Una campagna di Collettivo Tópos Venezia
ContattiInserisci il tuo indirizzo email: ti invieremo una nuova password, che potrai cambiare dopo il primo accesso.
Controlla la tua casella email: ti abbiamo inviato un messaggio con la tua nuova password.
Potrai modificarla una volta effettuato il login.

Scegli la somma con cui vuoi sostenere il progetto e il sistema di pagamento che preferisci tra quelli disponibili. L’autore del progetto riceverà subito la tua donazione.
Il collettivo Topos di Venezia, insieme all’Arci Giovani Luigi Nono, organizza un evento in solidarietà alle comunità mapuche della Puelmapu, la cosiddetta “Patagonia argentina”, dove da settimane proseguono incendi che stanno devastando centinaia di ettari di territorio. L’evento si terrà martedì 27 gennaio alle 18:30 nello spazio CZ95 in Giudecca, a Venezia, e verranno proiettate video-testimonianze dalle comunità e documentari girati durante gli incendi dell’anno scorso. A seguire una conversazione aperta al pubblico. In collaborazione con una comunità mapuche della Comarca Andina abbiamo deciso di aprire anche questa raccolta fondi, perché in questo momento più che mai è necessario mostrare solidarietà e stringere legami per accompagnare le comunità che stanno vivendo sulla propria pelle incendi, estrattivismo, e criminalizzazione.
I territori di Puelmapu sono venduti dallo stato Argentino a multinazionali spesso straniere, come l’israeliana Mekorot e l’italiana Benetton, che è la più grande proprietaria terriera sul suolo Argentino, con circa 941 mila ettari di terra, all’incirca la grandezza della regione Marche. Le terre privatizzate vengono rubate al popolo originario Mapuche. Alla fine del 1800, dopo la creazione degli stati-nazione, l’Argentina e il Cile hanno fatto la prima campagna genocida nei territori mapuche e nei territori di altri popoli originari che vivono lì da sempre, ben prima della conquista spagnola e della successiva conquista argentina e cilena. Da allora il genocidio, la repressione e il furto di terre non si sono mai fermati, e hanno anzi subito un’accelerazione negli anni 90 del 900 e un’altra negli ultimi anni. La privatizzazione delle terre dei Mapuche sancisce un accordo economico-politico tra stati e multinazionali, a discapito delle comunità e della vita umana e non-umana nei territori.
Le multinazionali devastano i territori con attività minerarie, petrolifere, allevamenti intensivi, e attraverso la monocoltura del pino e dell’eucalipto. Questi alberi alloctoni si espandono ben oltre i confini delle piantagioni, e rubano acqua e spazio al bosco nativo. Sono proprio questi alberi che accelerano gli incendi ogni estate. Il fuoco non fa che estendere le aree colonizzate dai pini, perché sono l’unica pianta in grado di rinascere in fretta dopo gli incendi. I terreni bruciati sono facile preda di ulteriori speculazioni e privatizzazioni.
I governi argentino e cileno e i principali mezzi di comunicazione incolpano il popolo Mapuche di appiccare gli incendi, quando in realtà sono le multinazionali stesse spesso a guadagnarci. Nel mezzo degli incendi, della perdita dei loro territori e delle loro case, le comunità mapuche vengono criminalizzate, accusate di terrorismo, e sono più frequenti gli “allanamientos”, i rastrellamenti nelle lof, le comunità mapuche. È importante sottolineare che i Mapuche hanno svariate forme di resistenza che rivendicano sempre, ma che non intaccano mai ovviamente i loro territori, che sono fonte di vita e di cui sono i protettori. Recentemente sono stati incarcerati illegalmente i figli di Julia Chuñil, attivista e protettrice dei territori desaparecida nel 2024.
Da questa panoramica possiamo vedere chiaramente come il termine terrorista venga strumentalizzato per la creazione di un nemico facilmente identificabile, il tutto volto a coprire e perpetuare le speculazioni ai danni dei territori e di chi li abita.
In Italia e nei mezzi di comunicazione italiani si sta parlando poco degli incendi e della presenza di multinazionali coinvolte nella privatizzazione delle terre. Quando si parla degli incendi, spesso viene usata la retorica della catastrofe ambientale inevitabile e non prevenibile. Anche per questo il collettivo Topos ha deciso di organizzare questo evento di contro-informazione e questa campagna di raccolta fondi in solidarietà alle comunità mapuche. E da qui la scelta del titolo, “todo fuego es político".
Gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) costituiscono una serie di 17 obiettivi concordati dall'Organizzazione delle Nazioni Unite.

Ridurre le diseguaglianze: ridurre le disuguaglianze all'interno e tra i paesi;

Lotta contro il cambiamento climatico: adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze.

Utilizzo sostenibile della terra: proteggere, ristabilire e promuovere l'utilizzo sostenibile degli ecosistemi terrestri, gestire le foreste in modo sostenibile, combattere la desertificazione, bloccare e invertire il degrado del suolo e arrestare la perdita di biodiversità.
Commenti (0)