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CILIEGIE

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  • Raccolti € 335,00
  • Sostenitori 13
  • Scadenza 30 giorni rimanenti
  • Modalità Donazione semplice  
  • Categoria Film & corti
  • Obiettivi
    17. Partnership per gli obiettivi

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Arianna Cunsolo

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Il Progetto

“Ciliegie”  di Arianna Cunsolo, Ginevra Migliarini, Claudia Verroca e Francesca Viapiana

Durante l’ultima notte al Campo Estivo Laguna, a un passo dalla fine dell’estate, due ragazzine decidono di marchiarsi a vicenda con un succhiotto sul collo per fingersi più grandi.

Dina e Matilde, dodici anni, sgattaiolano nella cucina industriale del Campo Estivo Laguna. I banconi sono ben lucidati e le pentole sgocciolano a testa in giù. È buio, fuori sta per iniziare l’ultima festa dell’estate e loro vogliono essere pronte per fare colpo sui ragazzi più grandi. Frugano nei cassetti in cerca di un paio di forbici: vogliono tagliarsi i capelli come Martina, la ragazza più bella del campo. Osservano la sua foto, si confrontano con lei e, inevitabilmente, anche tra loro. Matilde guarda Dina, più sicura nei gesti e nelle movenze e non può fare a meno di paragonarsi a lei. Il loro gioco, un piccolo rito di iniziazione alla vita adulta, culmina con l’idea di farsi un succhiotto a vicenda, ribaltando l’equilibrio del loro rapporto. Al momento di lasciare il silenzio della cucina per il caos della festa, il grande non detto tra di loro sale a galla: la paura di uscire da quella cucina e di affrontare l’adolescenza.

Note di regia  di Arianna Cunsolo e Claudia Verroca

Il desiderio, nel scrivere “Ciliegie”, è stato quello di raccontare una storia universale, in cui tutti potessero riconoscersi. Un momento della vita in cui i confini tra infanzia ed età adulta si confondono e perdono i margini. È l’inizio dell’adolescenza, prima ancora che possa essere definita tale, ma soprattutto è la storia di quanto sia spaventoso decidere di attraversare una soglia. Matilde e Dina si preparano e si osservano a vicenda, così come anche la mdp le osserva, avvicinandosi e, a tratti, sostituendosi allo sguardo dell’una o dell’altra. La grande intimità del loro rapporto, così come quella dell’inquadratura, è intervallata da momenti più ampi, di respiro, in cui il campo visivo si allarga bruscamente, quasi a rivelare la finzione in cui i personaggi sono immersi. La cucina del campo estivo, spazio al tempo stesso asettico e pubblico, diventa il palcoscenico privato della loro amicizia, un luogo di segreti e complicità, dove la costruzione di una maschera riflette le paure più intime delle due protagoniste. La regia si inserisce proprio in questo punto, tra l’osservazione di un momento intimo e il prefigurarsi di un momento altro, pubblico. In questo senso, l’uso del suono assume un ruolo fondamentale: racconta il mondo esterno attraverso l’intromissione di rumori che ci ricordano l’impossibilità di contenere tutto all’interno di quella cucina, di quel rapporto. Il confronto con ciò che è fuori diventa inevitabile. Anche la co-regia segue questa linea narrativa: l’idea è quella di avere un doppio sguardo su una fase di crescita, dando vita proprio a quel duo che le protagoniste cercano di annullare. Il nostro approccio, complementare al loro tentativo di apparire uguali nonostante le differenze, procede nella direzione opposta, mostrandoci come la loro paura più grande, alla fine, sia quella di riconoscersi diverse, uniche, e non duali.

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