tutte
iniziative (60)
discussioni (29)
PDB / tech (21)
PDB / press (12)
segnalazioni (67)
web 2.0 (22)
 
 
 
home
mail
 
 
 
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
 
 
 
 
  

  

  

Geo Visitors Map  

 
ottobre 19, 2005

AUTOPRODURSI LA MODA




Il caso SERPICA NARO qui in italia ha fatto scuola.
Nel Febraio del 2005 durante la settimana della moda milanese si presenta con una sfilata in piena regola, con tanto di accrediti stampa al seguito, una "giovane artista e stilista anglonipponica".

Serpica Naro (anagramma di San Precario) era una beffa, non esisteva.
Tuttavia la sfilata c'è stata.
Sulla passerella hanno sfilato otto modelli dedicati alle difficili condizioni di vita del lavoratore precario. Abiti fascianti 'nascondi maternità', gonne 'anti-mano morta' disseminate di trappole per topi, tute da lavoro che nascondono il pigiama, perchè qualche volta è difficile svegliarsi per i turni di mattina.

Autoprodursi la moda sta diventando una pratica abbastanza diffusa sopratutto tra i giovanissimi.
Proprio in giappone sta dilagando un fenomeno chiamato GOTHIC LOLITA, un tipo di abbigliamento neoromantico e un po' kitsch. Inizialmente la pratica prevedeva la completa autoproduzione e creazione del proprio vestiario ma, come è facile immaginare, gli artigli delle corporations stanno pian piano arrivando anche lì.

Ecco come ne parla Giulia che ha creato un interessante sito in italiano sulle GOTHIC LOLITA:

Il fenomeno e la moda delle gothic lolita parte da presupposti di autoproduzione dei propri vestiti oppure si possono comprare capi d'abbigliamento gia belli e fatti?
La moda delle Gothic Lolita nasce per emulare i cantanti della scena rock/metal giapponese a fine degli anni 90.
Probabilmente all'inizio le ragazze ed i ragazzi si autoproducevano i vestiti per essere simili ai loro idoli. Sopratutto a Mana, leader dei Malice Mizer.
Più che una nuova moda penso sia nato come fenomeno "cosplay" (costume paly).
In seguito, questa "moda" ha preso piede e sono nati vari stili, marchi, negozi, boutiques. Esiste un vero e proprio business che gravita intorno a questo mondo. Nelle maggiori città giapponesi ci sono svariati negozi che vendono capi d'abbigliamento, accessori e quant'altro.
 
A che livello di diffusione siamo in italia? Quali le differenze con lo stile nipponico?
Non penso proprio che lo stile "Gothic Lolita" sia diffuso in Italia. Ci sono un sacco di ragazze ai cui piace, questo si, ma non ho mai visto nessuno andare a giro vestito di tutto punto come in Giappone. Magari a qualche festa dark ci sono ragazze che vestono in maniera simile. A Londra, specialmente a Camden Town, ho visto alcune Gothic Lolita .... ma anche lì penso sia un fenomeno sporadico.

Quali sono i valori estetici? e quali (se ci sono) quelli polico/sociali?
Ci sono diversi stili, da quelle tutte trine e merletti a quelle più gotico/dark. In linea di massima le Gothic Lolita si ispirano sopratutto allo stile vittoriano. Sembrano piccole bamboline di porcellana.
Per quanto riguarda i valori politico/sociali ci vorrebbe un esperto in materia!! Essendo la società giapponese molto rigida penso che questi "estremismi" siano una rivolta alle sue ferree regole, un tentativo di evadere alla rigidità imposta dalle istituzioni. Esistono dei volumi che approfondiscono il rapporto moda/società nel Giappone contemporaneo, uno di questi è "La bambola ed il robottone" edito da Einaudi. Ho acquistato questo volume da poco e non l'ho ancora letto. La prima parte penso sia proprio dedicata al rapporto società - moda.

riferimenti:

Serpica Naro
Sito italiano sulle Gothic Lolita


11:04 in discussioni | permalink

 
 

settembre 21, 2005

COPY FREE ACT




Anomolo è un'etichetta musicale di produzione e distribuzione gratuita. "Non pagare questa musica" é lo slogan che accompagna l'etichetta e ne definisce gli intenti di libera diffusione e di libera circolazione dei propri prodotti. Anomolo è un'iniziativa no-profit.

CopyFreeAct è la sintesi di tre anni di esperienze maturate in Anomolo del quale rappresenta il prolungamento naturale e in un certo senso il superamento.

CopyFreeAct si propone di coordinare una serie di attività il cui scopo si è delineato nel corso di questi anni e cioè ridefinire il rapporto tra l'artista e il suo pubblico in una dimensione di scambio non soggetta alle limitazioni imposte dal diritto d'autore ma favorevole alla circolazione libera delle opere tramite l'utilizzo delle nuove tecnologie digitali. Ma anche di creare una sorta di ponte con la produzione tradizionale affinché si possano sviluppare modelli innovativi di rilettura del diritto d'autore e sistemi alternativi di sostegno economico per gli artisti.

Il progetto verrà presto ufficializzato ed una prima iniziativa si terrà al MEI di Faenza (Meeting delle Etichette Indipendenti) e porterà il Ministro Gilberto Gil a discutere e presentare quello che è stato definito il modello brasiliano.

link
- il modello brasiliano
- anomolo.com


11:47 in discussioni | permalink

 
 

settembre 13, 2005

5 domande




Vito Campanelli e Danilo Capasso lavorano ad un nuovo libro nel quale affrontano le implicazioni estetiche e culturali del database attraverso 5 domande pensate dal teorico dei nuovi media: Lev Manovich.

1. Viviamo nella cultura del “remix”. E’ giusto porre limiti a questa cultura?

2. Negli ultimi anni il lavoro sulla visualizzazione delle informazioni è diventato sempre più popolare e ha attratto l’interesse dei più talentuosi artisti e designers. E’ possibile che questo mezzo si diffonda come la stampa e la fotografia, o resterà sempre dominio dei professionisti?

3. Il cinema e la letteratura continuano il progetto moderno di rappresentare la psicologia e la soggettività umana, mentre il mondo dell’arte contemporanea non sembra troppo interessata a questo progetto. Come possiamo usare i media digitali per rappresentare la soggettività contemporanea in modi nuovi? Abbiamo veramente bisogno di farlo?

4. 'Blobs' in architettura e design, si tratta del nuovo stile internazionale della società dell’informazione o è piuttosto un particolare effetto creato da architetti e designer attraverso l’utilizzo di applicazioni software?

5. Mentre i tools per l’auto-produzione di media sono diventati sempre più accessibili e potenti, il consumo di media commerciali non è mai stato così diffuso, dunque la spaccatura tra “media amateurs” e “media professionals” sembra non essere mai stata così forte e ciò dimostra, ancora una volta, come sia fallita l’idea diffusasi negli anni Sessanta secondo cui le tecnologie avrebbero trasformato i consumatori in produttori. Cambierà mai lo stato delle cose? Come cambierà il consumo dei media in seguito alla diffusione di strumenti come i lettori MP3 ed i masterizzatori DVD?

Le risposte più interessanti costituiranno l'ossatura del libro...
http://www.thenetobserver.net/levmanovich/


10:31 in discussioni | permalink

 
 

luglio 09, 2005

MICROTRANSAZIONI (2)




Torniamo a parlare delle microtransazioni (argomento che ha suscitato l'interesse di molti) e lo facciamo linkando una serie di articoli ed approfondimenti di Danilo Moi.
Come avrete modo di leggere questi argomenti sono sul piatto da parecchio tempo...

1) "Private transactions": Microtransazioni "biiettive" e net-economy. (settembre 2003)
http://www.attivista.com/2003/settembre/microtransazioni.html
La  "net-economy" decollerà soltanto quando si avrà la possibilità di effettuare agevolmente piccole transazioni economiche tra privati.

2) Microtransazioni via gsm: il graal della net-economy (novembre 2004)
http://www.attivista.com/2004/novembre/micropagamenti_sms.html 

3) Perché il pagamento via cellulare non decolla
http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=3569 (novembre 2004)
(Moi-Bottari)

4) Pronti per il pagamento col cellulare (su zeusnews - Gennaio 2005)
http://www.zeusnews.com/index.php3?ar=stampa&cod=3710
(Moi-Bottari) 


19:00 in discussioni | permalink

 
 

luglio 03, 2005

LA MARIA E' COME L'EROINA


sottotitolo.. la Maria De Filippi, ovviamente!



Da qualche anno vengo invitato a presentatare una manifestazione musicale di gruppi sestesi (cioè di Sesto San Giovanni - MI). Si tratta di una delle classiche rassegne di gruppi e giovani band, quelle che nascono nelle cantine, quelle che registrano i demo, quelle con tante speranze e qualche canzone...

La novità di quest'anno era un gruppo di liceali, ragazzi e ragazze, vestiti più per andare in discoteca che su un palco a suonare, con minigonne e tacchi alti, canotte bianche e pantaloni da rapper, cappelli da mafiosi e trucco pesante, spiccavano parecchio in mezzo a capelloni e crestine neopunk. Incuriosito leggo la loro scheda che li presenta come un gruppo di vocalist innamorati della musica soul e black d'oltreoceano... interessante.

La dura e cruda realtà, però, si mostrerà ben presto. Non sono una band ma singoli vocalist, non cantano insieme (come verrebbe da pensare) ma ognuno per i fatti propri con il gusto tipico della sfida. Non scrivono canzoni ma "interpretano" cose di altri, non suonano ma usano basi tipo karaoke...

Ecco come falciare di netto una generazione, una *in*sana eleganza formale e stereotipata che imita modelli televisivi e che solo in televisione può esistere perchè su quel palco le pause, tra un brano e l'altro, e l'alternarsi, tra un vocalist e l'altro, creavano un vuoto imbarazzante che l'esibizione non riusciva poi a ricolmare.

Scrivo questo non con rabbia ma con vivo interesse... e mi chiedo: bisogna riprendere la grammatica della fine degli anni '70 e tornare a lottare contro l'emarginazione come si faceva per combattere l'eroina? Oppure sono io che sto semplicemente invecchiamdo??

a.r.


22:34 in discussioni | permalink

 
 

maggio 27, 2005

LA MUSICA VIVE SENZA COPYRIGHT




La musica alternativa (al copyright) esiste già, e prolifera ogni giorno di più. Aumentano, dunque, le etichette copyleft che pubblicano musica ed espongono sui loro scaffali virtuali. C'è di tutto: grunge, sperimentazioni, elettronica, campionamenti a gogo ma anche musica di protesta, impegno civile, qualità e, forse, più di un talento.
Le loro opere sono tutte lì, pronte per essere ascoltate en passant o scaricate (singoli ed album hanno sempre copertine e retro). La lotta quotidiana di artisti e produttori è contro copyright e sfruttamenti dai contorni diversi.

articolo su punto informatico
http://punto-informatico.it/p.asp?i=53024&r=PI

coordinamento (L)eft
http://copydown.inventati.org/left


10:00 in discussioni | permalink

 
 

aprile 18, 2005

ARCHITETTURA E DESIGN


Da qualche giorno su PDB c'è un progetto che impone una riflessione..
Si tratta di un progetto di design che fino ad oggi è rimasto sulla carta: una poltrona di tipo industriale della quale viene proposta, dall'autore, la produzione in serie.
Certo la cosa non è affatto facile, sia per i costi che per il particolare tipo di proposta ma salta subito all'occhio che l'impostazione di questo progetto è del tutto fuori standard.
Generalmente il disegnatore vende o cede i diritti dell'opera all'azienda che si occupa della produzione mentre in questo caso è l'autore ad affrontare l'impresa in prima persona.

Chissà che questo progetto non apra una strada nuova ed interessante anche per piccole produzioni di architettura e design.

link del progetto


09:56 in discussioni | permalink

 
 

marzo 14, 2005

PROPOSTE PROGETTI NON SERIALI


Dalla produzione alla distribuzione. Ipotesi per uno sviluppo comune.

La mia idea sarebbe quella di connettere le forme teatrali sedicenti "fuorimercato", nei virtuosi meccanismi di altre economie delle arti come ad esempio pdb al fine di assicurare loro la vita.

Perché è di vita o di morte che si parla.

Nel senso che pdb potrebbe essere una sorta di chemioterapia, un ultima spiaggia su di un corpo agonizzante ove i segni vitali si avvicinano allo zero liberando sulla pelle le indelebili marezzature della morte.

La morte del teatro

La situazione del teatro invasa/pervasa ovvero metastatizzata dalle moltiplicazioni del cancro neoliberista, si abbandona ormai al suo unico equivalente, il denaro.

Come una delle tante merci circolanti, il teatro saluta il suo significante supremo che non potrebbe essere altro che l'economia monetaria.

Ci vogliono soldi per produrre uno spettacolo non umani, idee e desideri di condivisioni a più piani.

Ci vogliono soldi per distribuire uno spettacolo e non reti di spettatori autonomamente organizzate.

Se lo spettacolo perde la sua valenza umana, il suo senso carneo, ecco che diviene nient'altro che un'operazione finanziaria, un atto di compravendita tra mercanti della scena, tra mediatori, distributori e produttori, gestori e proprietari, direttori artistici con il vizio della banca, attori-manager e teatri-budget.

Pdb costituirebbe una concreta possibilità di interruzione del flusso tumorale.

Pdb è possibilità di cortocircuitare i passaggi di cellule tumorali da un tessuto all'altro.

E' elettrochoc, insorgenza terapeutica, defibrillazione allo scopo di ricondurre il ritmo alla naturale follia dell'arte.

Perché?

La prassi è la seguente.

Chi vive il teatro fuori dagli spazi dell'economia di mercato, opera immediatamente una scelta di campo: i luoghi deputati alle spettacol-azioni mutano, eccedono e, da Teatri per antonomasia, divengono invece Centri Sociali, strade, ospedali, supermercati e tutto ciò che la critica ufficiale definirebbe con il termine "fuori".

Tutto ciò che è "fuori" e che coniuga l'esperienza di vita nella continua pratica del comune, non ha soldi per comprare arti sul mercato.

Ecco allora che proprio in virtù di questa capacità di creare reti, è possibile che i "fuori" divengano improvvisamente spettatori costituenti il nuovo teatro promovendo con il loro mettersi insieme, la produzione e la distribuzione delle nuove forme sceniche.

La prassi

Se un collettivo teatrale decidesse di costruire uno spettacolo potrebbe farlo chiedendo a pdb di fornire spazi/possibilità di distribuzione.

Tale collettivo sceglie di partire da un rimborso spese che comprenda il materiale e l'immateriale che l'esperienza ha sino a quel punto liberato.

La disponibilità di questi attori in-movimento e produttori/distributori di se stessi, è nel ritoccare in difetto quel rimborso qualora le richieste dovessero moltiplicarsi.

Un esempio potrebbe essere quello secondo il quale, sempre il suddetto collettivo individua tre giorni vicini (giovedì-venerdì-sabato) in un determinato territorio (la provincia milanese) optando per un rimborso che funzionerebbe, più o meno, secondo il meccanismo 5-8-10 ovvero a uno spettacolo si da 5, a due si danno 8 ed a tre 10.

Questo meccanismo implementerebbe, com'è ovvio, da una parte la costruzione di reti finalizzata a organizzare eventi a costi scrivibili dentro economie ispirate all'equo ed al solidale, dall'altra la distribuzione teatrale dentro circuiti non convenzionali, non liberisti e dentro i movimenti sociali.

La potenza costituente delle reti

Esisterebbero poi molte varianti che la creatività e la potenza delle reti di distribuzione potrebbero attivare.

Una per tutte, e cioè la possibilità che ora siano più collettivi teatrali (e non uno solo) a fare rete produttiva per offrire alle reti distributive su pdb spettacola-azioni più complesse.

Immaginiamo se tre collettivi offrono ad un solo territorio/associazione la possibilità di essere dentro una rassegna in un medesimo luogo e per tre giorni di fila con offerte artistiche diverse (una proiezione video-uno spettacolo teatrale-un concerto) ma sempre secondo il meccanismo 5-8-10.

La potenza costituente di pdb

E' chiara da quest'ultimo esempio la portata del progetto pdb che funzionerebbe appunto come una potente macchina costituente reti a tutti i livelli della lavorazione artistica ovvero dalla produzione alla distribuzione, dalla creazione alla diffusione saltando tutte le fasi lineari del mercato neoliberista ed aprendo spazi assai stratificati e discontinui di produzione di altri reali possibili.


Lorenzo Marvelli

www.teatrioffesi.org
www.luoghicorporei.org


10:45 in discussioni | permalink

 
 

marzo 08, 2005

AUTOPRODURSI



Il mondo delle autoproduzioni è in fermento, nuove tecnologie e nuove piattaforme (come la nostra) offrono sempre più possibilità di *lavorare* in proprio in maniera libera e trasversale.
Ecco qui di seguito 3 scritti recenti che affrontano in modo diverso questo tema:

PRODUZIONI DAL BASSO
Relazione presentata a Napoli in occasione dell'incontro dibattito su *musica, precariato e major*.
argomenti trattati:
- riprendiamoci i meccanismi della produzione
- microtransazioni
- PDB e le licenze libere
- network, reti, nodi
scarica il documento in formato .pdf

INDIE DO IT BETTER
Articolo di Sergio Messina (radiogladio) che partendo dai cambiamenti che lo sviluppo del web ha reso possibili, prende in esame le differenze, in termini di possibilità di sperimentazione e di agilità di movimento, tra indie e major.
scarica il documento in formato .pdf

AUTOPRODUZIONI E PROCESSI DI SOGGETTIVAZIONE
Un po' di storia e nuove prospettive...
relazione a cura di Scarph Rec (roma)
scarica il documento in formato .pdf


buona lettura.


10:15 in discussioni | permalink

 
 
 
 

[ 1 2 3 ]


produzioni dal basso - versione beta 0.1 - info@produzionidalbasso.org