or login with email and password

or

Register with your email address
Hai già un account?

Forgotten your password? Enter you email address and you will receive a message with instructions to recover your password.

Forgotten your password?

Controlla la tua casella email: ti abbiamo inviato un messaggio con la tua nuova password.
Potrai modificarla una volta effettuato il login.

Did you received the email?

Giornalismo precario

A campaign of
Chiara Arnone e Francesca Dargenio

Contacts

A campaign of
Chiara Arnone e Francesca Dargenio

Giornalismo precario

Campaign ended
  • Raised € 148.75
  • Sponsors 5
  • Expiring in Terminato
  • Type Make a pledge  
  • Category Documentaries and inquiries

A campaign of 
Chiara Arnone e Francesca Dargenio

Contacts

The project

Perchè sostenerci:

Perchè abbiamo bisogno di soldi per fare il documentario.
Perchè nessuno ha mai raccontato cosa c'è dietro le notizie che ogni giorno vi arrivano.
Perchè la pluralità, la libertà dell'informazione e la sua correttezza sono strettamente legate al destino economico dei giornalisti precari alla loro possibilità di essere autonomi nel loro lavoro.
Perchè c'è in gioco il futuro di tantissimi giovani italiani che saranno i giornalisti di domani

Il periodo storico che stiamo vivendo, in cui gli assetti sociali e culturali sono in fase di trasformazione e in cui la crisi economica sta minando gli equilibri politici, presenta una generazione di giovani dai 20 ai 35 anni, in cerca di espressione e affermazione, piena di entusiasmo e determinazione, stanca di non riuscire a vedere un orizzonte e il proprio presente impantanato. Nella generazione del rischio e della flessibilità, poche persone riescono ad emergere e a raggiungere gli obiettivi prefissati, ma soprattutto a farsi “portavoce” di uno spirito comune che lega e racconta di questa distesa di giovani che chiede di essere finalmente ascoltata e diventare protagonista di un mondo di cui si rivendica l’appartenenza.

INTENZIONI DI REGIA

Il giornalismo è il pilastro della democrazia. Ma i giornalisti non sono tutti uguali. Un mondo, quello del giornalismo, in costante evoluzione per effetto delle innovazioni tecnologiche e dei mutevoli poteri economici e politici. Forse mai come in questo periodo il giornalismo comincia pesantemente ad arrancare e non ha ancora saputo trovare una via d'uscita alla crisi economica. Il declino degli introiti pubblicitari sulle testate nazionali e l'influenza della congiuntura economica hanno finito per diventare un mix letale.


Il precariato sta aggredendo la nostra società in maniera massiccia. Se il tasso generale sale al 12,5%, a soffrire di più sono ancora una volta i giovani che arrivano al 40,4%. Il dato allarmante mostra il tasso di disoccupazione giovanile ai massimi storici dal 1977. Nel giornalismo non si è fatta eccezione. Sono 25mila giornalisti i precari presenti in Italia.
Un viaggio nella giungla del precariato che minaccia la passione dei giovani giornalisti italiani. Un viaggio nel giornalismo italiano di oggi.
Un viaggio nell'industria del giornalismo, tra scuole di giornalismo, master post-universitari, stage non retribuiti e infine la disillusione di non poter essere assunti neanche dopo un apprendistato di mesi o anni. Giovani di tante età, compensati con mancette per i loro articoli, trattati peggio di operai e contadini. Cinquanta centesimi per il web, due-tre-cinque euro per la carta stampata, vessazioni senza fine. Infinite le parole spese dalle istituzioni, dall'Ordine a tutela dei giornalisti. La realtà racconta un'altra verità. E poi, fuori dalle redazioni, fuori dall'Italia. tantissimi giovani giornalisti free lance: Chi sono? Cosa fanno? Dove lavorano? Quanto sono pagati? Come raccontano il precariato nel giornalismo le istituzioni, le Università e l'ODG? Perchè regole e istituzioni li escludono?
Ascoltiamo le loro testimonianze dirette. Un viaggio nei racconti dei tanti giovani giornalisti delle più autorevoli testate giornalistiche italiane: dalla carta stampata alle tv, passando per web.L'intenzione principale è quella di immergerci nella nuova generazione di giornalisti. Come si diventa giornalisti oggi? Nuovi metodi e nuove tecniche ne cambiano l'identità? Quale via di innovazione editoriale può sostenere i nuovi professionisti in carriere significative? Giovani di vari tipologia, varia estrazione socio-economica, con aspirazioni e desideri diversi tra loro. Sono giovani dai 25 ai 30 anni. Alcuni di loro lavorano in redazione come stagisti (La Repubblica, Il Messaggero, Il Fatto Quotidiano, Mediaset) poiché hanno seguito il percorso formativo ordinario per diventare giornalista; altri sono collaboratori esterni delle principali testate nazionali, altri ancora sono free lance in giro per il mondo, altri ancora sono giovani attivisti impegnati a favore dei precari del giornalismo e che hanno dato vita negli ultimi anni a una rete che ha dato alla luce la Carta di Firenze. Cosa li ha spinti a mobilitarsi? Come ci sono riusciti? Chi sono e cosa fanno? Storie diverse, città diverse, accomunate dalla passione per il giornalismo.

Lo sguardo è diretto ai loro volti. Lo spazio è quello delle loro storie così come ce le racconteranno. L'ambiente è quello che vivono quotidianamente. Andremo nelle loro case, nelle loro redazioni, per strada, dove ogni giorno svolgono il loro lavoro. Percorsi diversi, giornate diverse, diverso soprattutto il modo di fare giornalismo. Vedremo ambienti diversi, volti diversi, racconti diversi. Si tratterà di mettere insieme i pezzi di un puzzle di storie che riguardano il mondo giovanile del giornalismo italiano.

Un road movie nelle capitali del giornalismo. Seguiremo anche la storia di alcuni giovani giornalisti free lance – freschi di Laurea e Master - che hanno scelto di lasciare l'Italia per raccontare cosa sta succedendo nel Mediterraneo e forse anche perché probabilmente - in tempo di crisi - fuori dall'Italia hanno trovato possibilità di crescita professionale molto migliori.

Ci confronteremo anche con le istituzioni in merito alle questioni prettamente lavorative del giornalismo: il Presidente nazionale dell'ODG (Enzo Iacopino); il Presidente del sindacato dei giornalisti FNSI (Giovanni Rossi) e il Sottosegretario all'editoria Giovanni Legnini che è intervenuto in merito alla questione dell’equo compenso giornalistico, la cui legge è stata approvata lo scorso 4 dicembre 2012 e che però è ancora in attesa di essere attuata: con questa legge si vorrebbe garantire un’equa retribuzione per gli oltre 25mila giornalisti precari presenti in Italia e che guadagnano, nella maggior parte dei casi, meno di 5mila euro netti all’anno.

Chi è il giornalista precario? Lo chiederemo a loro stessi. Il giornalista precario è colui che fa di tutto pur di vivere di giornalismo, ma che non sempre ci riesce. Il giornalista precario scrive di cronaca nera, rosa, giudiziaria, scrive di economia, di cultura, fa interviste, inchieste, reportage, scoop, scrive notizie brevi, lanci di agenzia quando necessario e realizza approfondimenti. Ma sarebbe autorizzato a non farlo, considerato il contratto che l’azienda gli ha fatto firmare. Il suo orario di lavoro non ha limiti. Il giornalista precario ha un telefono che non è aziendale e si sposta con mezzi propri, quando non deve usare quelli cittadini. È precario perché a fine mese la sua busta paga, sprezzante delle ore effettivamente lavorate, è più misera di quella di un commesso part-time e molto spesso deve ricorrere all’ammortizzatore sociale d’eccellenza: la famiglia. Ma ad essere precaria è anche, e soprattutto, la sua professionalità: se un precario guadagna, come attestano alcuni dati, 2,50 euro lorde a notizia, allora come potrà arrivare ad una cifra ragionevole in fondo alla giornata? Semplice, producendo una quantità enorme di notizie. Notizie la cui notiziabilità sarà seriamente messa in discussione e di dubbia esistenza. Cosa vuol dire essere precari?
La pluralità, la libertà dell'informazione e la sua correttezza sono strettamente legate al destino economico dei giornalisti precari alla loro possibilità di essere autonomi nel loro lavoro.Gli stagisti non sono personale a costo zero, non possono essere usati per sostituire il lavoro dei redattori. Ci dovrebbe essere un organismo che legalmente tutela i precari? Con la Carta di Firenze per la prima volta si è voluto mettere per iscritto le sanzioni nei confronti di chi sfrutta oltre ogni limite il lavoro dei precari. Chi sono i complici dell'impiego massiccio e senza controllo dei giornalisti precari? Lo chiederemo all'ODG e al sindacato FNSI, i quali hanno riconosciuto l'esistenza del problema, ma ancora hanno molto da fare. E' importante risolvere tale situazione perché ne va della qualità dell'informazione. E' in gioco tutto il futuro del giornalismo italiano. Per farlo serve anche guardare alla questione previdenziale, poiché le casse di INPG1 e INPG2 non godono di ottima salute. Se nessuno verserà contributi, anche precario, salteranno le garanzie anche per chi pensava di essere al sicuro. La comunicazione è libera se esistono tanti volti di donne e di uomini che abbiano un minimo di garanzie. Senza garanzie si viene ricattati. Cercheremo di capire se davvero l'equo compenso sia una soluzione: riuscirà a salvare i giornalisti?

E poi c'è il problema dell'innovazione. Abbiamo prodotti vecchi che non hanno innovazione. Non c'è la volontà di investire in qualcosa che non sia cartaceo. Insomma, forse se non si investirà nei nuovi media è normale che arriveremo a un esaurimento di risorse.

All'ODG chiederemo anche chi debba richiamare alla responsabilità i direttori rispetto alle condizioni contrattuali dei dipendenti? Il direttore non dovrebbe essere la voce degli interessi dell'editore quanto piuttosto colui che tutela i propri lavoratori? Questa purtroppo ai precari pare un'utopia. Chiederemo spiegazione e delucidazione anche ai rappresentati della commissione contratto autonomi FNSI e FIEG.

Infine ascolteremo alcune voci autorevoli del giornalismo italiano, anche loro sono stati giovani giornalisti in un tempo diverso ma con le stesse aspirazioni e passioni dei giovani di oggi. Ci diranno cosa è cambiato e cosa è rimasto invariato nella gavetta giornalistica e nell'accesso alla professione. Quali devono essere le doti da selezionare e formare nei tempi odierni di veloci trasformazioni? Quanto pesano sulla loro condizione poca innovazione e scarso sviluppo nella domanda della editoria italiana? Come può un giovane giornalista difendersi dai poteri sociali e garantire pluralismo?

fonte: Chiara Baldi. ‘’Due euro al pezzo: inchiesta sul nuovo precariato giornalistico’’, è il titolo di una tesi con cui una studentessa in giornalismo, Chiara Baldi, si è laureata alla Sapienza di Roma con la supervisione di Pietro Veronese (La Repubblica) e Stefano Lepri (La Stampa).
http://www.lsdi.it/2012/due-euro-al-pezzo-passioni-vita-e-dolori-del-giornalista-da-precario/lsdi-tesi-baldi/

Chi siamo:
Siamo due giovani giornaliste.
Chiara Arnone, nasce a Palermo nella Primavera del 1986. E' scrittrice e giornalista free lance, laureata in Scienze filosofiche all'Università degli studi di Bologna con la tesi 'Fenomenologia dell'immaginario. M.Merleau-Ponty e J. Lacan'. Dal 2009 ha vissuto a Bologna dove scriveva di cronaca locale, nazionale e internazionale per Bolognanotizie.com e per SuccoAcido.net. Dopo un Master in Giornalismo radiotelevisivo a Roma, ha realizzato video reportage per l'emittente televisiva locale RomaUnoTv. Ora vive a Palermo dove collabora per La Repubblica

Francesca Dargenio, di origine pugliese. Si è laureata all'Università Cattolica del Sacro Cuore. Dopo un Master in Giornalismo a Roma è andata a vivere a Milano. E' giornalista presso la redazione di ClassTv a Milano.

Comments (4)

Per commentare devi fare
  • avatar
    Paolo avanti cosi`,facciamo aderire amici e parenti a questo progetto.
    • ac
      arnone CE LA FARAI!!!!!
      • DG
        Diego forza!
        • ca
          chiara grazie benedetta falmi per il tuo contributo. :-) e un grazie anticipato a tutti quelli che contribuiranno alla realizzazione del documentario.

          Community