Una campagna di Francesco Luciani
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Mentre due braccianti tentano di salvare un loro compagno, il caporale che li controlla teme una rivolta. Dall’equivoco, però, nasce la rivoluzione.
ARMS è un cortometraggio di genere - un neo-western ambientato nei campi di pomodori del Sud Italia - che racconta lo sfruttamento dei braccianti agricoli attraverso gli occhi di tre uomini arrivati dall'India.
Quando Dash crolla per un infarto e il caporale Vittoriocrede che stiano scappando, Jaha e Ankit si trovano a scegliere tra salvarsi e combattere.

L'idea nasce da una visita esplorativa presso la baraccopoli di Borgo Mezzanone e Candela (FG), dove migliaia di braccianti vivono in condizioni di sfruttamento sistematico. Le vicende che raccontano le loro vessazioni riempiono i giornali senza che nessuno se ne accorga davvero.
ARMS è una storia di finzione che usa i codici del western come i campi lunghissimi, il paesaggio bruciato e il sottile confine che separa la morale del crimine per portare sullo schermo una realtà che esiste, ogni estate, a pochi chilometri da noi e che produce la frutta che mangiamo e i vini che beviamo mentre facciamo aperitivo.
L'agricoltura italiana regge su una manodopera invisibile, sotto-pagata, sotto-vigilata. Il caporalato è diventato, di fatto, una infrastruttura collaudata e anche se le inchieste si moltiplicano, le morti pure.
Ogni estate, sotto il sole, qualcuno crolla o viene ammazzato. Non ultimi, i quattro braccianti bruciati vivi ad Amendolara solo perché chiedevano di essere pagati. ARMS non è un documentario di denuncia, ma un film di genere che racconta questa realtà mescolandola ad elementi di finzione che ne esasperino (ma neanche troppo) le caratteristiche.
200k+ Lavoratori agricoli irregolari in Italia, circa il 30% del totale degli addetti del settore (VII Rapporto Agromafie e Caporalato, Osservatorio Placido Rizzotto–Flai Cgil).
~150Decessi nei campi nel 2024 (stime preliminari Inail), in aumento del 10% sull'anno precedente — dati sottostimati per via del lavoro irregolare, che nel settore supera il 20%.

Jaha, Dash e Ankit vivono in una baracca ai confini di un campo di pomodori nel Sud Italia.
Sono arrivati dall’India e, da quando sono arrivati, vivono ogni mattina la stessa vita: Jaha, il più anziano, prepara la colazione; poi si dirigono al campo, raccolgono, tornano indietro.
Raccolgono, tornano indietro.
Raccolgono, tornano indietro.
Per 10 ore, per venti euro a testa. Quando glieli danno.
Fino a quando, un giorno, Dash crolla tra i pomodori tenendo il cuore stretto in un infarto. Ha una paura boia che gli si legge negli occhi mentre i due compagni gli piombano addosso per cercare di salvarlo e quando Vittorio, il caporale più anziano, li vede agitarsi da lontano, crede che stiano scappando.
Lo sa che li trattano male, e anche lui, al posto loro, scapperebbe. Ma ad ognuno è toccato il proprio destino e il suo è quello del controllore, quindi spara un colpo d'avvertimento e, per puro spirito di protezione, Jaha si para davanti ad Ankit.
Il colpo è sparato in alto, neanche arriva, ma qualcosa nei due si accende e decidono di fare la loro mossa. Se salvano l’amico, forse è la loro prima e unica buona occasione. Possono sfruttare lo scompiglio, isolare Vittorio dai suoi compari e, forse, farla franca.
Riescono a trascinare Dash nella baracca, ma quando arrivano è già troppo tardi. Dash muore mentre Jaha tenta di praticargli una goffa manovra cardiaca e quando Ankit non riesce più a bloccare la porta, Vittorio entra a fucile spianato. Prima che possa sparare, il ragazzo lo colpisce alla testa con un martello, ammazzandolo sul colpo.
Peccato che, morendo, Vittorio riesca a premere il grilletto e spappoli la gamba destra di Jaha sporcando il muro di sangue mentre il vecchio urla come non urlava da cinquant’anni e, forse, non aveva mai urlato. Con un compagno morto e uno morente, Ankit è solo e paralizzato dalla paura. Non era così che aveva sempre immaginato la sua fuga, ma Jaha, forse per il sangue caldo che gli cola sulla gamba, o forse perché il tempo rende davvero più saggio, è decisamente più pragmatico: prende il fucile, manda fuori il giovane amico e punta la bombola del gas, proprio mentre arrivano i rinforzi per Vittorio, attirati dallo sparo.
Mentre Ankit scappa senza il coraggio di voltarsi, il vecchio fa saltare tutto in aria.
Qualcuno, in fondo, doveva pur farlo.

JAHAWAR
Protagonista - 60 anni
Asciutto, capelli e baffi bianchi, i denti consumati dal fumo. Contadino in India, contadino in Italia. Perennemente silenzioso, nutre per Ankit un amore paterno che lo spinge a pararsi davanti a lui quando Vittorio spara. Alla fine, decide di sacrificarsi per lasciare che il più giovane riesca a fuggire.
DASH
Coprotagonista - 45 anni
Grasso, vanitoso, stanco. Si tinge i capelli di rosso e lavora il minimo indispensabile. Ha già accettato la sua condizione con una pigra resa incondizionata. Il suo infarto è il detonatore della storia e anche il suo unico merito. Senza volerlo, infatti, è la scintilla della rivolta che tutti stavano aspettando.
ANKIT
Coprotagonista - 22 anni
Smilzo, sguardo sveglio, capelli nerissimi. Lavora come se non ci fosse un domani. Non si lamenta mai. Personificazione di una generazione allo sbando che non ha ancora smesso di sperare, è lui che scappa e sopravvive. Impaurito, sporco di sangue, ma comunque vivo.
VITTORIO
Antagonista - 65 anni
Vecchio caporale, ex contadino, una sorta di burocrate della campagna. Incapace di umanità, non esita a sparare, perché, in fondo, i pomodori qualcuno deve pur raccoglierli. Quando irrompe nella baracca è pronto a fare una strage, ma non sa cosa lo aspetta.
NUNZIO
Antagonista - 40 anni
Figlio di Vittorio, vice in comando. Un uomo debole armato solo della violenza che riesce a perpetrare. Corre, ma non ha abbastanza fiato. Urla, ma non fa abbastanza paura. Spara, ma senza centrare il bersaglio. Il fallito come apoteosi dello sfruttatore.
ARMS vuole trasferire allo spettatore due sensazioni opposte: il senso di impotenza di fronte alla natura, resa attraverso campi lunghissimi e orizzonti aperti presi in prestito dal western, con uno sguardo lento e osservativo; e l’intimità assoluta dei protagonisti, raccolta in dettagli e primissimi piani che rivelino la loro rabbia, le loro paure e le loro speranze segrete.
Quello che in principio sembra un documentario di osservazione, infatti, diventa presto un racconto drammatico, in cui la realtà diventa sempre più cruda e violenta in un climax inaspettato e improvviso soprattutto per chi lo vive. Proprio perché le vessazioni e le morti di questa categoria invisibile riempiono i giornali senza che nessuno se ne accorga, ho deciso di pormi una domanda che ha dato via al corto:cosa accadrebbe se, per una volta, le cose non andassero come previsto? Se i "nuovi schiavi" si ribellassero?
La fotografia si sviluppa parallelamente all'evoluzione narrativa. Se in principio il ritmo è lento, con la macchina a spalla che segue i personaggi come in un documentario, con il crescere della tensione anche l'occhio della cinepresa diventa rapido e vicino, assumendo una cadenza incalzante e ansiogena attraverso zoom e primissimi piani opposti agli ampi spazi della natura, indifferente alle vicende umane.
La grana delle immagini, con colori e l'effetto della pellicola che richiamano lo stile herzoghiano degli anni '70, rendono la fotografia una mimesi della realtà; mentre le lenti e l’aspect ratio 2:39 generano aberrazioni ai bordi che creano un non-luogo, una bolla possibile nel nostro mondo.
Estetica di riferimento
Lenti Mamiya / Aspect ratio 2:39 / Colori desaturati, effetto pellicola anni '70 / Macchina a mano negli esterni, oppressiva e rapida negli interni / Luce naturale fuori, neon artificiale dentro.
Nel 2021, dopo aver messo insieme abbastanza soldi, amici e volontari, riuscii a organizzare le riprese. Quattro giorni previsti presso il Fondo Agricolo Nicola Nappo, un terreno sequestrato alla camorra e riassegnato a Libera e alla FLAI CGIL nell'area di Scafati, in provincia di Salerno, ai piedi del Vesuvio.
Il primo giorno di riprese andò bene. Peccato che al ritorno in albergo, un incidente stradale mi procurò la frattura di due vertebre e le riprese si fermarono. Persi soldi e possibilità di girare e passai quasi due mesi con un busto correttivo e l’impossibilità quasi totale a ogni movimento.
Per tre anni non ho avuto il coraggio di riguardare il materiale girato quel giorno.
Decisi di dedicarmi solo alla scrittura e, lo stesso anno, venni ammesso al corso di sceneggiatura del Centro Sperimentale di Cinematografia.
Poi, grazie all'incoraggiamento di amici e colleghi che videro il materiale prima di me, ho deciso di riprendere in mano questo progetto. Il montaggio di quel primo giorno, cinque minuti di film, è già disponibile, grazie al lavoro di Matteo Capotosti, amico e professionista a cui non sarò mai abbastanza grato.

L'obiettivo di questa raccolta è coprire letre giornate di riprese necessarie a girare il cortometraggio, che si svolgeranno dal 3 al 5 agosto 2026 con un giorno di preparazione previsto per il 2.
Una parte del budget è già stata garantita da produttori indipendenti, istituzioni ed enti del terzo settore (i cui nomi verranno annunciati prestissimo! Continuate a seguirci per conoscerli!) e colleghi che credono nel progetto.
Il crowdfunding serve a coprire ciò che manca e a farlo in modo trasparente, senza svendere nulla.
In particolare, i soldi che raccogliamo qui andranno direttamente a:
Quello che non vedrete in questa lista sono il compenso del regista, del direttore della fotografia e di altri membri della crew che sono già dentro al film da prima che ci fosse un budget.
Sostenere questa campagna serve a rendere quello di ARMS un set sostenibile e professionale, senza sperperi e con la trasparenza necessaria a raccontare una storia come questa.
Grazie!

Francesco Luciani
Autore/Regista
Nato e cresciuto al quartiere CEP di Campobasso. Laureato in Economia, diplomato in Sceneggiatura al Centro Sperimentale di Cinematografia. Ha scritto corti e documentari candidati a festival nazionali e internazionali. Ha dormito sulla Grande Muraglia. Si interessa di cinema di genere, politica e cucina, pur essendo certo di non saperne abbastanza di nessuna delle tre cose.
Matteo Capotosti
Montatore
Jacopo Meneghin
Direttore della fotografia
Francesco Costantino
Produttore Indipendente
Diego Crisafulli
Produttore Indipendente
Produzione Fata Verde
Produzione Esecutiva
Link Instagram: https://www.instagram.com/fataverde_film/
Sara Coccia
Grafiche
Per domande, approfondimenti, curiosità e anche se voleste collaborare come professionisti, scriveteci a: arms.shortmovie@gmail.com / +39 333 15 42 662
L’accesso alla gallery è riservato ai sostenitori del progetto.
Gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) costituiscono una serie di 17 obiettivi concordati dall'Organizzazione delle Nazioni Unite.

Sconfiggere la povertà: porre fine alla povertà in tutte le sue forme, ovunque.

Buona occupazione e crescita economica: promuovere una crescita economica inclusiva, sostenuta e sostenibile, un'occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti.

Ridurre le diseguaglianze: ridurre le disuguaglianze all'interno e tra i paesi;
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