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STELLA FRANCESCO
NON TOCCARE - MAURO ROSTAGNO
published on: 06-04-2008
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NON TOCCARE Un documentario su Mauro Rostagno Andare al sud è un viaggio dentro l’anima, dentro le sue radici… E poi in questa terra vale la regola semplice e antica: laddove si produce tanto male si produce anche un bene molto forte. Dove c’è sofferenza, ci sono anche i migliori anticorpi. (M. Rostagno) Era il 26 settembre del 1988, le 20 di sera. Una Fiat Duna bianca stava percorrendo le stradine di Lenzi, una piccola contrada appena fuori Trapani. Tutto intorno era buio, uno “strano” black out dell’Enel aveva lasciato la zona senza illuminazione pubblica (il tecnico dell’Enel di zona di quella sera morirà dopo pochi mesi e si scoprirà essere l’autista di uno dei più importanti boss mafiosi della provincia). L’auto era guidata da Mauro Rostagno, accanto a lui Monica Serra, una delle ragazze della comunità di recupero per tossicodipendenti Saman, da lui fondata insieme a Francesco Cardella. A poche centinaia di metri dal cancello della comunità dei sicari lo attendono (secondo un’altra versione lo seguono) e lo finiscono con sei colpi d’arma da fuoco. I sicari scappano, Monica Serra dà l’allarme, ma per Mauro ormai è troppo tardi. Sul luogo del delitto si recano in molti. Chicca Roveri, sua compagna da 17 anni. Maddalena Rostagno, la figlia. I ragazzi della comunità. Le forze dell’ordine. Giornalisti. Amici. Di Rostagno molto si sa del periodo passato in Sicilia e della sua vita precedente. Personaggio di spicco del movimento studentesco, di Lotta continua e poi di Democrazia Proletaria. Col nome di Sanatano passò un lungo periodo in India come arancione. In Sicilia vi arrivò per fondare appunto una comunità di arancioni, trasformatasi poi in un centro di recupero per tossicodipendenti. Sempre a Trapani iniziò la sua collaborazione con Rtc, emittente televisiva locale, con un intenso lavoro giornalistico di denuncia di tutto quel malcostume che in Sicilia non è difficile trovare. Il suo fu un impegno costante, iniziato sin dal periodo studentesco, per cercare di migliorare la realtà che lo circondava. E la sua vita fu vissuta in piena limpidezza, con tutte le conseguenze che questo atteggiamento gli hanno portato. Limpidezza che sembra svanire completamente al momento della sua uccisione. E questo in modi diversi. Da un lato, sin dal primo momento, si indagano piste che in qualche maniera “infangano” la sua figura. Infatti la prima pista seguita, quella in relazione all’omicidio Calabresi (pista peraltro completamente abbandonata) tenta di mettere in relazione l’omicidio ad un avviso di comparizione, arrivato pochi giorni prima il 26 settembre, in cui si ipotizzava un suo coinvolgimento nel suddetto omicidio. Ad ammazzarlo sarebbero stati i compagni di Lotta Continua timorosi che lui potesse rivelare qualcosa. La seconda, la cosiddetta “pista interna”, ha dei tratti ancora più torbidi e da copertina scandalistica. Si mettono in mezzo presunti amanti, rapporti “aperti”, mogli infedeli con un gusto del dettaglio a dir poco imbarazzante. Inoltre, secondo tale pista, Rostagno avrebbe scoperto che dentro la comunità alcuni ragazzi non solo avevano ricominciato a drogarsi, ma che avevano anche iniziato a spacciare. Per paura di essere denunciati sarebbero arrivati a concepire e organizzare l’omicidio. In questo filone convergerebbero anche una serie di interessi economici di Cardella e questi, in qualche maniera, avrebbe avvallato l’omicidio. Anche questa pista è stata abbandonata, tutti gli imputati prosciolti (a dire il vero, tutti quelli che sono stati indagati in questi venti anni in un modo o nell’altro sono stati prosciolti e ribadisco il processo a tutt’oggi rimane a carico di ignoti). A mio parere questa pista andrebbe presa seriamente in considerazione per capire se vi sia un collegamento con la pista che riguarda il traffico d’armi e quella mafiosa. Nel documentario si cercherà di capire quanto l’aver seguito queste due piste sia stato frutto di un abbaglio e quanto, invece, un tentativo vero di depistaggio con lo scopo di “prendere tempo”. Molte sono infatti le anomalie che accompagnano le indagini del primo periodo (mi verrebbe da dire che le anomalie nell’iter che ha accompagnato il processo a carico di ignoti arrivano fino ai giorni nostri) , troppe per elencarle tutte in questa sede. Anomalie peraltro denunciate spesso anche negli atti giudiziari. Faldoni che spariscono, testimoni che muoiono, verbali in cui non risultano prove importanti, funzionari pubblici che ritrattano testimonianze, l’unica testimone oculare che dà una versione molto poco verosimile (si pensi solo che stava sul sedile accanto a Rostagno al momento dell’omicidio e non ha visto in faccia gli assassini ed è rimasta illesa e senza neanche una macchia di sangue!), balistiche successivamente smentite, rilevazioni aeronautiche non “esatte”… Un altro elemento interessante del primo periodo di indagini è che le Forze dell’Ordine (Polizia e Carabinieri) non conducono un’indagine unitaria, bensì due indagini parallele, discordanti nei risultati e non è raro leggere tra le righe dei tentativi di scaricare certe responsabilità da una parte all’altra. La terza pista è quella più articolata e difficile da indagare. Secondo tale pista, infatti, Rostagno avrebbe scoperto un traffico d’armi tra l’Italia e la Somalia e sarebbe riuscito a filmare un aereo dal quale venivano scaricati aiuti umanitari (cibo e medicinali) e caricate armi. Tutto ciò sarebbe successo sulla pista di un aeroporto poco distante da Trapani. Molti gli elementi che danno plausibilità a questa pista. Poco tempo prima Rostagno si era fatto comprare un handycam e si era fatto spiegare come funzionasse. Alcuni testimoni affermano che lui aveva accennato a tale scoperta. Aveva delle video cassette (sparite dopo il suo omicidio) con su scritto “non toccare” e si era fatto spiegare come trasformare una cassetta amatoriale in professionale per la messa in onda. Aveva iniziato a registrare le telefonate (secondo la testimonianza della figlia c’era un’audio cassetta sul comodino della stanza di Rostagno con su scritto “non toccare” anch’essa sparita). Pochissimo tempo prima era riuscito ad incontrare Falcone e secondo alcuni l’argomento di cui voleva parlargli era in relazione a tale scoperta. Ma proprio per la quasi totale mancanza di prove, anche questa pista non ha mai portato a dei risultati concreti. “Sembra” che ci siano anche delle indagini coperte dal segreto istruttorio a tal proposito, ma ad oggi non è un’informazione sicura. Infine la pista mafiosa. Piersanti Mattarella, Gaetano Costa, Graziella De Palo, Emanuele Basile, Ustica, Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Calogero Zucchetto, Gian Giacomo Ciaccio Montalto, Giuseppe Fava, strage di Pizzolungo, , Beppe Montana, Natale Mondo, Alberto Giacomelli, Antonio Saetta…Questi sono solo alcuni dei nomi di politici, giudici, giornalisti uccisi nel periodo che va dal 1980 al 1989. rimangono cronologicamente fuori due morti “eccellenti” (se mai una morte possa essere eccellente rispetto ad un’altra): quella di Falcone e Borsellino. E’ difficile non inserire la morte di Rostagno in questa lunga lista, soprattutto se si pensa che molti di loro stavano indagando sulle connessioni tra mafia, servizi segreti deviati e massoneria. E non è neanche difficile collegare tale pista a quella precedente, quella che riguarda il traffico d’armi. La giornalista Graziella De Palo stava indagando su un traffico d’armi tra Italia e Libia (aerei libici sono coinvolti nei fatti di Ustica). Il giudice Carlo Palermo aveva aperto un’inchiesta sullo stesso argomento. Alcune figure che frequentano il trapanese durante gli ultimi anni di vita di Rostagno li ritroveremo alcuni anni dopo in Somalia, quando viene uccisa Ilaria Alpi. In Sicilia non si uccide un personaggio in vista se non si ha ‘avvallo della mafia. E’ plausibile quindi che nell’uccisione di Rostagno vi sia stata una “convergenza di interessi” e che alcuni personaggi (vedi ad esempio la pista interna) possano essere stati strumentalizzati se non usati come braccio armato per permettere tale “soluzione definitiva”. Lo scopo del documentario non sarà quello di dimostrare una verità, magari ne avessi una certa, ma quello di cercare di capire come sia stato possibile che in venti anni di indagini per l’ennesima volta si stia procedendo verso l’archiviazione del caso. Credo sia un atto dovuto ad un uomo che tanto ha fatto per la mia città. Il documentario, nello specifico, si articolerà in due parti diverse, anche se non necessariamente divise in senso stretto. La prima sarà di carattere biografico perché credo sia necessario raccontare la vita di Rostagno. Questa avrà una durata di dieci minuti circa. La seconda sarà la parte più consistente e riguarderà tutto l’iter processuale. Si metteranno a confronto testimonianze e atti processuali. Si tenterà di intervistare i protagonisti dei vari processi: imputati, testimoni, pm, giudici, familiari. Ci si avvarrà di una voce fuori campo unica per seguire meglio i passaggi da un momento all’altro del processo e di un accurato lavoro di grafica per rendere il tutto più fruibile. LISTA DEI PERSONAGGI CHE SI CERCHERA’ DI INTERVISTARE (provvisoria ad oggi) Carla Rostagno (sorella) Chicca Roveri (compagna) Maddalena Rostagno (figlia) Francesco Cardella (collaboratore di Mauro, lo ritroviamo coinvolto in diversi procedimenti giudiziari per frode fiscale e non solo, amico intimo di Bettino Craxi) Nino Marino (legale di Cardella ed esponente ai tempi dell’omicidio del Partito comunista) Renato Curcio (“fratello” di Rostagno) Giovanni Grimaudo (Gran Maestro della Loggia Scontrino, legata alla P2. Spesso la Loggia Scontrino è venuta fuori nelle indagini riguardanti il traffico d’armi. Sembra che tale Loggia avesse a disposizione un aereo privato) Adriano Sofri (non sappiamo cosa possa dirci in relazione al caso Calabresi visto il segreto giudiziario, la sua testimonianza potrebbe essere utile per raccontare il periodo di Lotta Continua) Sergio Di Cori (collaboratore di Rostagno a Rtc, a rilasciato diverse testimonianze, sicuramente una figura importante per la natura del documentario) Monica Serra (unica testimone oculare) Sorelle Fonte (adolescenti al momento dell’omicidio, hanno visto pochi secondi prima l’auto di Rostagno e quella degli assassini) I vari procuratori, pm e giudici che si sono susseguiti nelle indagini (Messina, Garofalo, Ingoia, Insacco…) Calogero Germanà (l’allora dirigente della squadra mobile) Marco Boato (deputato dei verdi, molto amico di Rostagno) Caterina e Giuseppe Burgarella (proprietari di Rtc) I ragazzi coinvolti nella cosiddetta “pista interna” Salvatore Cusenza (giornalista di Rtc) Elio Dell’Anna (Ufficiale dei Ros) Sergio Di Cori (ha scritto un libro sulla pista armi, figura controversa ma interessante da inserire) Gianni di Malta (collega a Rtc di Rostagno) Faconti Alessandra (ha organizzato l’incontro con Falcone. Ha anche consegnato una videocassetta con un’intervistra a Rostagno ai Carabinieri. Questa videocassetta non risulta in nessun verbale) Bartolo Pellegrino (teste importante: fornisce una ricostruzione riguardante l’arrivo di Cardella da Milano a Trapani immediatamente dopo l’omicidio completamente discordante rispetto a quella data dallo stesso Cardella) Valcareghi Andrea (con Rostagno ha condiviso l’esperienza da arancione ed è poi rimasto in ottimi rapporti con Rostagno) Carlo Palermo (giudice) Beniamino Cannas (carabiniere, spesso presente durante le varie perquisizioni, cambierà più volte la propria testimonianza)



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