Una campagna di Scuola Civica Arte Contemporanea
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Un semplice gesto - ricamare con ago e filo - può diventare un atto collettivo di pace. A Iglesias vogliamo creare insieme una mappa delle azioni e delle buone pratiche che nel territorio si oppongono alle economie della guerra e dello sfruttamento.
Dal 5 al 10 maggio 2025, a Iglesias, Giuseppefraugallery e la Scuola Civica d’Arte Contemporanea, insieme alla rete WarFree – Liberu dae sa gherra, ospitano la tappa sarda del progetto partecipativo L’Italia fatta a mano dell’artista Enzo Umbaca.
Il progetto parte da un oggetto semplice e familiare: lo strofinaccio da cucina. Presente in tutte le case italiane e spesso decorato con prodotti tipici, monumenti e simboli regionali, questo piccolo oggetto diventa il punto di partenza per creare una grande mappa dell’Italia realizzata come una tovaglia-arazzo patchwork ricamata, costruita nel tempo attraverso laboratori partecipativi in diverse regioni.
A Iglesias, associazioni, collettivi, attivisti e cittadini lavoreranno insieme sui tessuti con ago e filo, rammendando, ricamando e trasformando le immagini stampate sugli strofinacci. Il gesto del cucire diventa così un momento di incontro, dialogo e riflessione sull’identità dei territori e sulle trasformazioni sociali e culturali che attraversano oggi il nostro Paese.
Questa tappa del progetto nasce dall’incontro con la rete WarFree – Liberu dae sa gherra, una comunità diffusa di piccole imprese, associazioni e realtà locali che promuovono economie sostenibili e non legate all’industria della guerra, immaginando modelli alternativi di sviluppo e lavoro.
Attraverso il lavoro manuale e la partecipazione collettiva, Ricamare la pace vuole ricucire simbolicamente i frammenti di un Paese fragile, costruendo una nuova mappa fatta di relazioni, storie e visioni condivise.
Sostenere questo progetto significa contribuire a:
Ogni contributo aiuterà a rendere il laboratorio accessibile e a documentare questa esperienza collettiva.
I fondi raccolti serviranno per:

Durante la settimana di residenza si terrà un laboratorio aperto alla comunità con associazioni, collettivi e attivisti del territorio.
I partecipanti interverranno sugli strofinacci con ricamo e cucitura, trasformando simboli e immagini in nuovi segni condivisi.
La residenza sarà organizzata come ospitalità diffusa, grazie alla rete locale: un modo per favorire l’incontro tra l’artista e le realtà del territorio.
Vogliamo dimostrare che arte, comunità e partecipazione possono costruire nuovi immaginari di pace.
Un filo alla volta.

La ricerca artistica di Enzo Umbaca si sviluppa a partire da una pratica di attraversamento urbano: un’azione necessaria al suo bisogno di conoscere i luoghi e le persone che li abitano. Da questi incontri nascono progetti costruiti insieme agli abitanti, attraverso un dialogo capace di mantenere viva la memoria di una cultura operaia, radicata nelle storie di migrazione e nelle possibilità del gioco.
Enzo Umbaca (Caulonia, 1960) si diploma all’Accademia di Belle Arti di Brera e vive e lavora a Milano. La sua ricerca è incentrata sul tema dell’identità e si sviluppa attraverso diversi media, materiali e linguaggi che spaziano dal video alla fotografia, fino alla performance.
Attraverso i suoi progetti Umbaca mira a entrare in relazione con la società: mediante i linguaggi dell’arte contemporanea mette alla prova se stesso e il ruolo dell’artista, tentando di instaurare nuove forme di comunicazione con il pubblico. Oltre al coinvolgimento diretto degli spettatori, attiva relazioni con altre persone — abitanti di un territorio o esperti di discipline diverse — la cui partecipazione diventa parte integrante della costruzione del progetto.
Ha esposto in Italia e all’estero, tra cui al Museo MAGA di Gallarate, alla Kunsthalle São Paulo (Brasile), alla National Gallery di Bratislava (Slovacchia), alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, al MAN di Nuoro, al MART di Rovereto, al PAC e alla Triennale di Milano, alla GAMeC di Bergamo e al Casino Luxembourg. Ha partecipato inoltre all’Emergency Biennale (Cecenia, itinerante), alla Tirana Biennale 2 (Albania), alla 1ª Biennale di Melbourne e al progetto Oreste in occasione della 48ª Biennale di Venezia.
Il suo lavoro è stato pubblicato anche nel volume Cream 3 (Phaidon, Londra).
La Scuola Civica d’Arte Contemporanea, concepita come un’opera d’arte pubblica, è un progetto di pedagogia radicale che promuove l’incontro tra le comunità e i linguaggi, i codici e le professionalità dell’arte e della cultura contemporanea. Allo stesso tempo, mira a coltivare lo spirito critico e a favorire l’emergere di un’espressione collettiva capace di trasformare lo spazio sociale e culturale.
http://scuolacivicaartecontemporanea.blogspot.com/
WarFree – Lìberu dae sa Gherra è un marchio etico che riunisce le imprese sarde che ripudiano la guerra e che offrono prodotti e servizi nel rispetto dei valori etici, della sostenibilità ambientale e della responsabilità sociale.
Il collettivo Giuseppefraugallery opera all’intersezione tra arte e attivismo, indagando e sperimentando pratiche di resistenza culturale. Con sede nel villaggio minerario di Normann (SU), il collettivo sviluppa progetti radicati nel territorio e nelle sue comunità. Attraverso processi partecipativi e pratiche collaborative, il lavoro mira ad attivare forme di consapevolezza politica e sociale e a generare nuove possibilità di relazione tra arte e contesto.


Gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) costituiscono una serie di 17 obiettivi concordati dall'Organizzazione delle Nazioni Unite.

Sconfiggere la povertà: porre fine alla povertà in tutte le sue forme, ovunque.

Città e comunità sostenibili:creare città sostenibili e insediamenti umani che siano inclusivi, sicuri e solidi.

Pace e giustizia: promuovere lo sviluppo sostenibile.
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