oppure accedi con email e password

oppure

Registrati con il tuo indirizzo email

Inserisci il tuo indirizzo email: ti invieremo una nuova password, che potrai cambiare dopo il primo accesso.

Ricordi la tua password?

Controlla la tua casella email: ti abbiamo inviato un messaggio con la tua nuova password.
Potrai modificarla una volta effettuato il login.

Langhe doc - storie di eretici nell'italia dei capannoni

Una campagna di
Paolo Casalis

Contatti

Una campagna di
Paolo Casalis

LANGHE DOC  - STORIE DI ERETICI NELL'ITALIA DEI CAPANNONI

Langhe doc - storie di eretici nell'italia dei capannoni

Campagna terminata
  • Raccolti € 12.000,00
  • Sostenitori 93
  • Scadenza Terminato
  • Modalità Prenotazione quote  
  • Categoria Film & cortometraggi

Una campagna di 
Paolo Casalis

Contatti

Il Progetto

(see below for english text)

un film documentario di Paolo Casalis
Col,HDV,52' / uscita prevista: Marzo 2011
Al dvd sarà allegato un libro di approfondimento (28 pagg.) a cura del giornalista Federico Ferrero (L'Unità, Il Riformista, Eurosport)
La quota di 12 euro comprende la prenotazione del pacchetto libro+dvd (+ costo di spedizione 3 euro)
Dopo aver prenotato la vs. copia inviate i vs. dati al'indirizzo info@langhedoc.it, riceverete tempistiche e istruzioni di pagamento.
http://www.langhedoc.it

Langhe Doc - Storie di eretici nell'Italia dei capannoni

“Nel breve spazio della mia lunga vita l’Italia è cambiata in una maniera spaventosa.
É tutta una lotta contro il tempo, bisogna riuscire a diventare civili prima che il disastro sia completo.
Bisogna vedere se arriviamo ancora in tempo a salvare questo paesaggio.
Per me in gran parte l’abbiamo già distrutto.”
Giorgio Bocca in “Langhe Doc”

SINOSSI

Tre personaggi, tre produttori di cibo, tre "eretici" perchè pensano e agiscono in modo diverso rispetto agli altri, per raccontare un unico territorio, le Langhe, universalmente riconosciute come uno dei luoghi più belli d’Italia, di recente candidato a diventare “Patrimonio dell’Umanità Unesco”.
Ciononostante, l’urbanizzazione, la cementificazione, il progressivo abbandono delle aree e dei mestieri meno redditizi rischiano di trasformare le Langhe nell’ennesimo tassello di quella che in ”Langhe Doc“ Giorgio Bocca definisce “l’Italia dei capannoni”.
Quelle di Maria Teresa Mascarello, Silvio Pistone e Mauro Musso sono storie di chi ha intravisto un futuro che non gli piaceva e lo ha rifiutato. Piccole sfide in cui tuttavia è possibile intravedere una dimensione ben più ampia; sfide ancora aperte, non ancora del tutto vinte e che forse non lo saranno mai:loro si muovono in una direzione, il mondo in un’altra, del tutto opposta.

PERSONAGGI

Maria Teresa Mascarello (e il padre Bartolo Mascarello, morto nel 2005, attraverso l’impiego di materiale d’archivio)
Figlia unica di Bartolo Mascarello, leggendario patriarca del Barolo, strenuo difensore del vino tradizionale, ottenuto senza l’impiego di tecnologie moderne e senza piegarsi alle mode, Maria Teresa ha studiato a Torino, dove si è laureata in Lingue e Letteratura Straniera.
“Fino a vent’anni non riuscivo nemmeno a farle assaggiare il vino con un dito”, ricorda in un filmato d’archivio Bartolo Mascarello, che avrebbe voluto che la figlia restasse in Langa e frequentasse la scuola enologica.
Oggi Maria Teresa, tanto esile e minuta quanto determinata e combattiva, conduce da sola l’azienda famigliare e continua a produrre vino nella cantina di Barolo,“Come faceva mio padre, e mio nonno prima di lui”.
Silvio Pistone
Pantaloni militari, camicia da montanaro, capelli lunghi, sigaretta arrotolata a mano perennemente accesa.
Silvio si presenta così a clienti e visitatori della Cascina Pistone, a Borgomale, paese di alta Langa a circa 20 km da Alba. Qui ha costruito una casa, per la moglie e i due figli, e una stalla, per cinquanta pecore di Langa da cui produce formaggi dal gusto unico che vende a clienti privati e ristoranti. Passionale, istintivo, testardo, Silvio è orgoglioso delle sue scelte e vuole spingersi ancora un gradino oltre. Il suo sogno è quello di riuscire a fornire più prodotti, altre agli attuali formaggio e pane, di riuscire a fare vivere di questo lavoro tutta la famiglia, compresa la moglie che oggi lavora in un grande stabilimento di Alba.
La sua ultima sfida è quella di fare il pane “Esattamente come si faceva una volta”, con una varietà di semi tradizionale, senza trattamenti nè pesticidi, addirittura ricorrendo a vecchie macchine agricole degli anni ‘30.
Silvio è un sognatore, ma estremamente concreto, con i piedi ben ancorati per terra.


Mauro Musso
La storia personale di Mauro Musso è legata a doppio filo ai temi della produzione e distribuzione alimentare.
I suoi genitori avevano un allevamento intensivo di polli, spazzato via dall’alluvione in Piemonte nel ‘94; da allora, Mauro ha lavorato in un ipermercato della grande distribuzione, fino a quando per lui non è sopraggiunto un inaspettato licenziamento.
Dapprima per scherzo e per pochi amici, poi sempre più seriamente, Mauro ha incominciato a fare in casa i tajarin, la pasta tradizionale delle Langhe. Oggi la sua “Casa del Tajarin”, di cui è proprietario nonchè unico dipendente, produce svariati tipi di pasta, a partire da ingredienti selezionati di altissima qualità.
Mauro viveva in quello che oggi è diventato il suo laboratorio e negozio, ed è tornato a vivere con i genitori e l’anziana nonna. Odia i supermercati, e sta cercando con tutte le forze la propria rivalsa personale.

Giorgio Bocca
Giorgio Bocca è uno dei più importanti giornalisti e scrittori italiani. Originario della campagna cuneese, è stato a lungo partigiano in Langa, dove vive sua figlia e dove si reca ogniqualvolta gli è possibile. Stimatore e conoscitore delle Langhe, amico personale di Bartolo Mascarello e di altri “grandi di Langa”; da sempre voce critica degli eccessi del progresso e dello sviluppo del nostro Paese, al punto che la sua storica rubrica sull’ Espresso si intitola “L’Antitaliano”.
A lui, memoria storica di una Langa che non esiste più e attento osservatore dei giorni attuali, il compito di dipanare il contesto in cui si muovono Silvio, Maria Teresa e Mauro. A lui il compito di delineare gli scenari futuri delle Langhe, tra atteggiamenti passatistici e sviluppo sfrenato, candidature all’Unesco e denunce di scempi edilizi e ambientali.
NOTE DI REGIA

Quando ero poco più che un bambino i miei mi tesserarono per una squadra ciclistica di Bra, il gruppo sportivo Soresina. Magliette di lana ispida e irritante e biciclette da corsa anni '80: così è nato, in modo del tutto inconsapevole, il mio rapporto con le Langhe.
Mentre i miei amici difficilmente riuscivano ad uscire dal cortile di casa, noi fortunati ci avventuravamo in territori sconosciuti: dalle pendici di La Morra raggiungevo i compagni di squadra a Bra e da qui si tornava verso le salite di Verduno, Barolo, Diano, Monforte e poi sempre più lontano e più in alto, verso Dogliani, Belvedere Langhe, Bossolasco, Murazzano.
Allenamenti in bicicletta che diventavano veri e propri viaggi.
In parte, insomma, sono un langarolo, che tutti i giorni prendeva il pulmino per andare a scuola a La Morra; in parte, invece, sono un osservatore esterno, un turista di giornata che un tempo si addentrava nelle Langhe in bicicletta e che quasi vent'anni più tardi ci è tornato con cavalletto e telecamera.
Perché Langhe Doc? Per raccontare non tanto le Langhe, quanto la loro trasformazione.
In meno di venti anni, un arco di tempo ancora più breve del "breve spazio della mia lunga vita" di cui parla Giorgio Bocca (frase che da sola vale l'intervista), ho visto ogni paese e paesino, ogni buco di Langa dotarsi di un'area industriale e commerciale, quasi sempre posizionata nella parte geograficamente più bassa (ma non per questo meno visibile, anzi), quasi sempre sovradimensionata. L'area commerciale e i relativi capannoni di Roddi, di Barolo, di Verduno, di Neive, Barolo, Barbaresco...
Da studente di Architettura, leggevo termini come "urbanizzazione" o "diffusione urbana" e pensavo non al bacino della Ruhr o a New York, ma più semplicemente al "mio" territorio e a quanto stava diventando difficile separare le aree di città da quelle di campagna, distinguere una città dall'altra.
Venti anni fa sulla strada tra Bra e Alba c'erano tanti campi e un paio di paesi, oggi Bra e Alba sono diventate un'unica mostruosa entità, fatta di un'interminabile fila di case, villette, capannoni, edifici commerciali; i confini tra i due centri urbani, un tempo segnati da cartelli posizionati in aperta campagna, si trovano oggi incastonati tra le villette, nascosti tra un capannone e l'altro.
Quella non è Langa, penserete voi, ed è vero. Per usare i termini del Prof. Jukka Jokilehto, il professore scandinavo ingaggiato come supervisore del progetto di candidatura Unesco del Territorio Vitivinicolo di Langhe, Roero e Monferrato, si tratta di una buffer zone, le aree cuscinetto situate a ridosso delle core zone, le aree d'eccellenza.
Forse è giusto, è normale sacrificare zone paesisticamente meno pregiate per favorire lo sviluppo economico di un territorio; ma quando le buffer zone, le zone cuscinetto ormai irrimediabilmente compromesse da edilizia selvaggia e capannoni, si trovano nel bel mezzo della Langa del Barolo o addirittura in Alta Langa, ha ancora senso parlare di aree d'eccellenza? Quando chi visita Neive o Barbaresco non riesce più a scattare una fotografia del panorama senza inquadrare capannoni, palazzi, autostrade, viene meno il concetto stesso di paesaggio vitivinicolo.
Ecco, in "Langhe Doc" volevo raccontare questa trasformazione e, se possiblie, capirne le ragioni.
Un racconto difficile, perché non si è trattato di una trasformazione repentina, non ci siamo svegliati un bel giorno circondati dai capannoni.
Negli anni '80 abbiamo iniziato a fare la spesa nei primi supermercati costruiti fuori città, in piccoli capannoni. Poi i supermercati sono diventati più grandi, ospitati in capannoni più grandi; per comprare le scarpe non andavamo più in un negozio ma in un capannone; per andare dal ciclista, dal meccanico, dall'estetista entravamo in un capannone, per comprare un piccolo elettrodomestico andavamo in un capannone, e di fianco nascevano villette, e palazzine, e capannoni dove si costruivano i pezzi di futuri capannoni.
E' difficile raccontare ciò che è quotidianamente sotto i nostri occhi, una trasformazione talmente lenta che sembra quasi non avvenire.
All'inizio volevo dare voce ai "buoni" e ai "cattivi", sentire le ragioni di chi progetta palazzine, costruisce case, tira su i capannoni. Poi mi sono accorto che dividere la realtà in buoni o cattivi non ha senso: il documentario alla Michael Moore, alla Sabina Guzzanti, non mi ha mai convinto del tutto. Raccontare i "cattivi", le loro nefandezze, equivale a riconoscere implicitamente la propria superiorità e innocenza, ad auto-assolversi e scaricare la colpa sugli "altri".
Semplice, ma un pò inutile.
Ho invece scelto, seppure inizialmente in modo inconsapevole, una strada meno lineare, più tortuosa: raccontare tre storie estreme, storie di "eretici" (la felice definizione è di Federico Ferrero), di chi pensa e soprattutto agisce in modo diverso rispetto a noi tutti, me compreso.
Non storie di chi rovina il paesaggio, di gente da additare come colpevole di tutto quanto, ma storie positive grazie alle quali, per contrasto, fare emergere il negativo che c'è, e che vediamo tutti.
Nella radicalità di pensiero e scelte, Maria Teresa, Silvio e Mauro prestano il fianco a obiezioni e dubbi: forse non possiamo fare tutti come loro, non si può comprare solo cibo di qualità, la loro produzione è per pochi, i loro prezzi sono per un élite di consumatori, e così via.
Eppure in fondo alle loro storie, alle loro contraddizioni, si intravede una luce.
Tra tutte le difficoltà e i "se" si intuisce che è quella la strada giusta da prendere: non un abbandono di massa di città e uffici, ma un piccolo cambio nei nostri comportamenti, una piccola riflessione ogni volta che, da consumatori, entriamo in un altro capannone.

Il Film
L'idea di "Langhe Doc" me la portavo dietro da un paio d'anni.
Il mio lavoro precedente, "Il Corridore", realizzato con Stefano Scarafia, ne conteneva in sé alcuni elementi (il rapporto con la natura, il paesaggio, il conflitto sviluppo/ambiente) poi necessariamente accantonati per via della potenza della storia personale e sportiva di Marco Olmo.
Sapevo cosa volevo raccontare, ma mi mancavano i protagonisti del racconto.
A inizio 2010 ho letto, quasi per caso, un post del blog personale di Federico Ferrero, Alba Tragica, in cui raccontava il suo ritorno ad Alba da milanese acquisito, tra palazzoni ed edilizia popolare, né più né meno che la periferia di Milano.
Dall'incontro con Federico (che inizialmente volevo come personaggio del film, ma poi per sua fortuna è riuscito a salvare la privacy) è arrivato il primo nome: Mauro Musso, un ex dipendente della grande distribuzione che si era messo a produrre tajarin (le tagliatelle piemontesi) in proprio. A cascata, Mauro mi ha parlato di Silvio, "un altro matto come me", e nel giro di una settimana ho conosciuto anche questo Rambo ecologista, fuggito nei boschi con le sue cinquanta pecore.
Di Maria Teresa, invece, avevo delle notizie in famiglia, sbocciate nel nostro incontro. Per lunghi mesi Maria Teresa è stata un personaggio "in sospeso" perché gliel'avevo combinata grossa, dando buca per ben due volte consecutive al fatidico incontro dell'intervista; in poche parole, avevo esaurito la sua pazienza ancor prima di incontrarla, ma dopo alcuni mesi di "sbollitura" sono poi riuscito a recuperare i rapporti e lei, come già Mauro e Silvio, si è dimostrata persona aperta e disponibilissima.
Un discorso a parte merita l'incontro con Giorgio Bocca. Volevo a tutti costi intervistarlo perché conosce profondamente e ama le Langhe e perché è una delle poche voci della cultura italiana che ha individuato i pericoli e le difficoltà del nostro rapporto con il territorio ed il paesaggio ("l'Italia dei capannoni" è una sua definizione, concisa e aspra come suo solito). Senza santi in paradiso, ho fatto la cosa più semplice: ho cercato il suo nome sull'elenco telefonico e l'ho chiamato a casa.
Mi ha risposto con un tono austero, che però si è sciolto non appena ha appreso delle mie origini lamorresi."Va bene, per quelli della provincia di Cuneo va sempre bene".

La Realizzazione
Dal punto di vista realizzativo "Langhe Doc" è forse un film atipico.
Nel descriverlo trovo più punti in comune con l'immagine del pittore, che da solo si addentra nel paesaggio con il cavalletto e la tela, che non con il grande cinema, quello fatto di maestranze, carrelli e grossi budget.
E' il mio modo di filmare, e non avrei comunque potuto fare altrimenti.
Per quasi un anno, a intervalli regolari, mi sono concesso piacevoli gite in langa, a trovare Mauro, Silvio e Maria Teresa e a riprendere i paesaggi innevati, il grano che cresce, la battitura, la vendemmia.
Senza alle spalle una vera e propria scrittura, registravo elementi del paesaggio e delle vicende dei miei "eroi". Fin dall'inizio, mi era chiaro che non avrei raccolto delle storie concluse, non avrei raccontato, come da manuale del documentario, "l'evoluzione di un personaggio". E infatti i ritratti dei protagonisti sono parziali, così come quello del paesaggio, che necessariamente non poteva contenere tutti i luoghi e gli aspetti delle Langhe. E tuttavia mi sta bene così. Mi sta bene che le storie di Maria Teresa, Mauro e Silvio abbiano un finale aperto, che talvolta i concetti siano solamente abbozzati, che il paesaggio sia raccontato attraverso piccoli blocchi (gli Intervalli) di immagini e musiche create da Giorgio Boffa, amico e compagno di giochi dai tempi dell'infanzia (anche su questo aspetto, un bel ritorno alle origini).
Mi sta bene perché gli "eretici", per definizione, non hanno un Libro, procedono per scarti rispetto al pensiero dominante, per scelte fatte di prove e tentativi, di fughe solitarie coraggiose e incoscienti.
Per una volta, spero che il gruppo si metta al loro inseguimento.

____________________________________________________


Langhe Doc - Stories of heretics in the Italy of warehouses
A documentay by Paolo Casalis
Col, HDV, 52' / coming out March 2011
THE MOVIE WILL BE SUBTITLED IN ENGLISH
After having booked your copy, please send your data to info@langhdoc.it and you'll receive payment instructions.
http://www.langhedoc.it


"In the short space of my long life, Italy has changed in a terrifying way.
It’s all a race against time, we have to become civilized
before the disaster is complete.
We must see if we’ll arrive in time to save this landscape,
I think we’ve already largely destroyed it.
Giorgio Bocca in “Langhe Doc”

SYNOPSIS
Three characters, three food producers who think in a different way, three stories of "heretics", to describe Langhe, a unique territory, universally recognized as one of the most beautiful places in Italy, fresh candidate for Unesco World Heritage.
Nevertheless, urbanization, overbuilding, abandonment of the less profitable areas and economic development risk to transform Langhe in just another piece of what in “Langhe Doc” Giorgio Bocca calls the “Italy of warehouses”
Those of Maria Theresa, Silvio and Mauro are stories of people who have seen a future they did not like and have refused it. Their challenges are still open, they’re not yet fully met and perhaps they never will: they move in one direction, the world moves in another one, quite the opposite.Three characters, three food producers who think in a different way, three stories of "heretics", to describe Langhe, a unique territory, universally recognized as one of the most beautiful places in Italy, fresh candidate for Unesco World Heritage.
Nevertheless, urbanization, overbuilding, abandonment of the less profitable areas and economic development risk to transform Langhe in just another piece of what in “Langhe Doc” Giorgio Bocca calls the “Italy of warehouses”
Those of Maria Theresa, Silvio and Mauro are stories of people who have seen a future they did not like and have refused it. Their challenges are still open, they’re not yet fully met and perhaps they never will: they move in one direction, the world moves in another one, quite the opposite.

CHARACTERS

Maria Teresa Mascarello (and her father Bartolo Mascarello, died in 2005, through the use of archival material)
Maria Teresa is the only daughter of Bartolo Mascarello, the legendary patriarch of Barolo wine, a proud defender of traditional wine, the one produced without yielding to modern technologies or fashions.
Maria Teresa studied in Turin, where she graduated in Foreign Languages and Literature.
“Up to her twenty years, I didn’t even succeed in making her taste a drop of wine with her finger,” Bartolo Mascarello recalls in an archival video. He wanted her daughter to stay in Langa and attend a wine making school.
Today Maria Teresa, so slim and petite as determined and combative, leads the family company and continue to produce wine in the Cellar of Barolo, “As my father did, and my grandfather”

Silvio Pistone
Army pants, mountain shirt, long hair, one hand-rolled cigarette constantly burning.
Silvio appear in this way to customers and visitors of “Cascina Pistone”, in Borgomale, a small village of Upper Langa, about 20 kms far from Alba.
Here he has built a house for his wife and two children, and a stable for fifty “langa sheeps" that produce cheeses with a unique flavor, sold to private clients and restaurants.
Passionate, instinctive, stubborn, Silvio is proud of his choices and wants to go even one step further.
His dream is to be able to provide more products than the current cheese and bread, he wants his whole family to live on this type of job, while his wife actually works in a factory in Alba.
His latest challenge is to make bread “Just like they did once”, with a variety of traditional seeds, without treatments or pesticides, even using obsolete farm machinery from the ‘30s.
Silvio is a dreamer, but he’s also extremely practical, a dreamer with feet firmly anchored to the ground.

Mauro Musso
The personal story of Mauro Musso is strictly linked to the themes of food production and distribution.
His parents had an intensive rearing of chickens, swept away by the flood of ‘94 in Piedmont; since then, Mauro has worked in a big supermarket, until he was overtaken by an unexpected dismissal.
First as a joke and for a few friends, then always more seriously, Mauro has begun to make homemade “tajarin”, the traditional pasta of Langhe. Today his “House of Tajarin” of which he is the owner and sole employee, produces several types of pasta, containing ingredients of the highest possible quality.
Mauro lived in what has become his actual workshop and store, and has returned to live with his parents and his old grandmother. He hates supermarkets and he is trying with all his forces to take his personnel revenge on them.

Giorgio Bocca
Giorgio Bocca is one of the most important Italian writers and journalists. He was born in the countryside of Piemdmont, and for long during the WWII has been partisan in Langa, where his daughter lives and where he stills goes whenever he can. He loves Langhe, he was a personal friend of Bartolo Mascarello and other “great men” of this region. His voice has always been critical towards the excesses of progress and development in our Country, so critical that his famous column on “L’Espresso” is titled with irony “The anti-Italian“.
He represents the historical memory of a Langa that no longer exists and a careful observer of the current days. In the movie, he has the task of unraveling the context in which Silvio, Maria Teresa and Mauro live and act. He has the task of outlining future scenarios for Langhe, between past attitudes and present practices, applications to Unesco and denunciation of environmental abuses and havocs.

http://www.facebook.com/pages/LangheDoc-the-movie/141728585858320?ref=ts

Commenti (1)

Per commentare devi fare
  • pc
    paolo  Dopo aver prenotato la vs. copia inviate i vs. dati al'indirizzo info@langhedoc.it, riceverete le istruzioni di pagamento. After having booked your copy, please send your data to info@langhdoc.it and you'll receive payment instructions.