuova cantante, la giovane Leila Ćatić. Con il primo singolo “Evo srcu mome radosti”, realizzato con l'acclamato chitarrista classico Sanel Redžić, ottengono ottimi risultati, guadagnando l'attenzione del pubblico in Bosnia ed Erzegovina e nella regione balcanica. Nel 2012 i Divanhana sono stati invitati a partecipare a due prestigiosi Festival, uno a Porto, il “12 points festival”, come unico rappresentante proveniente dall'area balcanica. Contemporaneamente, il gruppo era stato selezionato per il più importante evento della world music, il WOMEX (World Music Expo), nell'ottobre 2012 a Salonicco. Lo stesso anno il gruppo partecipa a diversi Festival in Europa Centro-Orientale, in Ungheria, in Slovenia, in Croazia ed in Serbia. Tra un concerto e l'altro il gruppo ha costantemente effettuato delle registrazioni, questa volta a Belgrado. In questo periodo hanno registrato i singoli “Crven fesić”, “Ko se ono brijegom šeće” ed “Emina”, che ottennero un grande successo di pubblico. All'inizio del 2013 i Divanhana iniziano il loro primo tour europeo, raccogliendo successi in Svezia, Germania, Repubblica Ceca e Turchia, durante i quali il gruppo ha allargato la sua audience ed incontrato nuovi amici. La maggior parte delle idee e degli arrangiamenti sono nate durante questo tour: dietro le quinte, durante i trasferimenti, con il rapporto intimo ed onesto con il pubblico. L'album “Bilješke iz Šestice”, uscito nel novembre 2013, incorona due anni di tournée, di viaggi e di lavoro creativo del gruppo, con settanta concerti di successo in tredici Paesi. Il nuovo disco contiene alcune grandi collaborazioni con: Livio Minafra, il pianista jazz italiano, con la cantante ed artista serba Svetlana Spajić, con il violinista serbo Filip Krumes, il fisarmonicista Kenan Glavinić e con il chitarrista di flamenco della Bosnia ed Erzegovina Mirza Redžepagić. Bilješke iz Šestice è pubblicato a fine 2013 da RSG radio di Sarajevo per la Bosnia ed Erzegovina, e da Multimedia Music di Belgrado per la regione balcanica. Dopo l'uscita di questo album, il gruppo ha realizzato una cinquantina di concerti in Bosnia, ma anche continuato a girare l'Europa, aggiungendo Francia, Germania, Italia, Svizzera, Belgio, Paesi Bassi, Austria, Norvegia ed Albania alla mappa del proprio Tour. A causa dello straordinario interesse del pubblico, si sono esibiti quattro volte al Balkan Trafik Festival di Bruxelles. Nel maggio 2014 pubblicarono il singolo “Zvijezda tjera mjeseca”, che è divenuta canzone ufficiale della nazionale di calcio della Bosnia ed Erzegovina, per celebrare la sua partecipazione alla Coppa del Mondo in Brasile. In seguito a questo, la canzone divenne un successo regionale nell'area balcanica. Alla realizzazione di questo singolo hanno collaborato il Re macedone della tromba Džambo Agušev ed il virtuoso della tromba Emir Hot, originario di Tuzla, ma che ha vissuto e suonato per anni a Londra. Al singolo sono seguiti diversi concerti in Europa. Nel febbraio 2015, insieme al produttore ed ingeniere del suono Borjan Milošević, i membri del gruppo hanno preso una pausa dal denso programma di concerti per registrare nuovo materiale nell'intima atmosfera nello studio Fattoria Musica di Osnabruck. Nel maggio 2015 i Divanhana, finiscono il tour per dedicarsi alla pubblicazione del terzo nuovo album. Nel disordine creativo del Long Play Studio di Sarajevo, il gruppo ha sperimentato nuove sonorità e si è arricchito artisticamente realizzando melodie dei tamburaši della Slavonia, grazie alla delicatezza della chitarra di Boško Jović e al violoncello di Lana Kostić, al virtuosismo e alla creatività del violinista serbo Filip Krumes, e, infine, grazie alla collaborazione della giovane e talentuosa interprete di sevdah, Naida Čatić, che è poi divenuta membro a tempo pieno del gruppo alla fine del 2015. Tutto questo lavoro creativo è stato unificato sotto il nome di “Zukva”. Traendo proprio ispirazione dalla“Zukva”, mela acerba autoctona che cresce solo in Bosnia ed Erzegovina, come un esempio delle forti radici del patrimonio storico e culturale di questo Paese. Questo tipo di mela non può essere trapiantato ma innestato con successo con altre varietà, dando ottimi risultati. La Bosnia ed Erzegovina ha forti radici storiche e culturali, potendo così vantare un'abbondanza di uomini di scienza e di arte. Questa tradizione è appunto spesso frutto di un innesto. Come la Zukva da ottimi risultati quando viene innestata con altre varietà, così la Sevdalinka da ottimi frutti quando viene combinata con altri generi e tradizioni musicali. Durante il loro viaggio attraverso tutta l'area balcanica, i membri del gruppo hanno così raccolto nota per nota, il ricco patrimonio musicale di tutti questi popoli, proprio come se fossero piccole mele. L'album è stato registrato nel 2015 in Germania ed in Bosnia, ed è uscito con l'etichetta britannica ARC Music.  

La “Sevdalinka” e “sevdah”

“Sevdalinka” e “sevdah” sono termini che si riferiscono ad una realtà musicale tipica della Bosnia, che risente della combinazione di elementi orientali, europei e safarditi,  i rifugiati ebrei nella Bosnia Ottomana provenienti dalla Spagna del XV° secolo. Le canzoni riconosciute con il termine sevdalinka possiedono un andamento lento ed un ritmo cadenzato; l'intento, del resto, è quello di lasciare massima libertà di espressione ai cantanti che, trasportati dall'emozione ricamano inusitate e passionali melodie, spesso tristi e malinconiche. Si canta in minore, attingendo al maqam, scala modale che riflette il paradigma musicale turco, incentrato sul fatto che il tono viene suddiviso in nove comma, ottenendo "curiosità" come il quarto di tono corrispondente a quattro comma; si usano anche tempi rari in occidente come il 5/8 il 7/8 o l'11/8; e si pesca inoltre nel cosiddetto "modo frigio", identificabile anche nel blues e nel metal, e talvolta nel flamenco o nella classica (per esempio nella Quarta sinfonia di Brahms). Questo potpourri di influenze è figlio del cosmopolitismo che s'è differenziato in Bosnia alla fine del Medioevo, con l'arrivo dei turchi e dei profughi sefarditi. La prima sevdalenka intitolata "La malattia di Mujo Carevic" risale al 1475 ed è stata forse composta da un giannizzero, un soldato ottomano; del 1574 è invece la testimonianza di un italiano che, passando per la Bosnia, racconta di "canti malinconici che l'hanno rattristato".  I compositori di Sevdalinka sono per lo più sconosciuti. Sevda deriva dall'arabo sawda, che significa bile nera (la radice s-w-d significa "nero") da qui il soprannome "blues dei Balcani". Come nel blues americano e nel rebetiko emergono spesso temi come la nostalgia ed il dolore derivante da un amore non corrisposto. Sono, peraltro, gli stessi "umori" che scaturiscono da un altro celebre "canto" europeo, il fado portoghese, la cui saudade - sorta di "nostalgia esistenziale" - può perfettamente essere assimilabile al contesto delle sevdalinke. Nell'antichità i medici consideravano la bile nera un umore corporeo, insieme alla bile gialla, il sangue  e la flemma   e credevano che questi sovraintendessero il controllo dei sentimenti e delle emozioni umane. Successivamente il medico greco Galeno  ipotizzò che l'eccesso di uno di questi umori condizionasse la personalità. L'eccesso di bile nera, per esempio, rendeva la persona malinconica. Nella lingua turco ottomana però sevda non significa semplicemente bile nera: descrive, infatti, anche la condizione di essere amati e quello di innamoramento, ed in particolare si riferisce all'intensa malinconia associata all'amore non corrisposto. Ciò è connesso con la parola persiana  سودازده, che significa "malinconico" ed "innamorato". Il termine svedah aveva queste due accezioni quando arrivò in Bosnia  attraverso gli Ottomani. Oggi è una suggestiva parola bosniaca che significa soffrire e desiderare (un amore, un luogo, un istante) ed esprime allo stesso tempo una sensazione gioiosa e dolorosa. Gli abitanti della Bosnia  utilizzano la parola "Sevdalinka" e "Sevdah" in modo intercambiabile, anche se il termine sevdah ha anche altri significati. Saudade, il concetto centrale nel genere portoghese fado, è stata ugualmente utilizzata per secoli in ambito medico sia in Andalusia che nell'Impero Ottomano. La parola malinconia deriva dal greco melan kholé che significa bile nera. Negli anni venti, trenta e quaranta ci sono stati grandi cantanti di Sevdalinka: Rešad Bešlagić e Vuka Šeherović. Poco prima della fine della Seconda Guerra Mondiale venne fondata Radio Sarajevo e questa ingaggiò alcuni dei più noti Sevdalije (i cantanti di Sevdalinka) tra cui Zaim Imamović nel 1945, Himzo Polovina nel 1953, Beba Selimović nel 1954, Safet Isović nel 1955 e Zehra Deović nel 1960. Nada Mamula fu ingaggiata da Radio Beograd nel 1946. Altri tra cui, Emina Zečaj, Hanka Paldum e Meho Puzić firmarono dei contratti con questa azienda o altre, tra cui Jugoton, Diskoton o altre case discografiche. Anche se di solito sono cantate da artisti bosniaci, le Sevdalinka si sono fatte largo anche tra alcuni artisti "mainstream". Le Sevdalinka sono state interpretate da Josipa Lisac, Željko Bebek, Ibrica Jusić, Jadranka Stojaković, Toše Proeski, e Zdravko Čolić. Negli anni novanta si formò a Mostar la band Mostar Sevdah Reunion. All'inizio degli anni 2000 divennero molto popolari sulla scena musicale mondiale ricevendo svariati premi per le loro interpretazioni di Sevdalinka (che fondevano la Sevdalinka con altri stili musicali contemporanei tra cui il jazz, rock e funk) e facendo conoscere a molte persone all'esterno della Bosnia questo genere. Ugualmente popolare oggi è Amira Međunjanin definita dal giornalista musicale e autore Garth Wainwright la "Billie Holiday della Bosnia".

 

 


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