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Network di Banca Etica

Fermiamo la vendita di armi verso Israele

Una campagna di
A Buon Diritto, ACLI, ARCI, AssoPacePalestina, ATTAC Italia, Pax Christi, Un Ponte Per

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A Buon Diritto, ACLI, ARCI, AssoPacePalestina, ATTAC Italia, Pax Christi, Un Ponte Per

Fermiamo la vendita di armi verso Israele

Sostieni questo progetto
1%
  • Raccolti € 450,00
  • Obiettivo € 25.000,00
  • Sostenitori 11
  • Scadenza 59 giorni rimanenti
  • Modalità Raccogli tutto  
  • Categoria Comunità & sociale

Una campagna di 
A Buon Diritto, ACLI, ARCI, AssoPacePalestina, ATTAC Italia, Pax Christi, Un Ponte Per

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Il Progetto

<< Read the English version of the project >>

Raccolta fondi per sostenere l'azione legale contro Leonardo e lo Stato italiano

L’Italia continua a esportare armamenti verso Israele mentre Gaza viene devastata da bombardamenti che hanno causato decine di migliaia di vittime civili. Nel frattempo, la guerra si è allargata all’Iran, Libano e Iraq, con attacchi di Israele all’intera regione.
Noi abbiamo deciso di agire in tribunale per dichiarare nulli i contratti stipulati da Leonardo Spa e le sue controllate con lo Stato di Israele. Ora abbiamo bisogno del tuo aiuto per andare avanti.

Dona ora per sostenere l’azione legale contro Leonardo e lo Stato italiano.

Questa raccolta fondi serve a sostenere un’azione legale già avviata contro Leonardo e lo Stato italiano. Dona ora per coprire le spese legali e della campagna e difendere la Costituzione.

Perchè questa raccolta fondi?

Siamo convinti/e che lo Stato italiano, in qualità di azionista di maggioranza di Leonardo S.p.A., stia venendo meno ai propri obblighi costituzionali e di legge continuando a consentire la vendita e l’esportazione di armamenti allo Stato di Israele.

Dopo il 7 ottobre 2023, con l’avvio dell’offensiva militare su Gaza e le nuove operazioni in Cisgiordania, Leonardo — anche tramite le proprie controllate — ha continuato a esportare armamenti verso Israele, sulla base di autorizzazioni che il Governo italiano non ha mai sospeso né revocato.

Questa condotta appare, in particolare, in contrasto con:

  • l’articolo 11 della Costituzione, che stabilisce che “l’Italia ripudia la guerra” 
  • la legge 185/1990 e l’Arms Trade Treaty che vietano la fornitura di armamenti a Paesi coinvolti in politiche di guerra e responsabili di gravi violazioni dei diritti umani accertate a livello internazionale.

Chi siamo

Siamo organizzazioni della società civile impegnate nella difesa dei diritti umani e nella promozione della pace: A Buon Diritto, ACLI, ARCI, AssoPacePalestina, ATTAC Italia, Pax Christi, Un Ponte Per. La coalizione include anche la Fondazione Hind Rajab, come partner nell'azione legale.

Insieme alla Dott.ssa Hala Abulebdeh (Abu Lebdeh), cittadina palestinese, abbiamo promosso questa azione legale per fermare la vendita di armi italiane a Israele.

Gaza, il diritto internazionale e la responsabilità italiana

Dal 7 ottobre, la portata della distruzione e delle vittime civili a Gaza è stata immensa. La Corte penale internazionale ha emesso mandati d’arresto per crimini di guerra e crimini contro l’umanità nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dell’ex ministro della difesa israeliano Yoav Gallant. 

Il diritto internazionale umanitario proibisce gli attacchi contro infrastrutture civili come le scuole e richiede misure per ridurre al minimo i danni alla popolazione civile. La violazione di queste regole può configurare crimini di guerra.

Di fronte a questo scenario, paesi come Canada, Danimarca, Paesi Bassi e Regno Unito, hanno adottato restrizioni sull’export di armamenti verso Israele. 

L’Italia, al contrario, non ha di fatto interrotto le proprie forniture.

Cosa chiediamo

Chiediamo alla magistratura di accertare le violazioni della Costituzione, della legge 185/1990 e del diritto internazionale umanitario.

Chiediamo che sia vietata ogni futura vendita di armi e tecnologie militari a Israele, in particolare quelle utilizzate nelle operazioni militari a terra e in cielo condotte contro la popolazione palestinese.

Per farlo, abbiamo bisogno del tuo sostegno.

A che punto siamo oggi

Il 29 settembre 2025 abbiamo depositato una citazione presso il Tribunale civile di Roma per chiedere che vengano dichiarati nulli i contratti di fornitura di armamenti stipulati da Leonardo S.p.A., dalle sue controllate o da soggetti intermediari, con lo Stato di Israele.

La citazione chiede l’accertamento della violazione:

  • della Costituzione italiana;
  • della normativa nazionale sull’export di armi;
  • delle norme sovranazionali e degli accertamenti dei competenti organi delle Nazioni Unite.

Se il Tribunale riconoscerà la nullità di questi contratti, Leonardo e lo Stato italiano non potranno più garantire sostegno militare a Israele.

Chi sostiene questa azione

Questa iniziativa è sostenuta da realtà che da anni operano nel campo della finanza etica e della promozione dei diritti umani.
Tra i primi sostenitori della campagna figurano Fondazione Finanza Etica e Ekō Movement, che hanno deciso di affiancare questa azione legale riconoscendone il valore civile e costituzionale.

Le armi italiane coinvolte

Leonardo è il primo produttore di armamenti nell’Unione Europea e il tredicesimo a livello mondiale, e intrattiene da anni rapporti industriali e commerciali con lo Stato di Israele nel settore militare. Tali rapporti riguardano diverse tipologie di armamenti, componenti e tecnologie, come documentato da report delle Nazioni Unite, inchieste giornalistiche e dichiarazioni pubbliche della stessa azienda.

Tra i casi più noti, Leonardo partecipa al consorzio MBDA, che fornisce componenti per le bombe GBU-39, prodotte dalla Boeing e utilizzate dall’esercito israeliano. Secondo un’inchiesta del Guardian, queste bombe sono state impiegate in attacchi che hanno causato vittime civili, colpendo anche edifici scolastici e campi tendati.

Questo caso rappresenta un esempio emblematico di come armamenti e tecnologie militari forniti a Israele possano essere impiegati in operazioni condotte in violazione delle norme del diritto internazionale umanitario, in particolare di quelle volte alla protezione della popolazione civile.

Perché abbiamo bisogno di te

Questa è una battaglia tra Davide e Golia.
Affrontare in tribunale un grande gruppo industriale e lo Stato italiano comporta spese legali elevate, che includono costi processuali, consulenze giuridiche e tecniche, eventuali spese in caso di soccombenza.

Obiettivo della raccolta fondi

L’obiettivo di questa campagna è raccogliere 25.000€ per coprire le spese legali necessarie a sostenere il ricorso e sostenere la strategia di comunicazione della campagna.

Ogni contributo, anche piccolo, è fondamentale per portare avanti questa azione.

Un'azione legale storica

Questa è la prima volta che associazioni e cittadinə italianə chiedono al tribunale di accertare la responsabilità dello Stato e della principale azienda militare nazionale nella vendita di armi verso un Paese coinvolto in operazioni che violano il diritto internazionale.

Se accolta, la sentenza potrebbe cambiare profondamente le politiche italiane sull’export di armamenti e fissare un precedente importante per la tutela della Costituzione e dei diritti umani.

Partecipa anche tu

Da mesi assistiamo, spesso impotenti, alla distruzione di Gaza e all’uccisione di migliaia di civili. Con questa azione legale puoi finalmente far sentire la tua voce e trasformare l’indignazione in un atto concreto, chiedendo allo Stato italiano di rispettare la Costituzione e di fermare l’invio di armi.

Dona ora. Ogni euro conta: offrici un caffè per sostenere questa battaglia, un piccolo gesto che, insieme a molti altri, può diventare una voce forte contro la guerra e l’impunità.

Difendiamo la legge, fermiamo le armi!

Commenti (1)

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    Martina Nel nome della legge, giù le armi Leonardo! La democrazia italiana è vittima collaterale di queste guerre e del genocidio a Gaza.

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