Una campagna di Leonardo Califano
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SINOSSI
Giuseppe ha 13 anni ed è un ragazzo come tutti, o almeno vorrebbe esserlo. La mamma Monica è infatti convinta che sia il nuovo figlio di Dio, dato alla luce perché diventi il nuovo Messia.
Quando una sera la donna troverà un fumetto, “Mr. Phenomenal”, portato a casa da lui clandestinamente, glielo porterà via, in quanto ostacolo pericoloso per la loro “missione silenziosa”.
Giuseppe rimarrà solo, con l’obiettivo di recuperare il fumetto e salvare se stesso e la madre da un’inquietante Creatura dalle sembianze di Gesù Cristo che lo tormenta.
LO SCONTRO TRA IMMAGINARI E IL CROLLO DI ESSI
Come può un ragazzo pre-adolescente affrontare una cosa del genere? Aver vissuto tutta la sua vita con la forzata convinzione di essere nato per mano di Dio stesso, abituato all'imposizione di guide, di figure di riferimento tossiche.
Monica, infatti, è una figura tragica, persa in un delirio mistico dovuto a traumi passati che l’hanno portata a rifiutare la realtà che la circonda. La sua ossessione religiosa e il suo complesso di superiorità la portano a vestire abiti simili a quelli della Vergine Maria e in questo si riconosce il suo bisogno di sentirsi unica, speciale, chiaramente avvicinandosi a Dio. Monica vede dunque il figlio più come uno strumento per la propria redenzione che come un individuo a cui donare il proprio amore.
C'è poi l'altra figura, l'esempio da seguire, colui che in passato ha fatto ciò che dovrà fare Giuseppe: divulgare il Verbo. Parliamo chiaramente di “suo fratello” Gesù Cristo, la cui immagine agli occhi del ragazzo è totalmente distorta: non è tanto un salvatore, quanto più un mostro che sta lentamente uccidendo la madre, aggiungendosi come figura genitoriale. Tuttavia l'arrivo di questa entità, insieme con la privazione del fumetto, innescano finalmente in Giuseppe un meccanismo di ribellione: non ha intenzione di continuare a seguire un percorso già inciso nel suo futuro, non ha intenzione di far vivere a qualcun altro la sua vita.
Tornando alla domanda iniziale, come può affrontare tutto ciò? Con la fantasia, ovviamente. Il fumetto non è solo un appiglio al mondo esterno, ma soprattutto una valvola di sfogo per la sua immaginazione che finalmente, grazie a quell'oggetto, può viaggiare a ruota libera. Ecco che nasce lo scontro, la lotta tra due immaginari: da una parte quello religioso di cui è portatrice la madre, imposto, ossessivo, tossico; dall'altra quello desiderato, romantico, idealizzato di cui è portatore il fumetto.
Ma siete sicuri che ci sarà un vincitore? O meglio, potremo realmente parlare di “vincitore”? Un ragazzo come Giuseppe, ancora molto giovane e soprattutto che ha vissuto la sua intera vita in una campana di vetro, non ha altri strumenti oltre alla fantasia, non ha altre armi per lottare, non ha altri posti dove rifugiarsi. Ma la fantasia, come ogni cosa, va controllata, gestita, trattata in modo tale che non inglobi tutto il mondo di un individuo. E a Giuseppe, ahimé, questa cosa nessuno l'ha mai insegnata.
Ecco perché Agàpe racconta, su più fronti, il crollo degli immaginari.






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